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Green Economy: l’Italia verde batte la crisi

La ricchezza della natura è immensa. l’Italia sta passando dal saccheggio al rispetto. E nella green economy già siamo fra i primi nel mondo

Ven 21 Dic 2012 | di Francesco Buda | Energia
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Il futuro è nella green economy. E in Italia, la rivoluzione verde è già in atto. Se al livello globale tutto conferma che fare affari e produrre rispettando l'ambiente è conveniente sotto tutti i punti di vista e in tutti i settori, nel nostro Paese il business “green” è una chiara vocazione, più spiccata e con peculiarità vincenti. Abbiamo più di altri le soluzioni per superare la crisi in corso, che è prima ancora la crisi della persona e del nostro rapporto  con gli altri e con il creato.
L'Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente, definisce la green economy come un'economia capace di produrre benessere di migliore qualità e più equamente distribuito, migliorando la salvaguardia dell'ambiente e del capitale naturale. L'Unep stima fino a 20 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo entro il 2030, soprattutto fra i giovani, nel solo settore delle fonti rinnovabili. E l'Italia è già protagonista di questa rivoluzione.
Le leggi ci sono, le tecnologie pure insieme alle capacità umane e professionali. Mentre abbiamo scongiurato un'altra rischiosa e inutile avventura nucleare con il referendum di giugno 2011, l'energia, le tecnologie, il lavoro veramente ecologici sono decollati. Un "rinascimento" nel quale siamo tra i leader mondiali. Siamo ad esempio i secondi al mondo, dopo i tedeschi, per potenza fotovoltaica installata: abbiamo circa un terzo di tutta la capacità di produrre elettricità dal sole (quasi la metà su tetti, pensiline e serre, senza rubare altro terreno agricolo). Sarà italiano, per dirne un’altra, il più grande parco fotovoltaico del mondo, che sta per essere realizzato in Serbia.

Economia verde tricolore
Come rileva l'Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’Italia negli ultimi 10 anni si è specializzata nella ricerca di tecnologie legate all'ambiente.
Stiamo galoppando all'insegna della sostenibilità. Non è un’utopia da ambientalisti che dicono sempre “no” a tutto, ma è ormai una fortissima leva che fa aumentare la produzione e il fatturato, genera nuova occupazione, stimola l'innovazione, fa bene alla salute e alla natura. A testimoniarlo ci sono molte realtà e analisi approfondite. Un successo che è già nei titoli di due importanti pubblicazioni: “GreenItaly – L'economia verde sfida la crisi”, della Fondazione Symbola con Unioncamere, l'organismo che riunisce le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura; e poi “Green economy – Per uscire dalle due crisi”, il Rapporto della Fondazione per lo sviluppo sostenibile in collaborazione con l'Enea, l'agenzia nazionale per le nuove tecnologie e lo sviluppo economico sostenibile. Attraverso i risultati delle principali analisi nazionali e internazionali, i due dettagliatissimi rapporti mostrano dinamiche virtuose e risultati impressionanti.  

Aziende tricolori sempre più verdi
Una su 4 delle nostre imprese non agricole nell'ultimo triennio ha investito o programmato di investire in tecnologie e prodotti a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale. Lo hanno fatto in tutti i settori, le imprese grandi, medie e piccole, dai colossi industriali alle ditte a conduzione familiare, dalla multinazionale all'artigiano di provincia. Spiccano il comparto chimico-farmaceutico, l'industria della gomma e plastica - e meno male visto il tipo di produzioni e sostanze che trattano - e le cartiere. Ma pure il settore meccanica e mezzi di trasporto. Del resto, siamo primi al mondo per efficienza energetica dei veicoli nella classifica internazionale 2012 dell'American Council for an Energy-Efficient Economy, organizzazione no profit curata da esperti e ricercatori (mappa qui sotto). Hanno poi investito in campo ambientale anche i segmenti alimentare, delle costruzioni e dei mobili, e ben 213mila aziende del terziario (servizi, gastronomia, uffici, turismo, ecc.). 

