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Non ne leggi nessuno ma li paghi tutti

Un buon proposito: aumentare la pluralità di voci. Un pessimo risultato: truffe e giornali che nessuno legge

Gio 31 Gen 2013 | di Francesco Buda | Soldi

Un fiume di soldi pubblici. E per innaffiare cosa? Interessi particolari. Di partito, di lobby, spesso di entrambi messi insieme. Ci fanno pagare i giornali anche se non li leggiamo, una specie di canone occulto sulla stampa. Un malloppo che è pressoché impossibile quantificare con esattezza. Si va dai contributi diretti a quelli indiretti, dalle agevolazioni fiscali agli aiuti sulle tariffe postali e sull'acquisto di carta e attrezzature.  Coi soldi dei cittadini hanno speculato, manipolato e asservito l'informazione. Alla faccia dell'indipendenza.  

ORGIA DI SUSSIDI 
Tra  leggi e leggine, la casta ha così imbandito una tavola dove si è consumata un'abbuffata senza sosta e senza ritegno. Ce n'è per tutti, quotidiani e periodici, da sconosciute testate per gli italiani all'estero a quelle musicali, dai giornalini parrocchiali e buddisti a quelli per le minoranze linguistiche, dai giornali dei tifosi del calcio o appassionati di ippica a quelli delle associazioni, dai sindacalisti ai patiti di armi, ecc. ecc. Una posizione egemone ce l'hanno le testate controllate dai politici, di tutti i colori, dalla destra e sinistra estrema ai vari centristi postdemocristiani, dal centro-destra al centro-sinistra e voltagabbana professionali, ma anche truffatori. E così chi compra il giornale lo paga due volte. E chi non lo compra, lo paga comunque, visto che i soldi raccolti dal Fisco finiscono nelle casse degli editori o presunti tali. 
I contributi vengono erogati a vario titolo: perché si tratta di cooperative di giornalisti, oppure perché la testata è collegata a un partito o movimento politico anche se non presente in Parlamento, o perché si tratta di enti morali, fondazioni, associazioni, o sono espressione di minoranze linguistiche riconosciute o editi in regioni di confine come la Slovenia. Tra quelli che hanno preso più soldi dall'Italia ci sono quelli che nemmeno escono in Italia (come America Oggi e Gente d’Italia negli Usa, Corriere Canadese in Canada, Il Globo in Australia, Voce d’Italia in Venezuela). 


MUNGITURA CHE IMPOVERISCE LA  LIBERTÀ 
Hanno munto, e continuano a mungere, la mammella pubblica drogando sia il sistema dell'informazione che quello della libera impresa editoriale. L'erogazione dei fondi pubblici è infatti gestita da uffici alle dirette dipendenze del Governo, del Parlamento e delle Regioni, cioè ai politici che sono al potere. Non a caso Wikileaks, il pluripremiato sito americano che ha fatto tremare i potenti di mezzo mondo raccogliendo e pubblicando documenti scottanti su politici, guerre, governi e strategie economiche, a gennaio 2010 ha chiuso per raccogliere donazioni  dai cittadini e poi ripartire in piena autonomia. “Non possiamo accettare fondi governativi o di gruppi industriali per mantenere la nostra assoluta integrità’,’ hanno spiegato i responsabili del sito. E l'Italia rimane sostanzialmente un Paese ancora non completamente libero per giornali e giornalisti, collocata in fondo alle varie  classifiche sulla libertà di stampa diffuse nel mondo. Nell'autorevole classifica del 2012 stilata dall'istituto governativo statunitense Freedom House, siamo al settantesimo posto, insieme a Guyana e Hong Kong. Ma dopo Ghana, Cile, Namibia, Papua Nuova Guinea, Mali, Suriname, Trinidad e Tobago, Tonga e tanti altri Paesi cosiddetti del Terzo Mondo o in via di sviluppo. Da anni siamo tra quelli con “stampa parzialmente libera”, come in Mongolia, Colombia, Nicaragua, Romania, Zambia e altri posti del Sud America, africani e asiatici.

