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Il bimbo obeso, la mamma non lo vede

Obesit infantile: epidemia! Secondo gli esperti lespressione di un grave disagio

Gio 22 Nov 2012 | di Francesco Buda | Bambini
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Almeno uno su tre pesa troppo: i bambini italiani sono sempre più affetti dall'eccesso di chili. Si parla ormai di una epidemia. «Un problema di salute pubblica», afferma il presidente della Società italiana di pediatria Alberto Ugazio. Una delle più importanti sfide di sanità pubblica del 21° secolo per l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che prevede il raddoppio dei bimbi obesi in Italia, negli altri Paesi industrializzati e in quelli in via di sviluppo entro il 2020. Ma, è il caso di dirlo, troppo spesso gli adulti hanno le fette di prosciutto davanti agli occhi.

EPIDEMIA IN CORSO
Complessivamente, i bambini italiani di 8 – 9 anni in eccesso ponderale hanno raggiunto il 34,2%, con punte record nel meridione. Al livello nazionale, il 22,9% dei nostri piccoli è sovrappeso e l'11,1% obeso. Questo il pesante bilancio dell'indagine OKkio alla Salute 2010, che offre i dati più aggiornati e finora disponibili raccolti dall'Istituto Superiore di Sanità in tutta Italia tra i bimbi di terza elementare. Il fenomeno aumenta al ritmo del 2% in più l'anno, secondo la Fondazione italiana per la lotta all'obesità infantile. Il tasso di bambini “oversize” in Italia riportato sopra (34,2%) è quello che risulta applicando i valori soglia dell'International Obesity Task Force. Parametri più “abbondanti” di quelli indicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per la definizione di eccesso di peso. Applicando questi ultimi valori-soglia ai dati di OKkio alla Salute 2010 – sottolineano gli autori dell'indagine – la situazione è assai più preoccupante: risultano in sovrappeso il 23,3% ed obesi il 20,1% dei nostri ragazzini. In effetti altri dati confermano queste cifre: ad esempio nel Lazio, uno studio in corso della Federazione Italiana Medici Pediatri ha rilevato in alcune Asl che il 44% dei bimbi tra 2 e 6 anni di età sono sovrappeso o obesi. Dai 2 ai sei anni!

MAMMA, VEDIMI!
Niente isterismi, né caccia al colpevole. Ma questa è la realtà e va vista. È urgente. In famiglia, infatti, molto spesso non si vede che il piccolo ingrassa ed è vorace. Non si vede un grave disagio che esprime malessere profondo.
«Solo il 12% delle madri di bambini obesi ne percepisce la reale condizione di obesità» spiegano all'Istituto Superiore di Sanità. Mentre il 50% delle mamme di bimbi affetti da obesità afferma che i loro pargoli mangino “il giusto” e il 2% addirittura poco...

APRIAMO GLI OCCHI
«Il primo passo verso la riduzione dell'obesità infantile è costituito dalla presa di coscienza che il problema dell'eccesso ponderale esiste ed è fortemente radicato nel nostro Paese», avvertono gli esperti dell'Istituto Superiore di Sanità. Bisogna aprire gli occhi. Senza darsi addosso, senza colpevolizzare nessuno. I bambini per natura non nascono obesi e, se lo diventano, hanno molte probabilità di diventare adulti obesi, con grossi rischi di contrarre diabete, malattie cardiovascolari, ictus e tumori. Oltre a perdere più in generale la qualità della vita.
 