Il made in italy verde vince
Questo boom premia chi si muove: le aziende attente alla ecosostenibilità vanno meglio, sono più competitive e mantengono legami più solidi con territori e comunità. E infatti in Italia quasi il 38% di esse esportano ed hanno introdotto innovazioni ai propri prodotti o servizi. Mentre solo il 22,2% delle imprese che non hanno investito nell'ecosostenibilità è presente nei mercati esteri e ancora meno (il 18,3%) hanno innovato. “La green economy – sintetizza la Fondazione per lo sviluppo sostenibile - potrebbe rappresentare una leva importante per affrontare la crisi economica e occupazionale” ed è “uno dei più potenti fattori di competitività”. “Per l'Italia, più ancora che per altri Paesi, l'economia verde sta quindi rappresentando una chiave straordinaria per rigenerare il Made in Italy – conferma il rapporto "GreenItaly" - e, più in generale, per sostenere la piena affermazione di un nuovo modello di sviluppo all'interno dell'intero sistema imprenditoriale, fondato sui valori della qualità, dell'innovazione, dell'eco-efficienza e dell'ambiente. Un modello, peraltro, pienamente coerente rispetto a quanto ha caratterizzato la nostra storia e che concilia modernizzazione, produzione di ricchezza e coesione sociale”.  

Verde uguale occupazione
In questo sviluppo la persona ha un certo valore e il lavoro è centrale. Nel nostro Paese sono 1 milione e 600mila mila i nuovi posti di lavoro – ad un ritmo di 160mila l'anno per dieci anni - che si possono creare nel settore dell'efficienza energetica. Lo afferma Confindustria, la potente associazione degli industriali italiani. A guardare i dati più recenti, si vede che in Italia le attività legate alla tutela dell'ambiente e ad un'economia "green" producono circa il 30% delle assunzioni non stagionali programmate dalle imprese private nel 2012, spesso dando lavoro ai giovani.
È chiaro che chi resta indietro su questo fronte perderà quattrini e crescita. Nel “sistema Italia” un milione e 150mila imprese non hanno ancora investito in prodotti e tecnologie verdi. Per il momento. Prima o poi dovranno farlo. Si tratta di un mercato enorme, con margini di sviluppo importanti e realizzabili da subito. Basti pensare che ben il 20% degli imprenditori che hanno investito in sostenibilità, nell'anno appena concluso ha previsto di fare assunzioni per un totale di oltre 241mila dipendenti. Vale a dire poco meno del 40% del fabbisogno occupazionale complessivo nazionale. Mentre lo stesso dato crolla al 12,6% tra i concorrenti che non hanno speso per rendere più “verde” la propria azienda.
“I green jobs – nota il rapporto ‘GreenItaly’ -, cioè le professioni e i mestieri capaci di attuare con successo il connubio fra sostenibilità e competitività, sono più presenti in Italia rispetto alla maggioranza delle altre economie leader in Europa”. Tanto benessere, poi, può arrivare dal riciclaggio dei rifiuti: a parità di tonnellate trattate, ad ogni posto di lavoro creato con discariche e inceneritori, ne corrispondono in media 15 nel settore del riciclo. Secondo l'Osservatorio nazionale sui rifiuti, sono almeno 200mila le persone da assumere estendendo la raccolta differenziata "porta a porta" a tutti i cittadini. Nei 27 Paesi dell'Unione Europea, gli occupati nell'economia verde sono aumentati mediamente del 7% ogni anno, specialmente nelle rinnovabili e nel riciclo.

