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Stefano Accorsi: Io, padre appassionato

Il ritorno in tv nei panni di un giudice, il progetto su “Mani pulite”, i film, l’amore per i viaggi e per il viaggio della vita

Gio 31 Gen 2013 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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È stato un commissario, un prete pedofilo, un omosessuale, un uomo confuso, un volontario in Africa, un ex marito innamorato. E oggi, dopo una lunga assenza dalla tv, ha deciso di tornare per dare corpo alla storia di un giudice, prima di tutto un uomo, che sceglie di combattere, rischiando la propria vita, rischiando di perdere gli affetti, rischiando di perdere la normalità di una vita libera pur di salvare la sua terra.


Come ti sei preparato al ruolo di Andrea Esposito, protagonista de “Il clan dei camorristi”?
«Ci siamo interfacciati con chi fa questo mestiere, per capire cosa significa lavorare sotto scorta, per capire quale rapporto si crea con questi angeli custodi. Abbiamo lavorato sui rapporti umani, su aspetti concreti e intimi. Siamo stati bene attenti a non fare del mio personaggio una figura di un giustiziere vendicatore, ma solo di un uomo che fa il suo lavoro. Ed è stato il giudice Raffaele Cantone (già pm di punta della Dda di Napoli, oggi giudice all'Ufficio del Massimario della Cassazione - ndr) a dircelo per primo: “Evitate di fare di questo magistrato l'arcangelo Gabriele con la spada infuocata”. E così abbiamo rappresentato la lotta quotidiana di un magistrato che, granello dopo granello, cerca di arrivare alla verità».

Come ti ha cambiato questo ruolo?
«Più che cambiarmi, mi ha fatto conoscere una realtà di cui si sente spesso parlare. Avevo letto molti articoli di Roberto Saviano, oltre ad aver letto “Gomorra” e i libri di Cantone, ma grazie a questo ruolo ho potuto mettere a confronto i due fronti opposti: quello di chi lotta contro il crimine e quello di chi lo commette».

Da uomo del Nord hai mai percepito come lontana la realtà campana o ti sei sempre sentito figlio di una stessa terra?
«Sono sempre stato molto curioso e ho letto molte cose sulla criminalità organizzata, sulle sue ramificazioni in Italia e all’estero. Il fatto di vivere a Bologna o in Francia, il Paese con la più bassa infiltrazione mafiosa, non ha mai inciso su di me. Non mi sono mai sentito in un’isola protetta. Anzi, credo che un imperativo valido per tutti debba essere il lottare contro il crimine che uccide il Paese, uccide la stabilità, la convivenza sociale, perché il crimine organizzato è come un cancro».

Stando in Francia, come è cambiato il tuo sguardo sull’Italia? 
«Non mi sono mai sentito così italiano come da quando vivo all’estero. Ogni mattina guardo la rassegna stampa dei giornali italiani. Sicuramente le cose che dai per scontate quando vivi in Italia le apprezzi standone lontano. E continuo a guardare il mio Paese con la stessa passione, lo stesso interesse, la stessa speranza, ma a volte con preoccupazione e dolore. Credo che l’essere italiano sia qualcosa di radicato nel Dna: puoi andare lontano, ma il sentimento non cambia».

Recentemente si è discusso in merito alle riprese a Scampia di “Gomorra2” non volute dalla gente: cosa ne pensi?
«Credo sia importante parlare di questi aspetti. Ci sono tante fiction e non si vuole sempre raccontare qualcosa che non va. Ho letto, per esempio, che gireranno una serie di un eroe di Scampia che è arrivato a vincere una medaglia d’oro. Tutto dipende sempre da come si raccontano le cose. Sicuramente non penso, come diceva Andreotti, che i panni sporchi vanno lavati in famiglia. E lui, addirittura, si riferiva al Neorealismo!».

C’è un giudice italiano che stimi molto?
«Sicuramente Raffaele Cantone che ho potuto conoscere e che è diventato anche un amico».

A venti anni dall’inizio di “Mani pulite”, nel mese di marzo comincerai per Sky le riprese di “1992”, una serie in 10 episodi nata da una tua idea. C’è da parte tua un impegno ben preciso che indirizzerà le tue scelte?
«Non c’è un filone che intendo seguire. “1992” è un progetto che nasce da una idea e dal desiderio di raccontare l’origine dell’Italia di oggi. Credo ci sia molto da raccontare sulla politica degli ultimi 20 anni. E tutto nasce dalla mia passione per la politica e la storia del mio Paese».

Nel 2013 tornerai anche al cinema.
«Usciranno due film: “L’Arbitro (Terza categoria)” di Paolo Zucca, una commedia in bianco e nero che racconta della parabola di un arbitro che viene retrocesso, e “Viaggio sola”, di Maria Sole Tognazzi, con Margherita Buy. In questo film vesto i panni di un uomo che diventa inaspettatamente padre e che, nonostante non sia legato da un sentimento d’amore alla madre del bambino, imprevedibilmente si affeziona a questo nuovo ruolo e al cambiamento, perché è una esperienza che vuole vivere».

E tu che padre sei? 
«Sono appassionato di questo ruolo, che continuo a scoprire, e di questo viaggio. Cerco di essere il più possibile presente in questo che è un progetto della mia vita. La paternità è un po’ come la grotta di Ali Babà, piena di tesori. Ma non solo, anche di difficoltà, di momenti in cui ci si rimette in discussione. Un rapporto tra padre e figli è una serie infinita di sorprese che riguardano i figli, ma anche noi stessi».

Essere padre è un viaggio e quello dell’attore è un mestiere che fa viaggiare sia fisicamente che mentalmente attraverso altre vite ed epoche. Che rapporto hai con il viaggio?
«Io viaggio moltissimo: con la fantasia, con i treni, con gli aerei. Vivo tra due Paesi e, quando sono in tour teatrale, mi sposto continuamente. Credo che il viaggio sia una forma di fuga come dice Paolo Conte “la fuga nella vita, chi lo sa… che non sia proprio lei la quinta essenza…”. Ma credo che si tratti di una fuga poetica, che ci permette di tornare alle cose di tutti i giorni con energia rinnovata. Mi piace partire, ma amo anche tornare».

Qual è un luogo dell’anima in cui ti rifugi?
«Ce ne sono diversi, anche quando lavoro su dei testi quello è un rifugio. O anche fare sport, ascoltare musica».

E il tuo prossimo viaggio?
«Sarà “1992”: vado nel passato per parlare del futuro».                            

                                 


20 ANNI DI CARRIERA
Nato a Bologna il 2 marzo del 1971, dal 25 gennaio è protagonista su Canale5 de "Il clan dei camorristi", la serie prodotta dalla Taodue, con la regia di Alessandro Angelini e Alexis Sweet. Nel 2013 sarà al cinema con due film: "L'Arbitro (Terza Categoria)" e "Viaggio sola" con Margherita Buy. Venuto alla ribalta 20 anni fa, negli anni è stato protagonista di film di successo: "Fratelli e sorelle", "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", “Un viaggio chiamato amore”, Radiofreccia, “L'ultimo bacio”, “Le fate ignoranti”, “Santa Maradona”, “Romanzo criminale”, “Saturno contro”, “Baciami ancora”. 

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