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Voglio una vita recuperata

Ridurre gli sprechi e aiutare chi ha bisogno: è la ricetta dei Last Minute Market

Gio 22 Nov 2012 | di Maurizio Targa | Soldi
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Era il 1974 quando l'allora Segretario di Stato americano Henry Kissinger, alla prima Conferenza Mondiale sull'alimentazione svoltasi a Roma, disse: «Tra dieci anni, nessun bimbo andrà a letto affamato.»
All'epoca c'erano buone ragioni per essere ottimisti: per anni la produzione alimentare mondiale era aumentata più velocemente rispetto al tasso di crescita della popolazione; il numero di persone che soffrivano di denutrizione era stato gradualmente ridotto; l'impiego diffuso di sementi ad alte rese, i massicci investimenti nell'irrigazione e meccanizzazione per incrementare la produzione di cibo avevano dato risultati tangibili sia per gli agricoltori sia per i consumatori. Per circa due decenni la “rivoluzione verde” aveva migliorato la sicurezza e le condizioni di vita di centinaia di milioni di persone. Ma, verso la metà degli anni '90, fu chiaro quanto la previsione del grande statista americano fosse errata: più di mezzo miliardo di persone soffriva ancora la fame e da allora in poi il numero di coloro che sarebbero andati a letto affamati era destinato inesorabilmente ad aumentare.

Un tilt diabolico
Nonostante le statistiche abbiano continuato a mostrare dati positivi sia sulla produzione che sulla quantità di cibo disponibile sui mercati, un numero crescente di persone soffre ancor oggi di insicurezza alimentare a causa della povertà. La maggior parte degli “ultimi” del mondo (circa un miliardo di persone), non solo ha limitato accesso al cibo per mancanza di denaro e di potere contrattuale, ma ha anche scarsa disponibilità rispetto ad altri beni di prima necessità come ad esempio l'acqua. Questo dramma della sopravvivenza ha un corollario beffardo, se si considera che nel mondo occidentale circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo prodotto l’anno vengono perse e sprecate nei passaggi fra il campo e  la tavola. Si tratta di un terzo dell'intera produzione planetaria, pari a 170-180 kg pro capite, e, ulteriore contraddizione, i dati sull'obesità forniscono numeri altrettanto "pesanti": circa 1,5 miliardi di abitanti del nostro pianeta, di età superiore ai 20 anni, risultano in sovrappeso. Un paradosso inconcepibile. E nel nostro Paese non va certo meglio: le sole derrate alimentari tricolori gettate via, seppure ancora in buone condizioni, sfamerebbero 44 milioni di persone, quasi un’altra Italia.
Uno dei demoni responsabili di questa situazione schizoide si chiama proprio spreco: basterebbe accorgersi dell'atteggiamento bulimico negli acquisti, pianificare la spesa, organizzare meglio il frigorifero per risparmiare fino a 1.700 euro l'anno, se si considera che ogni famiglia italiana ne spende mediamente 6.270 per la spesa.  E il cibo è solo l’aspetto più eclatante in questo festival dello scialo; molti altri sono gli àmbiti in cui l’homo contemporaneus dà il peggio di sé: medicine, libri, prodotti tecnologici ancora buoni, spesso nuovi, ma destinati al macero perché inutilizzati o scaduti.

L’uovo di Colombo
La risposta appare così semplice da sembrare banale, una sorta di scoperta dell’acqua calda: recuperare ciò che è ancora utile e donarlo a chi ha bisogno. Meno sprechi, meno rifiuti, meno inquinamento, più sostenibilità, più cibo, più solidarietà; l’uovo di Colombo, appunto, com’è in fondo il Last Minute Market: un sistema di recupero di generi alimentari in scadenza e merci invendute nei supermercati, che prima andavano al macero A beneficiarne ormai in moltissime parti d’Italia sono le mense per i poveri, gli enti assistenziali e gli ospedali.
La prima “giornata antispreco” ha avuto luogo a Trieste, il 29 settembre scorso. Obiettivo: mettere nero su bianco l'impegno a sostenere le organizzazioni che recuperano proprio i cibi invenduti, semplificare le etichette, istituire un osservatorio nazionale per ridurre gli sprechi in tutti i settori produttivi. In sostanza, mettere in pratica la risoluzione votata dal Parlamento europeo lo scorso gennaio per dimezzare lo sperpero degli alimenti entro il 2025. L'avanguardia dei cento sindaci è stata guidata proprio da Last Minute Market, la società nata dieci anni fa dall'università di Bologna, che si occupa di recuperare cibo e farmaci consegnandoli a enti e associazioni che li distribuiscono a chi è in difficoltà.
Il primo colpo di fucile contro lo sperpero è partito sul retro di un supermercato di Bologna, quando uno studente che lavora part time nel centro commerciale portava il suo professore (Andrea Segrè, oggi preside della facoltà di Agraria dell'Università di Bologna e presidente di Last Minute) a vedere cosa succedeva: «Una scena difficile da dimenticare – ricorda Segrè: gli yogurt ritirati dagli scaffali avevano ancora almeno 48 ore di vita, c'erano pacchetti di pasta con spaghetti rotti, altri con la scatola soltanto danneggiata per un colpo, ceste di arance di cui una sola ammuffita. E non si potevano toccare, erano tutti prodotti destinati allo smaltimento, con i suoi costi economici, ambientali e sociali».