Il nostro petrolio: cultura, bellezza, bontà, ingegno
Questi e altri dati indicano che la cura per la crisi italiana c'è: adottare tecnologie di produzione a impatto zero, puntare su prodotti “amici” dell'ambiente, investire sul proprio territorio. I pilastri di questa rinascita tricolore sono ben chiari e già saldamente collaudati, da nord a sud, in tutti gli àmbiti. “Ne viene un quadro di un’Italia vocata alla green economy – si legge nel Rapporto della Fondazione per lo sviluppo sostenibile -. L’Italia dispone, infatti, di un capitale naturale e culturale fra i più importanti del mondo; il made in Italy è ancora, in buona parte, associato e associabile a valori green: la qualità, la bellezza, il vivere bene”. Altro segno, che siamo lanciatissimi in questo eco-boom, sono  i 193 corsi universitari su tematiche inerenti la green economy attivati nell'anno accademico 2011-2012 nei nostri atenei. Nei settori strategici per questa rivoluzione, ricorda il Rapporto, abbiamo quel che serve: una discreta industria manifatturiera, capacità e professionalità per gli usi efficienti dell'energia, una buona industria del riciclo, un settore di rinnovabili di una certa dimensione, produzioni agroalimentari eccellenti, capacità tecnologiche, professionalità ed esperienze di primissimo livello nei sistemi di mobilità, infrastrutture e mezzi di trasporto. È italiano, per fare un altro esempio, il primo edificio pubblico al mondo certificato “casa passiva”, ossia con il massimo degli standard energetici di qualità (nearly zero energy buildings). Si tratta della sede dell'Assessorato all'ambiente della Provincia autonoma di Bolzano.

Maestri nel biologico
“Un esempio eclatante – scrivono gli autori di ‘GreenItaly’ – è il settore agricolo, che davanti ad una crisi epocale, puntando sulla qualità delle produzioni e sul miglioramento degli impatti ambientali, è riuscito a ripensarsi e riposizionarsi a partire dagli scenari, dai vincoli ma anche dalle inedite potenzialità della green economy”.

Sbocciano gli eco-agricoltori
E infatti sono cresciute di oltre il 10% le assunzioni di dipendenti nel settore agricolo nel secondo trimestre 2012 rispetto allo stesso periodo del 2011. Un record in controtendenza con l'andamento generale. Per la prima volta aumentano i giovani agricoltori italiani, con il 4,2% di imprese individuali in più. Un balzo che mostra nuovi frutti formidabili legati alle nostre radici, quelle dell'Italia contadina, ingegnosa, creativa e capace di guizzi innovativi e geniali. Un patrimonio fatto di bontà uniche al mondo: 243 prodotti DOP, IGP e STG (Specialità Tradizionale Garantita), le 4.671 specialità regionali, i 521 vini DOC, DOCG e IGT, oltre 1.100 mercati a chilometro zero che coinvolgono 20.800 produttori. Su tutto brillano gli incredibili risultati raggiunti dall’agricoltura biologica, che da noi occupa quasi un quinto dell'intera superficie agricola utilizzata, ed è il metodo di produzione sostenibile più strutturato: siamo il Paese europeo con il più alto numero di aziende biologiche (48.509) e il secondo per terreni coltivati con queste tecniche. L’agricoltura italiana ha anche ridotto il consumo di fertilizzanti chimici e fitofarmaci, diminuendo così la pressione sulla qualità dell’acqua. Intorno alle coltivazioni aumentano le strutture ricettive e agrituristiche. La campagna, il paesaggio, sono scenari che attraggono sempre più persone. Non solo proponiamo cibi eccellenti, ma esperienze, conoscenze ed emozioni nella natura, ricca di arte e storia. è questo il nostro petrolio.  L’unico che, se lo pompiamo, non diminuisce e non inquina. E mantiene in Italia il frutto del nostro lavoro. Ancora molto va fatto, ma è già partito questo “rinascimento” per consegnare ai bambini nostri e a quelli che verranno un'Italia migliore, più indipendente, più pulita e più viva. Quel verde che è nella nostra bandiera, chissà, forse sta lì a ricordarcelo.                  

