acquaesapone Genitori&Figli
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Perché loro sono più ricchi di noi?

Cosa fare quando i figli cominciano a comprendere le differenze...

Gio 31 Gen 2013 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Protagonista di questa storia è una coppia americana che ha un figlio di sei anni, ma permettetemi la licenza di narrarla in prima persona, immedesimandomi nella donna che l'ha raccontata pubblicamente. Ulteriore licenza poetica: userò nomi italiani. Per il tempo di questo racconto, io sarò Caterina, sposata con Alessandro e nostro figlio si chiama Paolo. E la storia parte da lui, dal momento in cui Paolo mi chiede se sia vero che Carla, una sua cugina, è più ricca di lui. Paolo ha quell'età in cui si cercano risposte ai misteri di base della vita: ad esempio ci ha già chiesto come nascono i bambini e dove si va dopo morti. La domanda sulla ricchezza di sua cugina però mi ha un po' gelato. Innanzitutto mi sono chiesta come gli fosse venuto in mente. Certo, Carla e i suoi genitori abitano in una bella casa la cui dimensione e posizione, un quartiere decisamente chic, rendono immediatamente chiaro a chi ha un po' di dimestichezza con i prezzi delle case a Milano che chi ci abita ha un tenore di vita decisamente elevato. Ma a 6 anni come può Paolo aver seguito questo ragionamento? Il fatto è successo durante le vacanze di Natale, mentre eravamo tutti ospiti di una nostra zia. Oltretutto io e mio marito abbiamo posizioni diverse su come istruire il nostro futuro erede sulle questioni finanziarie. Io sono cresciuta in una famiglia che non aveva problemi economici e che non mi faceva mai pesare alcuna questione economica. E sono arrivata all'età di trent'anni restando praticamente estranea a ogni questioni finanziaria, dal risparmio ai conti correnti, agli investimenti. Alessandro invece è cresciuto in una famiglia che doveva sudare ogni mese per far quadrare i conti. Fin da piccolo è stato cosciente di questa cosa, ha saputo di non potersi permettere lussi, è stato consapevole di quanto i genitori guadagnassero e pagassero di affitto. Ecco perché, pur non essendo noi ricchi, mi ha detto chiaramente che vuole evitare di far sentire a nostro figlio questa pressione. Io, al contrario, vorrei che lui crescesse con maggior coscienza di me del valore dei soldi. Non voglio certo che diventino un incubo, né inculcargli l'idea che la vita dipenda tutta dal denaro. Ma vorrei che ne comprendesse l'importanza e fosse presto in grado di maneggiarlo. Ecco perché quando Paolo chiede ad Alessandro un regalo costoso, lui non glielo rifiuta, ma dice che glielo comprerà appena possibile. E quando il nostro piccolo si è lamentato che lui fosse spesso fuori casa per lavoro, lui gli ha promesso che si sarebbe preso un giorno di ferie per stare insieme. Alla stessa osservazione io ho risposto facendolo sedere vicino a me e spiegandogli che avrei cercato di stare di più con lui, ma che doveva capire che le nostre assenze per lavoro erano necessarie, perché è così che riusciamo a permetterci il cibo, i vestiti, la scuola. Io e mio marito dunque abbiamo cercato di elaborare una strategia di lungo termine: non opprimeremo Paolo con le questioni economiche, ma puntiamo a renderlo cosciente del ruolo del denaro nel mondo e di come gestirlo per quando avrà 18 anni. E quindi ogni tanto gli spieghiamo qualcosa: i prezzi, gli stipendi, i rincari, gli straordinari. Ecco perché ho deciso di non aggirare l'osservazione di Paolo su sua cugina e gli ho spiegato che nella vita avrebbe incontrato sempre persone che stavano meglio economicamente e altre che stavano peggio. E che noi avevamo quanto ci bastava per vivere dignitosamente grazie al nostro lavoro. “Carla è più ricca!”, ha esclamato lui sorridendo furbetto, come a dire che aveva letto tra le righe del mio discorso la risposta alla sua domanda. Poi mi ha aggiunto: “Lei ha 7 euro, io ne ho 3!”. E allora mi sono ricordata che poco prima, giocando a tombola, lui aveva vinto un ambo e Carla una quaterna... Lezione imparata per lui e per me. Per lui: un'altra informazione su quanto valgono i soldi. Per me: attenzione a non leggere nei figli le proprie ossessioni (e a non trasmettergliele).                                                   


Condividi su: