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Valanga rosa e multietnica

Le aziende donna battono quelle maschili. Quelle di immigrati crescono 7 volte più della media nazionale

Ven 21 Dic 2012 | di Maurizio Targa | Attualità
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Femminile e internazionale: questa la fotografia dell’impresa italiana all’alba del 2013. Se il dato a consuntivo dell’anno passato fa registrare un triste segno “meno”, a distinguersi in senso positivo sono i capitani d’industria donna e i cittadini stranieri, che si rivelano protagonisti in controtendenza.

Una marcia in più
Le aziende in rosa hanno una marcia in più rispetto a quelle dei colleghi uomini: dall’ottobre 2011 allo stesso mese del 2012 (dati ISTAT), l’Italia ha fatto segnare una diminuzione di 30.000 aziende (-0,67%), ma le imprese capitanate da donne hanno tenuto in termini nazionali, conquistando anche saldi positivi nel Lazio, Sicilia, Toscana e altre regioni. L’impresa al femminile si accinge in termini assoluti a varcare l’asticella dell’1,5 milioni di attività, ed è in via d’estinzione, grazie a controlli sempre più serrati, il malcostume di intestare alle donne attività in realtà condotte dai mariti. «La maggiore partecipazione delle donne alla vita produttiva, attraverso l’impresa, è una risorsa importante per contribuire a rilanciare la crescita dell’Italia e riavvicinare il nostro Paese agli standard europei» ha commentato il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello.

Le regioni più dinamiche
I maggiori contributi alla crescita delle imprese femminili vengono da Lazio (2.162 aziende in più), Lombardia (+1.406) e Veneto (+1.313) che, insieme, realizzano il 49,7% di tutto il saldo positivo del periodo esaminato. In termini relativi, le regioni più dinamiche sono invece la Calabria (+1,6% l’incremento), seguita dal Lazio (+1,5%) e, appaiate, da Toscana e Marche (+1,3%).

Attrazione fatale
Ad attrarre maggiormente l’universo femminile sono tanto i settori tradizionali, quali le attività dei servizi di alloggio e ristorazione (+3.086 imprese, il saldo maggiore in termini assoluti), e delle attività immobiliari (+1.493), sia le opportunità offerte da settori più legati all’innovazione, come le attività professionali, scientifiche e tecniche, dove alla fine di giugno si contavano 1.299 iniziative “rosa” in più in un anno.
La crescita appare tutta nel segno della modernità nel modo di fare impresa: le capitane dimostrano di preferire forme giuridiche più solide e capaci di affrontare il mercato rispetto al passato. Lo testimonia il forte distacco che separa la crescita di consorzi (+5,3%), società di capitale (+4%) e cooperative (+3,1%) da quella stentata delle imprese individuali (+0,4%), la forma giuridica ancora preponderante, con oltre il 60% di tutte le aziende a trazione donna. Meno appeal viene dalla formula della società di persone, adottata dal 22,4% delle imprese rosa, ma in ripiegamento dello 0,9% nei mesi considerati.

Bene le donne del centro e del sud
Sono le imprenditrici del Centro Italia (Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo) che su scala regionale nei 12 mesi si sono moltiplicate più rapidamente rispetto a quelle a guida da parte di uomini. In particolare, in Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche l’aumento delle aziende capitanate da donne ha superato di quasi un punto percentuale quello delle imprese guidate da maschietti. Le province in cui si registrano i maggiori incrementi sono Prato (+3%), Monza-Brianza (+2,8%) e Messina (+2,7%); le performance meno brillanti risultano invece quelle di Caltanissetta (-5,7%) Avellino (-3,3%) e Catania (–3,2%). Per contro il Mezzogiorno si segnala per i valori più elevati di femminilizzazione del tessuto imprenditoriale: il picco si rileva in Molise (30%), seguito da vicino da Abruzzo e Basilicata, entrambe con il 27,7%. Risalendo la penisola, la regione più femminile è l’Umbria (25,9%); il primato al Nord è della Liguria (24,6%). 

