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La carica dei centenari

Anziana e multietnica: ecco la fotografia dell’Italia che esce dal censimento 2011

Gio 31 Gen 2013 | di Claudio Cantelmo | Attualità
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Un Paese di vecchi, con la speranza che sia anche “per” vecchi. Ne avevamo il sospetto e la conferma arriva dai dati ufficiali del censimento 2011, resi noti dall’Istat sul finire dello scorso anno. Lo Stivale conta oggi 59,4 milioni di residenti, aumentati di circa due milioni e mezzo in dieci anni, ma solo grazie al forte incremento di stranieri, perché gli italiani “doc”, invece, sono diminuiti di ben 250mila unità. 

Italia sempre più rosa, dove ogni 100 donne si contano 93,7 uomini, ma anche sempre più attempata: in 4 decenni si è passati da 1,1 a 3,8 anziani per ogni bambino; e dove gli ultracentenari nello stesso decennio sono aumentati del 138,9%. Così il quindicesimo censimento della popolazione fotografa l’Italia di fine 2011, secondo i dati resi noti dall’Istat nel dicembre scorso, e la popolazione contata, coi dati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, diventa riferimento ufficiale assumendo la definizione di “popolazione legale”: questi numeri serviranno infatti anche per le prossime elezioni.

Il paese dei dinosauri
I numeri del censimento precedente, quello datato 2001, fornivano un totale di poco più di 57 milioni di abitanti; oggi i nostri compatrioti sono aumentati del 4,3%, ma il quadro in termini di natività è però desolante: le culle tricolori sono vuote, l’aumento delle presenze sull’italico suolo va ricercato in due direzioni: allungamento della vita ed il fondamentale contributo degli immigrati. 
L’invecchiamento della popolazione balza prontamente agli occhi: su circa 59 milioni e mezzo di abitanti (59.433.744), gli over 65 sono passati dal 18,7% al 20,8%.  Anche coloro che superano gli 85 anni incrementano il loro peso sul totale della popolazione (dal 2,2% al 2,8%); con particolare riguardo (+78,2%) per la classe 95-99 anni ed un aumento-choc del 138,9% in quella degli ultracentenari: questi ultimi erano 6.313 nel 2001, sono diventati nel 2011 ben 15.080. Sarebbe meglio dire “diventate”, in quanto l’83,7% dei matusalemme è donna, e due di queste, una residente in provincia di Milano, l’altra in quella di Venezia, alla data del censimento, avevano spento (magari con un po’ di fatica), 112 candeline. Grande affollamento poi a Napoli, dove sono ben 145 gli anziani con più di 100 anni di età. Sarà la dieta mediterranea, saranno geni antichi e luoghi comuni con un fondo di verità, ma vivere in Italia sembra proprio allungare la vita: la pattuglia di chi è nato ai tempi della belle époque resiste impavida e si è triplicata. 
La Lombardia è la Regione in cui è stato rilevato il maggior numero di ultracentenari (2.391, 15,9%), seguita dall’Emilia-Romagna (1.533, 10,2%) e dal Veneto (1.305, 8,6%). Tristemente, per contro, diminuiscono i residenti di età compresa tra i 10 e i 39 anni (-10%) e ancor più quelli di età 25-29 anni (-22,9%). Due curiose e antipodiche eccezioni anagrafiche sono rappresentate dal Comune di Orta di Atella (Caserta), che vanta un’età media di 32 anni, mentre in quello di Zerba (Piacenza) se ne contano mediamente 65 a testa ed i cinquantenni giocano allegramente col cerchio in piazza. 

