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Laura Chiatti: essere o apparire?

La responsabilità di un mestiere esposto agli sguardi e ai giudizi del pubblico

Gio 22 Nov 2012 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 8

Tacchi altissimi e abito nero. Una fascia scura nei capelli raccolti in modo morbido, di giorno. E, poi, un abito rosso e lungo per sfilare sul red carpet la sera. Laura Chiatti brilla al Festival Internazionale del Film di Roma, dove si è presentata con una pellicola ironica diretto da Pappi Corsicato: “Il volto di un'altra”, film contestato alla fine della proiezione perché sicuramente poco riuscito rispetto alle promesse iniziali. Ma, al di là delle polemiche, la commedia grottesca sul mondo della chirurgia estetica ci permette di scherzare con l'attrice che - ammettiamolo - rimane impressa soprattutto per la sua bellezza.

Come ti sei sentita a vestire i panni di “Bella”, una presentatrice che, colpita sul volto da un water caduto accidentalmente sul parabrezza della sua auto, si trova a dover fare i conti con se stessa e la sua bellezza perduta (forse)?
«In maniera ironica si parla del mondo dell'immagine, dell'apparire, della gente che guarda a ciò che sembra e non a ciò che è veramente. Io ho accettato questo ruolo perché, leggendo la mia parte, ho avuto l'impressione di potermi mettere in gioco per la prima volta con un ruolo molto lontano da quello che ho interpretato sino ad ora. Mi interessava mettermi alla prova con una interpretazione realistica, ma anche naturalistica. Ed è stato molto difficile per me che non ho una preparazione teatrale, ma che recito di istinto. Volevo capire fino a che punto potessi entrare in un determinato personaggio».

Come giudichi il tuo personaggio?
«È un personaggio che non giudico e nel film il racconto si svolge senza retorica e senza ipocrisia. Si affrontano temi contemporanei, ma senza giudizio. Il mio personaggio è talmente pirandelliano... È una donna ambiziosa, pronta anche a cambiar volto, se necessario, pur di tornare in tv. È una donna molto contaminata dal contesto nel quale vive. È una donna che ha un'anima, ma che non sa dove sia finita; che pensa di potersi redimere ad un certo punto, però poi torna totalmente se stessa, anche peggio: è un po’ una strega cattiva».

Potrebbe essere l'immagine della nuova “donna” moderna?
«Dipende dai traguardi che uno si prefigge nella vita. Se guardiamo alla sua ambizione, è una donna che ucciderebbe la madre pur di affermarsi sempre più. Ma credo che non sia l’immagine della nuova donna... Non di tutte».

E tu sei favorevole alla chirurgia estetica?
«Io? No, assolutamente! Io sono molto libera e rispetto la libertà altrui... non voglio riconoscermi meriti che non ho, ma sono una delle poche attrici oneste che esistono. Non mi piace l'abuso di determinate cose. Se ho mal di pancia, prendo un farmaco, ma preferisco evitare gli eccessi in tutto. E non mi piace che la chirurgia estetica possa snaturare le persone. Ci sono dei mostri in giro, che tutti vediamo... Ma, dopo questo film, ho deciso di ritoccarmi un poco il seno. Non so perché, ma quando lavoro troppo, vengo totalmente risucchiata. In un mese, ho perso 4 kg...».
 
Il messaggio che si lancia è: “Siamo ciò che appariamo”. La lettura della sceneggiatura ha sollecitato una riflessione su te stessa? Se ti capitasse una cosa del genere, quanto ti sentiresti persa?
«In realtà il messaggio che si lancia è che l'essere e l'apparire non sono due posizioni discordanti e opposte, ma sono un'unica cosa! Per quanto mi riguarda io faccio questo mestiere, ma, se non lo facessi, sarei molto poco attratta dalla perfezione, dal raggiungimento di traguardi, dall'ambizione. Oggi sembra quasi che, se una persona non si afferma a livello professionale come attore, per il pubblico è come se non si fosse per niente affermata».

Cosa ti manca a causa della popolarità?
«Io invidio spesso le persone che hanno una vita normale, hanno dei bambini, si sono affermati nel loro piccolo e sono sereni. Il nostro mestiere è un mestiere meraviglioso, ma che ti addossa una responsabilità enorme e, quindi, anche se non sei una persona così attenta alla perfezione, al trasmettere un certo tipo di messaggio, anche attraverso la tua fisicità, ad un certo punto diventi necessariamente così, perché sei talmente esposto che, se apri bocca in un certo modo, ti massacrano, se hai le occhiaie, ti massacrano. Se hai la cellulite, come tutte le donne del mondo, ti massacrano e allora alzi le mani e, anche se sei la persona più sicura del mondo, comunque cominci ad avere dei dubbi e metti in discussione le tue certezze».

Alcuni registi ti riconoscono il fatto che, a differenza di molte attrici, ti dimentichi della tua bellezza, della tua immagine quando reciti.
«Questo, in realtà, è sintomo di insicurezza, non di sicurezza! Sembrerà paradossale: ma non mi guardo, perché non sono sicura che ciò che vedo mi possa piacere. Non guardo neanche le scene dopo che sono state girate!».

Ad un certo punto nel film dici che, piuttosto che sostituire i tacchi con le ballerine, doneresti un rene: quanto ti rappresenta questa frase?
«Quella sono io! Mi prendo il merito della battuta. Il film lo abbiamo girato in montagna, a giugno, anche se sembrava inverno per quanto faceva freddo! Stavamo in alta montagna, tutto il giorno e non avevamo un appoggio e io ero sempre con questi tacchi altissimi. Ad un certo punto, la costumista mi ha chiesto se volevo togliere i tacchi e mettere le ballerine per rendere agevole la camminata. E io le ho risposto in modo ironico, perché sono così di carattere. È una fissazione per me portare i tacchi. Non è una forma di snobismo o voglia di essere “figa” a tutti i costi. Ma mi piace avere i tacchi, perché, non avendo una altezza media, mi sento meglio con me stessa!». Perché, in fondo, essere e apparire sono la stessa cosa!                                    



A NATALE AL CINEMA
Nata nel 1982, dopo le fiction, nel 2004 è al cinema con “Mai più come prima”. Nel 2006 è nel film di Sorrentino “L'amico di famiglia”, poi in quello della Comencini, “A casa nostra”. La popolarità arriva nel 2007 con “Ho voglia di te” al fianco di Scamarcio. Nel 2008 è protagonista de “Il mattino ha l'oro in bocca”. Nel 2009 è ne “Il caso dell'infedele Klara”, di Faenza e “Gli amici del bar Margherita”, di Avati. Dopo il film di Verdone, “Io, loro e Lara”, seguono “Manuale d'amore 3”, di Genovesi, “Romanzo di una strage”, di Giordana, “Il volto di un'altra”, di  Corsicato, e “Il peggior Natale della mia vita”, di Genovesi.


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