L’avanzata degli stranieri
E se le donne tricolori si danno da fare e combattono la crisi creando nuove attività, gli stranieri non sono da meno: all’alba del 2013 è arrivato a superare i 6 punti percentuali il numero delle imprese italiane avviate da un cittadino straniero sul totale degli start up aziendali ed in numero assoluto su 6 milioni di aziende operanti in Italia, 454mila sono oggi condotte da stranieri, ovvero il 7,4% del totale. Basti pensare a quanti negozi cinesi per casalinghi, nordafricani nell’ortofrutta, est europei per l’edilizia circondino le nostre case. Si legge tra i dati di Unioncamere che le aziende avviate da immigrati nel 2012 sono state 364mila, ma ciò che rivela la particolare vitalità e adattività è la dinamica: le aziende straniere sono cresciute sette volte più della media nazionale, aumentando nel periodo ottobre 2011 – ottobre 2012 dell’1.4%. La maggior parte delle attività condotte da nuovi italiani si trova in Toscana (8,7%), Liguria (8,1%), Lombardia (7,6%), Emilia Romagna e Friuli, entrambe al 7,5%. Sopra la media nazionale anche Veneto e Lazio, ambedue a quota 6,4 e Marche, col 6,1. Nella hit parade delle etnìe dei capitani d’impresa d’oltreconfine, il primato spetta al Marocco (58.135 unità), Cina (42.163) e Albania, con 30.580 imprenditori. A ridosso arrivano Bangladesh (16.394), Senegal (16.174), Egitto (13.235) e Tunisia (12.488). Tra i settori, i più presidiati il commercio, le costruzioni e i servizi di ristorazione. «Per vincere le sfide attuali e future – ha commentato il segretario nazionale della Confederazione Nazionale Artigianato e Piccola  Impresa, Sergio Silvestrini -, bisogna coltivare l’apertura e non chiudersi in un guscio. L’imprenditoria immigrata rappresenta una parte potente e dinamica che va riconosciuta e valorizzata».                              




MAMMA IMPRESA

Raffaella, l'usato per bambini
Raffaella, di Parma (foto a destra), una volta diventata mamma, si è dimessa dal vecchio lavoro ed ha scelto di aprire un negozio di usato per bimbo.  «Al momento della gravidanza, sono iniziate le pressioni e i malcontenti. Niente di eccessivo, ma sapete, quel senso di disarmonia e insoddisfazione generale che noi donne carpiamo bene. Lo sapevo per certo che, in un modo o nell'altro, prima o dopo, avrei perso il posto di lavoro. Ho giocato allora d'anticipo e, nata la mia bimba, ho dato le dimissioni». L'idea del negozio di usato per bimbo è nata spontanea, dall'esigenza propria e delle altre mamme

Irene, la pasta per celiaci
Irene, insieme a sua madre ed a suo fratello, ha aperto a Licenza (Roma) un laboratorio artigianale di pasta secca biologica e pasta senza glutine per celiaci. Attraverso le fiere promosse dalla Regione Lazio, l'impresa è cresciuta ed oggi esporta anche all'estero.

Katiuscia, il nido in casa
Katiuscia, mamma imprenditrice: «Noi abbiamo cominciato offrendo semplicemente un servizio di baby sitting nella nostra casa. Il risultato è stato sbalorditivo, la richiesta era veramente più alta di quello che ci aspettavamo, e così abbiamo presentato al Comune di Fiumicino il nostro progetto, che è appunto quello di creare una rete di nidi famiglia che permetta a molte mamme come me di gestire il proprio lavoro in maniera autonoma". Una soluzione per la mancanza di asili nido e la disoccupazione femminile .

Beatrice la “bimbografa”
Beatrice, 35 anni, romana. Lavora fotografando le mamme in dolce attesa, e poi i bambini.  «Nel 2011 ho avuto il mio bimbo – racconta Beatrice – e sono nati altri 10 bambini figli di cari amici e parenti. Mi hanno iniziato a chiedere di fargli belle foto col pancione. Mi sono appassionata e ho deciso di tramutare questo hobby in una professione». Per 150-200 euro immortala a domicilio mamma e bebè, compreso editing e stampa delle immagini.





LE IMPRESE ROSA IN NUMERI

Stock imprese in Italia

Femminili:     1.435.123
Maschili:        4.669.083   
Italia:             6.104.206


Distribuzione geografica imprese femminili

Lombardia     194.245   
Campania     149.396   
Lazio             144.161   
Sicilia            116.277   
Piemonte      111.646   
Veneto          109.750   
Toscana        100.863    
Italia              1.435.123


REGIONI ROSA
Tasso di femminilizzazione

Molise           29,9%
Basilicata      27,7%   
Abruzzo        27,7%   
Campania     26,5%
Umbria          26,0%   
Italia              23,5%


Paesi di nascita dei titolari d’impresa immigrati


Marocco        58.135   
Cina              42.163   
Albania          30.580   
Bangladesh   16.394       
Senegal         16.174   
Egitto             13.235       
Tunisia          12.488   


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