 



ITALIANI CONSAPEVOLI
Tutelare l'ambiente, la salute, la giustizia costa qualcosa in più? Non è un grosso problema per gli italiani. Almeno stando all'indagine "Global socially-conscious consumer" sulla consapevolezza sociale condotta dalla Nielsen, leader mondiale nelle ricerche di mercato. Siamo al primo posto in Europa, con il 38% di consumatori che si dichiarano disposti a pagare di più per beni e servizi di aziende attente al creato e alla responsabilità sociale.
Il motivo che più spinge in Italia al consumo "socialmente responsabile" è la sostenibilità ambientale (57%), poi i progressi di scienza, tecnologia, tecnica e matematica e quindi l'eliminazione della povertà estrema e della fame.
Lo studio condotto dalla Commissione europea "Flash Eurobarometer 256 Europeans attitudes towards the issue of sustainable consumption and production", rileva che per il 54% degli italiani  nelle decisioni di acquisto è importante la presenza di un’etichetta ambientale e che nella scelta del prodotto tra le principali variabili che gli interessa c'è l'impatto ambientale, determinante quanto il prezzo e assai più della marca.    

 



AZIENDE CERTIFICATE     
Per distinguere le aziende attente alla sostenibilità c'è la certificazione ambientale Emas. Oltre una su 4 delle 4.511 aziende europee certificate Emas è in Italia. Ci disitnguiamo, inoltre, anche per le cosiddette Ecolabel, le etichette ambientali: quasi una su tre in Europa è di aziende italiane (schizzate dalle 14 del 2003 alle 331 del 2011).

 



ITALIA VERDE IN CIFRE
+33,8%

le vendite di elettricità da fonti rinnovabili nel 2012 rispetto al 2011

-22,8%
le vendite di elettricità da gas, carbone e altre fonti tradizionali nel 2012 rispetto al 2011

+33%
il risparmio di energia in Italia entro il 2020 se riqualifichiamo gli edifici pubblici, scolastici e di edilizia sociale

+43%
la crescita nel 2011 degli investimenti nelle rinnovabili in Italia rispetto al 2010  

 +267%
l'aumento di capacità elettrica solare nel 2011 rispetto al 2010 in Italia

130 miliardi
di euro gli investimenti previsti in Italia per l'efficienza energetica tra 2010 e 2020

30,8 miliardi
di euro la valorizzazione economica con l'efficienza energetica in Italia nel periodo 2010 – 2020

 



EFFICIENZA ENERGETICA = RISPARMI ENORMI
Un salto grande nella rivoluzione verde italiana e mondiale sta non solo nella capacità di produzione energetica da fonti rinnovabili. Occorre anche ridurre la fame di energia e gli sprechi. Anche qui la soluzione c'è già e si chiama efficienza energetica: dalle finestre senza spifferi alla doppia vaschetta dello sciacquone, dalle caldaie con alto rendimento alle lampadine a basso consumo, dalla riparazione degli acquedotti agli interventi sugli edifici pubblici e privati per renderli capaci di usare elettricità, calore o acqua, auto che consumano meno e così via. Da queste attività può scoppiare un boom capace di generare quasi 240 miliardi di euro come aumento della produzione e di farci risparmiare quasi 31 miliardi nel periodo 2010 – 2020. Parola di Confindustria. Un importante àmbito è quello dell'edilizia. Secondo l'Enea, entro il 2020 possiamo ridurre del 33% i consumi energetici di edifici pubblici, scuole e di social housing (le nuove case popolari). E le case più sprecone, quelle costruite tra gli anni ’50 e ’80, possono arrivare a consumare il 60% di energia in meno con interventi complessivi di riqualificazione edilizia, grazie alle agevolazioni già esistenti.  Ciò aiuterebbe anche a rilanciare l’edilizia (sana) e a superare il tormentone del cemento a tutti i costi pur di far muovere l'economia, rinnovando l'esistente anziché mettere nuovi palazzi e capannoni sul nostro prezioso territorio.