UN GRIDO DA ASCOLTARE
Un ragazzino che pesa troppo non è semplicemente un baby-buongustaio che fa qualche strappo alla regola. Né si tratta di un banale problema di linea. è un grido, un Sos. «Un bambino obeso è un bambino con una bandiera rossa in mano», spiega ad “Acqua & Sapone” la dottoressa Marina Aimati, specialista in scienza dell'alimentazione, scelta dalla Fondazione italiana per la lotta all'obesità infantile per accompagnare bambini e famiglie nel neonato Centro di riferimento nazionale per l'obesità infantile ad Aprilia (Latina). «Davanti a questo segnale d'allarme togliamoci la benda – avverte l'esperta -: non è solo questione di grassi, zuccheri, carboidrati, proteine, eccetera, ma è questione di vissuto familiare. Non è solo colpa delle merendine e degli snack. Un bimbo che mangia troppo manifesta un disagio, più o meno grave. Non si tratta di colpevolizzare nessuno, ma è necessario vedere che il bimbo riversa sul cibo ciò che magari non riversa in altri ambiti, soprattutto quello affettivo, e sicuramente ci sta esprimendo un problema più o meno profondo, ma spesso i genitori rifiutano questa verità e i nonni spesso sono fautori di una sovralimentazione». Un richiamo di fronte al quale non si può e non si deve mettere il bavaglio, magari con altra “pappa” o cose materiali.
Sarebbe come tappargli la bocca. Ogni genitore, ogni nonno, tutti di solito vogliamo il meglio per i nostri piccoli. Ma ad occhi chiusi non si va da nessuna parte. «Il consumare in maniera vorace e veloce gli alimenti – aggiunge la dottoressa Aimati – può essere magari una richiesta di maggiore attenzione o forse una voglia di maggiore indipendenza. I bambini infatti troppo spesso sono troppo controllati, soffocati, iperprotetti, ma pure ignorati nel profondo, non visti e quindi chiedono un ambiente sereno e un'attenzione che non sia né soffocante né superficiale». Dobbiamo insomma sostenerli senza metterci al posto loro, partecipare alla loro interiorità, alla loro vita, accogliere i loro richiami che ci interpellano e ci chiedono di nutrirli nell'indipendenza. Altrimenti rischiamo davvero che il cibo diventi una sorta di “psicofarmaco”, un qualcosa da cui il bimbo dipende, senza però trovare mai vero appagamento.                                      





AMORE, ALTRO CHE LIPOSUZIONE!

«Ci portano i bambini per fargli lipoaspirazioni e interventi chirurgici. è assurdo»

«Mi sono reso conto che anche in Italia aumenta sempre più la richiesta di chirurgia bariatrica (per ridurre l'apparato digerente - ndr) e le lipoaspirazioni anche nei ragazzini di 12, 13 e 14 anni. Sempre più mamme e papà ci portano i loro piccoli per questi interventi. È assurdo!», racconta ad Acqua & Sapone il Prof Marco Gasparotti, considerato tra i primi 100 chirurghi estetici al mondo. E, invece che tagliare pance ai bambini, ha preferito creare la Fondazione italiana per la lotta all'obesità infantile. «Il problema si presenta prestissimo, già nei primissimi anni di vita», spiega ad “Acqua & Sapone” il prof Claudio Maffeis dell'Università di Verona, che dirige l'Unità di diabetologia, nutrizione clinica e obesità in età pediatrica dell'Ulss 20 veronese. Le radici del problema sono presenti già da prima che il bimbo nasca. «Tra i fattori che causano il problema è fondamentale l'ambiente, ossia tutto ciò che è esterno al bambino». Quindi famiglia, scuola, contesto sociale hanno un ruolo notevole. Sin da subito. «Addirittura già nella gravidanza - ci dice Maffeis - ci possono essere influssi negativi sul feto che alterano la capacità di regolazione metabolica del bambino, ad esempio del meccanismo fame-sazietà, anche a lungo termine». La scienza continua a confermare che il bimbo nella pancia della mamma percepisce tutto e che tutto può sostenerlo o al contrario disturbarlo nel suo armonico sviluppo. Il bebè poi continua a sentire tutto, anche nel sacro momento della “pappa”. «Lo svezzamento deve essere senza tensioni, senza tv accesa, che è una nemica della salute in questo senso, né fretta durante il pasto», aggiunge il prof Maffeis. Se al contrario la mamma è tesa, ha fretta, è impaziente, deve sbrigarsi a farlo mangiare, tutto ciò altera un equilibrato sviluppo del rapporto del piccolo con il cibo, predisponendolo all'obesità. «Quanto più l'ambiente è sereno, tanto più il bimbo starà bene».                            


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