acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Giobbe Covatta: con la conoscenza aumenta l’amore

I bambini sono bambini in tutto il mondo

Gio 22 Nov 2012 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 6

Attore, scrittore, comico. Lo incontro al cinema in occasione della proiezione di “Il sole dentro”, di Paolo Bianchini, al quale ha amichevolmente partecipato, come si legge nei titoli di testa: “Amichevolmente significa gratis! E lo dico per i giovani che non lo sanno”.
Il film parla di bambini e Sud del mondo e Giobbe Covatta non poteva mancare!

Qual è il suo rapporto con l’Africa?
«è sentimentale, perché affonda le radici nei momenti e nelle sensazioni fisiche: è qualcosa che ti prende profondamente nello stomaco. Ma non è solo questo. Perché poi impari ad andare al di là di certi meccanismi, al di là del romanticismo, al di là dei colori, delle immagini ed entri nel merito delle persone, dei sentimenti, delle esigenze, delle caratteristiche, delle problematiche. E mano a mano che aumenta la conoscenza, aumenta l’amore. Quindi, senza che tu te ne renda conto, ti ci ritrovi dentro con tutte le scarpe. Andare lì per me è piacere e divertimento. Farei volentieri solo quello. Ma poi c’è un lavoro, una famiglia, dei figli, quindi non faccio solo quello. Molti, quando mi incontrano, mi domandano: “E tu che ci fai qua, non stai in Africa?”. E io rispondo: “Eh no, non sto in Africa: io abito qua”. Perché questo, comunque, è il mio mondo. Questa è la mia vita. La mia casa, la mia cultura che frequento con entusiasmo e piacere».

Il suo ultimo viaggio in Africa?
«Sono stato in Sud Sudan, il 193° Stato che è nato sulla faccia di questo Pianeta. Ho girato per molti posti non entusiasmanti: sono stato in Rwanda, in Burundi. In molti posti che non sono proprio divertenti. Ma per la prima volta in vita mia, in Sud Sudan ho detto “quand’è che ce ne torniamo a casa?”. Di solito la curiosità, certi stimoli mi spingono a superare il disagio, i momenti di sconforto. In quella circostanza, per la prima volta nella mia vita di viaggiatore mi sono meravigliato io stesso. Mi è scappata questa frase, una frase che avrebbe potuto dire mia mamma o uno dell’Isola dei famosi. Ma come è possibile? Mi è scappata perché la pensavo sul serio. Il Sud Sudan è un posto terrificante. Ecco cosa è il Sud Sudan: un assalto alla diligenza! Allora si vendono i container ai russi che vanno lì per cercare di accaparrarsi la fornitura di petrolio o 5 schiavi…».

Ma il male che si prova vedendo quella sofferenza cosa lascia?
«Ci si convive. È come chiedere ad un chirurgo “come fai a vedere tanto male e poi a tornare a casa a cenare”. La sua vita è quella e poi si trova a doversi confrontare con una realtà cruda. Io nella vita faccio il comico. Quindi mi trovo a dovermi confrontare nella stessa maniera con gente che ride in maniera sguaiata e gente disperata. Questo è un mestiere. Che non significa che non ti segnino le sofferenze e che non te le porti per tutto il resto della vita…

Che sguardo ha sul mondo un comico?
«Mi piace avere una visione distorta della realtà. Un comico racconta la realtà, guardandola da una lente diversa da quella che hanno tutti gli altri. La logica che applico è: visto che ho il piacere, la fortuna, il mestiere di raccontare storie in un certo modo, perché raccontare storie delle quali non mi importa niente? Tanto vale raccontare storie a cui sono sentimentalmente legato. Non c’è nulla di etico o di immorale, è un dato di fatto. Cercare motivazioni che vadano al di là del piacere, del sentimento, di quelli che sono gli istinti, anche politici, perché i miei approcci non hanno mai affondato le radici in una fede religiosa o la ricerca del Paradiso. Perché non mi appartiene questa cosa. In quello che faccio c’è una ricerca politica, non un trasporto religioso. Lo dico perché ogni tanto qualcuno mi incontra e mi fa toccare il bambino per benedirlo!».

Quanto è difficile oggi essere bambini?
«Stiamo parlando del Pianeta o di mia figlia che va alla scuola di inglese e mi costa più di 10mila euro l’anno? La differenza è sostanziale. Essere bambini in un mondo dove ci sono 2miliardi di bambini e di questi solo 200milioni hanno un tenore di vita più che dignitoso all’interno del quale non manca nulla, per quei 200milioni di bambini forse è più semplice essere bambini. Forse è più difficile per quei 35mila bambini che ogni giorno muoiono, per fame e tutto ciò che è legato alla fame. Sia per i bambini che per gli adulti è più o meno facile vivere a seconda della latitudine o longitudine nella quale si è nati!».

Eppure i bambini sanno stupire!
«I bambini sono bambini in tutto il mondo. Ho giocato con i bambini nelle situazioni più disperate. Ma quando li fai giocare, i bambini giocano! Quando mi chiedono “come fai ad essere così coinvolgente nei confronti di bambini così malconci?”, io rispondo che non c’è nessuna difficoltà: basta che ti alzi e fai l’aeroplanino e loro ti vengono dietro! Certo ogni tanto mi è capitato che le mamme mi dicessero: “Non farli correre perché poi gli viene fame”».

Al cinema quando torna?
«Mentre con l’editoria e il teatro te la suoni e te la canti come meglio credi, con il cinema non è così. Devi mettere d’accordo un centinaio di persone che nella maggior parte dei casi la pensano in maniera opposta alla tua. Quindi, quando fai la proposta, ti guardano con quel sorrisetto un po’ accattivante e ti dicono: “È bella questa cosa, ma invece di fare che tu sei uno che sta in Africa e incontra un missionario, facciamo che tu sei uno che va a Parigi e incontri un figone”, che non è esattamente la stessa cosa. Allora io dico: scrivetelo voi, mi chiamate e se mi piace lo faccio. Il problema è che non sono affatto diplomatico. Quando qualcuno mi dice così, non cerco la mediazione. Ma lo mando direttamente a quel paese».                  




IN ARTE GIOBBE
Giobbe Covatta, pseudonimo di Gianmaria Covatta (Taranto, 11 giugno 1956), cresciuto a Napoli, dopo gli esordi come animatore turistico debutta su Rai 2 con "Tiramisù". Seguono "Fate il vostro gioco” e “Chi c'è c'è”, Nel 1990 arriva la svolta con il “Maurizio Costanzo Show”. Approda al cinema nel 1993 con “Pacco, doppio pacco e contropaccotto” e trionfa in teatro con i suoi spettacoli. è sposato e padre di due figli.



Condividi su:
Galleria Immagini