 



RICICLO
Entro dicembre 2012 avremmo dovuto raggiungere per legge il 65% di raccolta differenziata. I dati più recenti e aggiornati vedono una media nazionale nel 2011 ferma al 35,5%. Ma differenziare non basta. Ai materiali separati va data nuova vita riciclandoli, anziché buttarli in discarica o bruciarli negli inceneritori (furtivamente detti "termovalorizzatori"). Perciò le norme europee e nazionali impongono di arrivare, entro il 2020, a riciclare almeno la metà dei rifiuti raccolti. Conviene all'ambiente, alle finanze e alla nostra salute. Nelle regioni dove c'è più differenziata, costa meno la bolletta dell'immondizia. Le industrie fanno passi da gigante: ad esempio, la filiera della concia delle pelli ha differenziato il 98% dei propri rifiuti nel 2010 e nel 2011 e ne ha riciclato-recuperato il 71%. E ancora: il 57,2% della carta prodotta in Italia nasce dal riciclo. Anche per fare strade ed edifici, basterebbe applicare la legge: negli appalti pubblici dal 2003 almeno il 30% delle opere andrebbe realizzato con materiali inerti riciclati. L'Unione europea ha poi fissato l'obiettivo di riciclare il 70% degli inerti (pozzolane, sabbie, pietre, ecc.). Eviteremmo così di far sparire altre colline. Esempi: la base della Tangenziale di Limena (Pd) è stata realizzata tutta con le macerie di un mangimificio demolito. Per il tratto autostradale Passante di Mestre si è risparmaito l'equivalente della produzione annuale di una cava di medie dimensioni, grazie all'impiego di un prodotto realizzato con scarti edili e industriali brevettato in Italia.

 



È ITALIANA LA CASA SUPERECOLOGICA
La superecologica "casa no carbon" italiana (nella foto), ha vinto la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Bioarchitettura di Madrid 2012. S’ispira alle antiche abitazioni mediterranee, velocissima da costruire, ottima nelle mergenze (ad esempio dopo un terremoto), è anche economica: costa 1.400 euro al metro quadrato.

 



SOLE E VENTO: PREZZI MINORI E INDIPENDENZA
Ci continuano a dire che paghiamo la bolletta elettrica più cara d'Europa e che compriamo energia dall'estero. Bene: in 20 anni possiamo diventare autosufficienti e alimentati totalmente dal sole. E senza svenarci in incentivi. Il nostro attuale fabbisogno di circa 40 gigawattora elettrici di giorno e circa 20 di notte, può essere soddisfatto con pannelli fotovoltaici e impianti a biomasse e geotermici, cioè da fonti che non inquinano e non ci fanno ammalare. E non serve occupare altri terreni agricoli: gli edifici esistenti bastano e avanzano per tutti i pannelli necessari (40mila ettari). Ci vorrebbero complessivamente circa 335 miliardi di euro, ai prezzi attuali, comunque destinati a scendere, mentre le fonti fossili continuerano a rincarare.
Dove prendere i soldi? Basterebbe spostare ogni anno il 5% dei circa 30 miliardi di euro che nel 2012 abbiamo speso per comprare gas, carbone e petrolio dagli stranieri per alimentare le centrali elettriche (specialmente quelle a gas, che sono ormai un flop finanziario). L’Italia è già il quarto Paese al mondo per investimenti nelle fonti energetiche rinnovabili, dopo Germania, Usa e Cina. Solo nel 2011, abbiamo aumentato del 267,4% la nostra capacità di produrre elettricità con pannelli solari rispetto all'anno precedente. Abbiamo però l'ottima caratteristica di aver investito più di tutti negli impianti piccoli (sotto un megawatt). Tutto ciò significa: meno dipendenza da pochissimi giganti che hanno in mano i rubinetti e dominano; meno inquinamento;  costo della corrente più basso. Ecco alcuni dati ufficiali, che però nessuno sembra voler diffondere: le vendite di elettricità da fonte rinnovabile l'anno scorso sono salite quasi di un altro 34%,  sostenute soprattutto da vento e sole. Sono invece ulteriormente crollate di quasi il 23% le vendite da impianti a fonte tradizionale (in particolare a gas). Pertanto, dicono i dati più aggiornati del Gestore dei Mercati Energetici italiani, oltre un terzo dell'elettricità venduta a novembre scorso proviene da fonti pulite (il 33,7%, dal 22,8% di un anno prima). A novembre 2011 un megawatt elettrico all'ingrosso costava 78,47 euro. Un anno dopo, il prezzo è sceso a 64,09.                 
                    


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