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La retorica dei cibi bio

Gli sprechi sono difficili da eliminare, le eccedenze difficili da donare ed č complesso occuparsi della distribuzione

Gio 31 Gen 2013 | di Armando Marino | Salute

 C'è tanta parte di moda nella retorica sui cibi bio. Spesso la qualità degli alimenti è solo presunta, ma naturalmente non mancano prodotti veramente validi. Il dibattito sul cibo biologico (unica dicitura che abbia un senso, il "naturale" stampato su tante etichette ad esempio non significa alcunché) ha però il merito di aver attirato un po' della nostra attenzione su ciò che mangiamo. Un rapporto compilato da un'associazione di ingegneri impegnata nella lotta agli sprechi ha appena svelato che nel mondo vengono buttate via ogni anno fino a due miliardi di tonnellate di cibo. Difficile dire quanto sia accurato questo dato, ma di sicuro è spaventoso. Anche perché significa che buttiamo via dal 30 al 50% di tutti gli alimenti prodotti nel mondo. E la notizia è ancora più allarmante di fronte all'allarme globale su quanto cibo serve al mondo per sfarmarsi. A causa di una serie di fattori climatici ed economici, stanno crescendo le preoccupazioni per la scarsità e il costo di molti alimenti. Ci sono notizie di carestie in molte parti del mondo, dall'Africa all'Asia. E per la prima volta da anni, nei Paesi dell'Europa in crisi c'è chi deve davvero preoccuparsi di riuscire a mettere insieme pranzo e cena. Ecco perché gli sprechi ci colpiscono ancora di più. In parte sono difficili da eliminare, legati come sono a complessi problemi di distribuzione, a oscillazioni dei gusti e dell'economia. Anche l'idea di donare l'eccedenza a chi ha bisogno non è così facile da realizzare. Ci sono problemi di conservazione e di trasporto non indifferenti. E ci si mette di mezzo anche la burocrazia, che scoraggia le donazioni alle mense per i poveri da parte dei supermercati, viste le complicazioni fiscali e igieniche. Ma lo spreco più inquietante di tutti è quello legato all'aspetto del cibo. Non tutti sanno che il vino viene sottoposto a lunghi trattamenti all'unico scopo di schiarirlo, se è bianco, o renderlo più brillante, se è rosso. I consumatori sono abituati al fatto che ogni tipo di bottiglia ha un certo colore e, secondo gli esperti di marketing, non sono disposti ad accettare variazioni troppo marcate nell'aspetto. Variazioni che, invece, nella frutta e nella verdura sono perfettamente naturali. E così un buon 30% del cibo viene scartato a causa del suo aspetto imperfetto e non per difetti nel sapore o perché è andato a male. Accettare che la natura non è sempre bella come viene disegnata sulle pagine dei giornali o in tv sarebbe già un bell'inizio.


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