La seconda chance
Per individuare un modello che potesse allungare la vita di quei prodotti, il professore e i suoi studenti hanno condotto analisi, ricerche, tesi; hanno inventariato per due anni le eccedenze dell’ipermercato dimostrando che erano perfettamente consumabili. E hanno creato la cooperativa Carpe Cibum, poi trasformata in Last Minute Market. Tra i fondatori c'era il giovane Matteo Guidi: «Il nome ha un duplice significato: si riferisce a un mercato dell'ultimo minuto e al mercato degli ultimi, i più indigenti. La nostra impresa offre un servizio di consulenza per mettere insieme i diversi attori della storia: il supermercato che deve gestire le eccedenze oppure l'ospedale che avanza dei pasti, con le associazioni interessate a recuperarli, ma anche con la Asl che presidia le norme igienico-sanitarie. Siamo facilitatori: creiamo una rete locale costituita da imprese, istituzioni e terzo settore. Mettiamo a punto le procedure logistiche, sanitarie, amministrative, individuiamo gli enti e offriamo una supervisione.»
Si definiscono foodbuster, cacciatori di cibo: «A tutti dimostriamo che partecipando a questo gioco hanno qualcosa da guadagnare». Un supermercato di duemila metri quadrati che recupera le eccedenze evita 15 mila chili di rifiuti l'anno, salva prodotti per un valore di 45 mila euro, aiuta 25 persone al giorno. E, grazie alle analisi delle procedure dei giovani di Last Minute Market, impara anche dove sono le falle.
Tutto per far sì che ciò che avanza o viene scartato non diventi un rifiuto, ma abbia una seconda opportunità.
Qualche esempio pratico: da uno degli ospedali di Bologna si recuperano ogni giorno trenta pasti pronti per la mensa, per un valore di oltre 35.000 euro l’anno. A Verona otto mense scolastiche tirano su otto tonnellate all’anno di prodotto cotto, che corrispondono a 15.000 pasti. A Ferrara si recuperano farmaci da banco per circa 11.300 euro l’anno.
Proprio nei territori dove è nata l’idea del mercato dell’ultimo minuto ci sono dati ancor più eclatanti: nelle province di Bologna e Ravenna tra il 2010 e il 2011, i pasti recuperati in totale sono stati 43 mila, 31 mila euro il valore dei farmaci, 45 mila i libri ridistribuiti a nuovi lettori.

Una spirale virtuosa
Altro esempio è quello dell’Opera Padre Marella, una delle reti di mense e di accoglienza più grandi in Emilia Romagna, che risparmia 30 mila euro l’anno in acquisti di derrate alimentari rifornendosi dei prodotti che i supermercati non vendono. Si è passati dal dato del 2005, quando per comprare le derrate alimentari l’Opera spendeva 140 mila euro, al 2009, quando si è scesi a un costo di 110 mila euro con un bacino di utenti sempre più largo, visto l’aumento del numero degli emarginati. Ma far decollare una rete solidale costa? «Il finanziamento è fondamentale per partire – affermano dall’Opera -, anche perché alle persone che devono salvare i prodotti va spiegato come fare. Ma poi l’investimento si recupera, almeno moltiplicato per dieci».
Il progetto di Bologna e Ravenna è un caso molto avanzato anche grazie al finanziamento di una fondazione bancaria, ma in tutta Italia pure le catene della grande distribuzione iniziano a interessarsi al Last Minute Market. «Tutti hanno da guadagnare da dinamiche di questo tipo – spiega il prof. Segrè -, buttare via un prodotto solo perché vicino alla data di scadenza ha costi maggiori anche per il supermarket».
Il sistema, oggi applicato in oltre quaranta città, è a chilometro zero, l’associazione non possiede né mezzi né magazzini: «Non siamo noi a ritirare la merce – precisa il professore -, ma facciamo incontrare chi ha un surplus da smaltire con i consumatori senza potere d'acquisto, le imprese for profit che devono affrontare i costi di smaltimento e gli enti no profit. Il bene recuperato diventa così un bene relazionale. E si dimostra che l'economia può ripararsi da sola».
Recentemente anche la televisione di stato inglese, la Bbc, ha dedicato un servizio televisivo molto approfondito al fenomeno dei Last Minute, e qualcuno timidamente comincia a sussurrare come altri, per idee molto meno originali ed efficaci, abbiano raggiunto il Premio Nobel…     




Istituzioni che collaborano con “Last Minute Market”

Regioni
Regione Emilia-Romagna
Regione Puglia
Regione Sardegna
Regione Sicilia
Regione Veneto

Province
Provincia di Ancona
Provincia di Bologna
Provincia di Ferrara
Provincia di Parma
Provincia di Verona
Provincia di Torino

Comuni
Comune di Bologna
Comune di Carpi (Mo)
Comune di Ferrara
Comune Fiorenzuola D'Arda (Pc)
Comune di Sesto Calende
Comune di Ferrara
Comune di Latina
Comune Ragusa
Comune di Sesto S. Giovanni (Mi)
Comune di Settimo T. (To)
Comune Travedona Monate
Comune Varano Borghi
Comune di Vignola

Ausl
Ausl Bologna
Ausl Ferrara
Asl 7 Torino
Ausl Verona

Fondazioni
Fond. Cariverona
Fond. Del Monte di Bologna e Ravenna
Fond. Provincia di Lecco

Ospedali
Policlinico Sant'Orsola Malpigli
Ospedale Torrette d’Ancona
Ospedali di Verona

Farmacie
Farmacie Comunali di Ferrara
Farmacie Comunali Sesto San Giovanni (MI)

Consorzi
Consorzio servizi sociali InReTe

Mense
Mensa universitaria di Verona

Università
Università di Bologna                  


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