I nuovi italiani
Oltre alle tempie più grigie, gli italiani si scoprono multietnici, con un aumento degli stranieri residenti pari quasi al 200%, passato da 1.334.000 del 2001 ai 3.760.000 di oggi, ovvero dal 2,34% della popolazione di dieci anni fa all’attuale 6,35%. La mappa dice che due stranieri su tre risiedono nel Nord (35,4% nell'Italia Nord occidentale e 27,1% nel Nord-est), il 24% nel Centro e solo il 13,5% vive nel Mezzogiorno. Anche tra gli immigrati le donne sono la maggioranza, il 53,3% del totale, valore che sale al 56,6% nel Meridione. Quasi un quarto di chi arriva da oltreconfine mette su casa in Lombardia, circa il 23% in Veneto e in Emilia Romagna e il 9% in Piemonte. Il Lazio e la Toscana totalizzano il 18%, la Campania appena il 3,7%. Tra i grandi Comuni la città più internazionale è sicuramente Brescia, con 166,1 stranieri ogni 1.000 censiti, mentre tra i piccoli spicca Rocca de Giorgi, in provincia di Pavia, che ha decisamente la palma del record con 36,7 stranieri ogni cento abitanti.
I cittadini stranieri risultano in crescita in tutte le regioni, mentre gli italiani diminuiscono nel Mezzogiorno oltre che in Piemonte, Liguria e Friuli-Venezia Giulia. I maggiori incrementi di popolazione si rilevano nelle regioni del Centro-Nord, specie in Trentino-Alto Adige (+9,5%), Emilia-Romagna (+8,5%), Lazio (+7,6%), Lombardia (+7,4%) e Veneto (+7,3%). Al contrario, al Sud e nelle Isole si registrano incrementi lievi (1% in Campania, Puglia e Sicilia) e perdite di popolazione (superiori al 2% in Molise, Basilicata e Calabria). Aumenta di molto anche l’incidenza sulla popolazione totale, che passa da 23,4 stranieri per mille del 2001 a 67,8 del 2011. 

Il Sud è giovane 
In Calabria, Puglia, Sicilia, ma anche in Trentino-Alto Adige, l’età media è di 42 anni, mentre in Campania scende al livello minimo di 40 anni. Il valore massimo in Friuli-Venezia Giulia e Liguria, dove l’asticella si attesta rispettivamente a 46 e 48 anni. 
La Capitale si conferma il Comune più popoloso con 2.617.175 residenti, seguita da Milano (1.242.123), Napoli (962.003), Torino (872.367) e Palermo (657.561). Nel Nord-Ovest si concentrano i Comuni più piccoli e il primato va a Pedesina con 30 abitanti, seguita da Menarola (46), entrambi in provincia di Sondrio. La popolazione si distribuisce per il 26,5% nel Nord-Ovest, per il 23,5% al Sud, per il 19,5% al Centro, per il 19,3% nel Nord-Est e per il restante 11,2% nelle Isole. La regione più popolosa è la Lombardia con 9.704.151 residenti, quella con meno abitanti la Valle d’Aosta (126.806).

L’Italia che sarà
L’Istat si è lanciata pure a vaticinare il futuro demografico, pur premettendo che i dati a lungo termine vanno trattati con estrema cautela: le previsioni in questo campo – spiegano infatti dall’Istituto - divengono tanto più incerte quanto più ci si allontana dalla base di partenza, in particolar modo nelle piccole realtà geografiche. Tuttavia, si sbilanciano gli statistici, la popolazione futura del nostro Paese accentuerà la peculiarità di essere anziana e multietnica, e i bambini e i ragazzi under 14 diminuiranno ancora. Sottolineano come nei prossimi trent’anni ci sarà un incremento ulteriore degli ultra 65enni, che aumenteranno fino all’anno 2043 in cui toccheranno quota 32%, per poi consolidarsi intorno al valore del 32-33%, con un massimo del 33,2% nel 2056. Per contro la popolazione fino a 14 anni, oggi pari al 14% del totale, conoscerà una diminuzione fino al 2037, quando scenderà al minimo con il 12,4% per poi risalire al 12,7% nel 2065. Una conferma, insomma, delle tendenze all’impoverimento della popolazione in età da lavoro. Destinata ad incrementarsi ulteriormente, infine, la presenza di stranieri nel nostro Paese: ad aumentare saranno sia i flussi migratori sia le nascite degli immigrati, così la percentuale degli abitanti stranieri passerà dall’attuale 6,35% al 24% del 2065.                         

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