... E IMPOVERISCE L'ECONOMIA
I sussidi drogano pure l'economia, disincentivando la vera intraprendenza, la voglia di migliorarsi ed anche una certa attenzione ai costi. Anzi, finora, più si spendeva e meglio era. Perché i soldi sono stati erogati in base ai costi di produzione e alla tiratura, a prescindere dalle copie vendute. E così L'Unità, che vende solo una su tre delle circa 134mila stampate,  sfiorando i 44 milioni di euro per contributi diretti in 6 anni (2004-2010), è campione di incassi nella classifica delle sovvenzioni dirette.  Classifica finora inedita e che Acqua & Sapone ha ricostruito. O il Secolo d'Italia, ex AN, con circa 700 copie vendute al giorno (solo 260 giorni l'anno) incassa circa 3 milioni di euro l'anno. Una montagna di soldi per tonnellate di copie finite al macero. Abbiamo spulciato i dati – quelli resi pubblici – del Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Rilassatevi: un miliardo 274 milioni e 920mila e 280 euro. Questo è stato assegnato alla carta stampata dal 2004 al 2011. Ma solo come contributi diretti. Per dirla in lire serve la camomilla: 2.468 miliardi e 890mila lire e spicci. Ai quali ne vanno aggiunti tanti altri. Acqua & apone ne ha scovati altri 584 miliardi di vecchie lire dal 1992 al 1995, come elenca un vecchio resoconto mezzo imboscato del Gruppo di lavoro della stessa Presidenza del Consiglio. E tutto questo immenso bottino è solo una parte, quella conoscibile. Il resto è tabù, inciucio di casta, omertà istituzionale, un altro finanziamento pubblico ai politici sotto mentite spoglie. Un doping che droga anche l'economia, falsando la concorrenza, a scapito della qualità dell'informazione e della vera libertà d'impresa che dovrebbe premiare chi è capace e si sviluppa anche rischiando a spese proprie. 

NON SAPREMO MAI QUANTO HANNO PRESO
Complessivamente la somma è molto più alta ma incalcolabile, tra meandri e rivoli ministeriali, contabili e politici. Infatti la carta stampata ci è costata un'altra montagna di quattrini pubblici anche per i contributi indiretti: agevolazioni fiscali, sconti sulle tariffe postali (pagati dallo Stato) e sull'acquisto di carta. Nel 2004, ad esempio, il Governo ha deciso di investire 190 milioni in due anni per “la difesa della lingua italiana scritta” (ne ha poi spesi “solo” 84,8). Il gruppo Rcs, che pubblica il Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport e molti periodici, nel 2004 ha incassato 14 milioni di euro di sconti. Nello stesso anno – ricorda Marco Cobianchi nel suo libro inchiesta “Mani bucate” sullo sperpero di aiuti statali alle imprese – dieci milioni sono andati a Mondadori, 9 al gruppo L'Espresso di Carlo De Benedetti, che pubblica anche La Repubblica e molte testate locali in varie regioni. Nel 2004, Il Corriere della Sera e La Repubblica hanno inoltre maturato rispettivamente 739.845 euro e  1.326.828 euro di contributi diretti “a quotidiani teletrasmessi in Paesi diversi da quelli membri dell'Unione Europea”, per carta, stampa e distribuzione.
Tre milioni quell'anno li ha presi pure Il Sole 24 Ore, emblema dell'imprenditoria italiana e organo della Confindustria, che evidentemente non disdegna l'aiuto dello Stato, nonostante la vocazione al libero mercato e alla imprenditorialità che dovrebbe significare andare avanti con le proprie forze. La Stampa, sempre nel 2004 e per la carta, ha ricevuto 2 milioni e mezzo di euro di sconti. Campioni in questo genere sono quelli di Libero, il quotidiano paladino del liberismo spinto: nel 2003 lo hanno fatto diventare un allegato dell'organo ufficiale del Movimento Monarchico italiano «Opinioni nuove», che hanno comprato l'anno dopo per trasformarsi in cooperativa, con cui ottenere i contributi per l'editoria: oltre 28 milioni di euro dal 2004 al 2007.  

ORA I TAGLI, MA NON PER I PARTITI 
Lo scorso luglio è diventato legge il riordino di questa orgia con tagli, limitazioni e requisiti più stringenti. In particolare, a decorrere dai contributi diretti relativi all’anno 2013 saranno date solo a chi dimostra di aver venduto un certo numero di copie: il 35 per cento per le testate locali ed almeno il 25 per cento per quelle nazionali. Ma la regola non varrà per le testate organi di partiti e movimenti politici che abbiano il proprio gruppo parlamentare in una delle Camere o rappresentanze nel Parlamento Europeo e per i quotidiani editi e diffusi all’estero (questi ultimi ci sono costati oltre 55 milioni e mezzo di euro dal 2004 al 2011). Nel frattempo, sempre a luglio, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l'informazione e l'editoria, Paolo Peluffo, ha decretato quasi 115 milioni di euro di contributi diretti ai giornali. Se ne attende la ripartizione. Ma sapere quanti ne hanno dati  complessivamente in tutti questi anni alla “casta stampata”, è impossibile. E meno male che si tratta di informazione!                            
 
