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Sylvester Stallone: Sono circondato da donne!

Tre figlie, tre cani femmina e due domestiche: l’ironia che non ti aspetti dell’attore americano che tornerà con il suo Rambo

Ven 21 Dic 2012 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Sornione, a tratti immobilizzato dai suoi stessi muscoli, ma di una simpatia travolgente, Stallone sa stupire e attirare l’attenzione tanto da farti dimenticare i suoi 66 anni e anche quella massa corporea che è sempre stato il suo punto di forza. Ride, fa ridere e, se ha qualcosa da dire, lo fa con serenità. Anche perché, dopo 30 anni di carriera…
Lei ha interpretato “Rocky” e “Rambo”, punto di riferimento per una generazione: ne sente il peso?
«Quello che mi è successo è molto strano, perché ho interpretato Rambo, dall’inconscio oscuro, e Rocky, l'ottimista: mi piace che il pubblico abbia fatto questo viaggio con me e ora, con il mio nuovo personaggio del film “Bullet to the Hand” (in uscita in Italia in aprile e presentato in anteprima mondiale alla Festa del Film di Roma – ndr) compio un’ottima transizione tra i due e spero che si possa dar vita a un nuovo personaggio!».
Ha debuttato con Woody Allen, ne “Il dittatore dello stato libero di Bananas”: ci racconta come è andata?
«È una esperienza che ti cambia la vita incontrarlo. Andai da lui con un amico attore: non eravamo nessuno. Quando ci ha visti – dovevamo fare la parte dei cattivi – disse che non eravamo convincenti. Per quello, deluso, dissi che avrei mollato. Ma il mio amico mi fece cambiare idea: andammo a comprare della vaselina da mettere in faccia. Ritornammo da Allen e gli dicemmo: “Facciamo paura adesso?”. E lui disse: “Prendiamoli, prendiamoli!”».
Cosa le ha insegnato questa esperienza?
«Che non bisogna mai mollare!».
Poi cosa è accaduto?
«Quando andai ad Hollywood ero molto ottimista! Ero convinto che il successo di “Rocky” avesse fatto nascere una storia d’amore tra me e quell’ambiente. Loro, con quel film, avevano fatto un sacco di soldi, ma non mi avevano pagato. Allora andai a chiederli e loro mi risposero che dovevo tornare a lavorare e che mi avrebbero pagato quando gli fosse andato! Lì ho capito che era un business, non una storia d'amore. Allora ho deciso di fare film in cui si parla proprio di questo: del riuscire, dell’arrivare e della fatica del percorso! Il nostro è un lavoro serio dove al primo posto, purtroppo, c'é sempre l'ego delle persone. Puoi fare affidamento solo su te stesso! Questo mi ha insegnato Hollywood e su questo insegnamento mi sono basato nei successivi 30 anni! Loro avevano vinto e guadagnato tantissimo ed io vivevo in un appartamento bruttissimo... Una grande lezione!».
Si è ispirato a qualcuno dei suoi personaggi nell’ultimo film?
«Al personaggio di “Over the Top”. Comunque ho preso in prestito da altri film e ho imparato dai miei errori. In questo film abbiamo creato un mondo al di fuori della realtà. È un western, ma invece di andare a cavallo, andiamo a cavallo di una Ferrari: mi è molto piaciuto! È un film anche ironico, come nella scena finale della battaglia con le asce. Nasce da un fumetto francese e abbiamo voluto calcare su una atmosfera anche surreale dove i due protagonisti collaborano, ma potrebbero anche spararsi!».
Pochi anni fa ha detto che forse sarebbe tornato con Rambo...
«Rocky è finito, ha raggiunto il suo apice. Con Rambo non voglio chiudere, perché non posso andare in pensione! Rambo ha mentito a se stesso per tutta la vita e ha detto di aver difeso il Paese. Ma è una scusa. Lui è un guerriero e vuole morire in maniera gloriosa in qualche modo. Ho una idea che si dovrebbe concretizzare, se il corpo mi tiene! Sarebbe bellissimo vedere Rambo che combatte l'artrite e che dice che gli fa male il polso, mentre spara! Comunque potrebbe tornare!».
A proposito di cinema, da alcuni mesi Cinecittà a Roma è occupata: che ne pensa?
«Avete una delle istituzioni cinematografiche più grandi del mondo. Mi auguro che il governo e tutti voi facciate di tutto per salvaguardare gli Studios, in modo che tornino più grandi di prima».
Come gestisce la sua vita fuori dal set?
«Mi sono sempre chiesto: cosa fanno gli attori che fanno un film ogni morte di Papa? Cucinano? Giocano con il cane? Io recito sempre. Ma quando sono libero, inseguo le mie figlie dentro casa e questo mi rende molto impegnato! Tre figlie, una moglie, due domestiche e 5 cani femmine... (Stallone ha perso un figlio di 36 anni lo scorso luglio - ndr). Poi ci siamo io e un cane castrato! Questo mi rende impegnato!».         



SLY: UNA STORIA LUNGA 66 ANNI
Attore, sceneggiatore, regista, produttore cinematografico, scrittore ed imprenditore statunitense di origine italiana, conosciuto per i due personaggi Rocky Balboa e John Rambo, Sly oggi ha 66 anni. Il suo nome è presente tra le celebrità della Hollywood Walk of Fame dal 1984. In primavera sarà al cinema con il film “Bullet to the Hand”.                                           


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