 


LA CLASSIFICA DEI divoratori di fondi 

Testata Contributi diretti dal 2004 al 2010

Testate riconducibili a editore Ciarrapico
(secondo Corte dei Conti 2000-2007) 45.000.000
L'Unità (Ds) 43.921.556
Avvenire 41.905.313
Italia Oggi 30.275.884
Il Manifesto 28.410.292
Libero quotidiano 28.155.948
La Padania 27.364.012
Liberazione (Prc) 26.206.053
Il Foglio 25.382.821
Europa (La Margherita) 24.570.315
Conquiste del Lavoro 22.338.757
Secolo d'Italia (An) 20.594.475
Primorski Dnevinik 18.528.763
Corriere Canadese 17.939.643
Il Corriere Mercantile 17.533.708
Corriere di Forlì 17.533.708
La Discussione (Udc) 17.478.514
Il Cittadino 17.424.971
L'Indipendente 
- Cronache di Liberal 17.141.934
Voce di Romagna 17.125.441
Il Denaro 16.636.227
Corriere di Firenze e 
Nuovo Corriere di Firenze 16.518.376
America Oggi 16.294.212
Rinascita (Pdci) 16.241.884
Il Globo 15.510.847
L'Avanti 15.263.105
Giornale Nuovo della Toscana 15.167.637
Roma 14.995.070
Notizie Verdi – Terra 14.985.276
Opinione delle Libertà 14.917.580
Corriere del giorno di 
Puglia e Lucania 14.785.566
Cronacaqui.it 14.393.923
Il Cittadino Oggi 14.323.500
La Cronaca 13.601.521
La Provincia 13.546.791
Linea – MS Fiamma Tricolore 12.289.237
Il Sannio quotidiano 12.001.090
La Verità 11.140.382
Voce Nuova già Regioni 
& Ragioni 10.978.095
Quotidiano di Sicilia 10.755.554
Nuovo Riformista 10.550.048
Scuola Snals 10.450.596
Metropoli Day 
(già Metropoli) 10.381.720
Sportsman Corse e Cavalli 10.277.491
Giornale dell'Umbria 10.258.990
Voce di Mantova 9.971.684
Dolomiten 9.269.883
Il Corriere Laziale 9.206.956
Nuovo Corriere Bari Sera 9.034.482
Torino Cronaca e Cronaca Più 8.873.701
Buongiorno Campania già Dossier 
News di Caserta Il giornale 7.610.483
Metropolis 7.512.060
Corriere di Como 7.184.264
A.R.E.A. 7.013.480
Ottopagine 6.968.244
Il Domani 6.406.064
Dire 5.979.419
Il nuovo Campanile (Udeur) 5.318.792
seguono altre centinaia di testate


 

Politici avidi di soldi pubblici

IL vizio del sussidio alla carta stampata è sotto la lente della magistratura. Soprattutto quando si tratta di politici. Continua ad ingrossarsi infatti la schiera dei parlamentari coinvolti in inchieste e processi proprio per avere ottenuto truffaldinamente - secondo l'accusa - ingenti contributi a favore di giornali ad essi vicini. Avrebbero truffato 110 milioni di euro allo Stato. Il coordinatore del Pdl Denis Verdini avrebbe scucito allo Stato, illecitamente, 24 milioni di euro per tre “sue” testate: Il Giornale della Toscana, Metropoli Day e Il Cittadino di Siena. Con lui sono coinvolte altre 24 persone, tra cui l'on. Massimo Parisi, coordinatore del Pdl. Il senatore Pdl Sergio De Gregorio (quello dei “Responsabili”) ha analoghe grane per la storiaccia del quotidiano Avanti. È accusato di associazione a delinquere e altri reati legati ai sussidi editoriali dal 1997 al 2009. Vicenda che è costata l'arresto e la condanna a 3 anni e 8 mesi di carcere a Valter Lavitola (candidato alle europee con Forza Italia nel 2004 e non eletto). Il senatore Pdl Giuseppe Ciarrapico – definito dal senatore Fazzone  del suo stesso partito come uno con “inclinazione abituale all'illegalità” - è stato rinviato a giudizio con il figlio per aver creato e guidato una megatruffa con cui avrebbe ottenuto contributi per vari quotidiani, tra cui Latina Oggi (reato prescritto, ma il giornale ha rischiato di fallire) e Ciociaria Oggi (società fallita). Secondo la Corte dei Conti avrebbe percepito indebitamente sussidi pari a 45 milioni di euro. Al collega senatore Pdl Antonio Angelucci, affarista delle cliniche private con la passione della stampa, i giudici hanno chiesto indietro 43 milioni di euro per i giornali Libero e Il Riformista. Il Consiglio di Stato gli ha bloccato 34 milioni. Infine,  Italo Bocchino (ex Msi, ex An, ex Pdl, ora Fli): a lui sarebbero riconducibili due quotidiani: L'Umanità e il napoletano Roma,  sospettati di prendere soldi statali ingiustamente. Al Roma la Guardia di Finanza ha sequestrato 2 milioni e mezzo di contributi statali più altri 2,5 milioni di beni. In tutti questi casi, chi ha controllato prima di dargli i sussidi? In un colpo solo, queste situazioni sotterrano la credibilità e affidabilità delle istituzioni, della politica e della stampa.                          

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