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Il cervello può rinnovarsi BEN oltre LA GENETICA

Non siamo predestinati: oltre i geni anche le esperienze vissute determinano la personalità e la salute con potenzialità immense

Ven 01 Mar 2013 | di Francesco Buda | Salute
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Quante volte abbiamo sentito dire “è così, non ci puoi fare nulla”, oppure “ma tanto è il suo carattere” o ancora “tutto suo padre, non cambierà mai!”, “ha la testa a quel modo”, “è un problema genetico, niente da fare”. Falso. Nulla è fissato per sempre. Anzi, ci sono scoperte che rivoluzionano il nostro modo di vedere la persona e il suo stare nel mondo. Non siamo “destinati” a restare inchiodati a ciò che abbiamo registrato, a ciò che ci ha disturbato “imprimendosi” in noi, a quanto ci fa male dentro. E il “dogma” che tutto dipende dai geni continua a trovare smentite. Sono anzi i geni ad essere influenzati dalle dinamiche dell'esistenza, dagli eventi e dalla vita vissuta. Addirittura di chi ci ha preceduto. Il cervello – e la persona più complessivamente – non è una macchina sempre uguale a se stessa, ma è una meraviglia di connessioni e scambi dentro e fuori di sé, in continuo movimento e disponibili al cambiamento, alla rigenerazione. Sono anche queste le importantissime novità scientifiche su cui è focalizzata la Settimana mondiale del Cervello 2013, serie di appuntamenti “a porte aperte” con le neuroscienze e gli scienziati del settore nelle università a marzo.
«Il nostro cervello è in costante cambiamento – afferma Diego Centonze, che insegna Neurologia all'Università romana di Tor Vergata, tra gli scienziati relatori della Settimana del Cervello -: le esperienze della vita di tutti i giorni lasciano traccia nei circuiti cerebrali, modificando in modo duraturo l'efficienza della comunicazione tra i neuroni e addirittura l'espressione dei geni, condizionando il comportamento e perfino il rischio di ammalarsi». In modo duraturo, sì, ma non irreversibile. Il passato che ci portiamo addosso ci influenza, ma si può recuperare, si può riparare. Ce lo confermano due scoperte eccezionali: la “plasticità sinaptica” e la “epigenetica”. Semplificando, significa che il cervello e l'infinità di connessioni tra le sue cellule, sinapsi e neuroni, “respirano” in un certo senso, vivono e possono persino migliorare. Epigenetica  invece vuol dire che a decidere della persona non sono rigidamente e schematicamente i fattori genetici, come in un inanimato calcolatore.
«Questi due concetti riassumono ciò che abbiamo appreso riguardo agli effetti dell'esperienza sul cervello – dice il neuroscienziato - e assegnano all'ambiente in cui viviamo un ruolo neanche immaginato nel passato. La scoperta della plasticità neuronale ci ha permesso di comprendere che il cervello è in continua trasformazione a causa delle esperienze vissute, cosa che amplia enormemente le possibili risposte dell'individuo al suo ambiente, riuscendo di fatto a superare il rigido determinismo verso cui i geni lo indirizzerebbero. Anche più radicale è l'effetto di superamento della genetica insito nel concetto di epigenetica. Le esperienze vissute e principalmente quelle delle prime fasi della vita, riescono ad alterare i meccanismi di regolazione dei geni fino eventualmente alla loro completa soppressione».

Di fronte a ciò fanno sorridere certi articoli di giornale e i periodici annunci sull'individuazione del  gene della simpatia o della timidezza e altre fanta-scoperte o l'idea che il cervello sia condannato ad una sorta di predestinazione fissa...
«Oggi sappiamo che non è così, sappiamo che l'ambiente, quindi la vita di tutti i giorni, lascia nel cervello una traccia che non è labile, transitoria, ma si comporta come si comportano i geni, ossia è una traccia in grado di influenzare e di influire sulla vita delle persone in maniera molto molto decisiva per tempi molto lunghi, potenzialmente anche per sempre e addirittura può essere ereditata. Quindi gli aspetti che si attribuivano soltanto ai geni, cioè l'ereditarietà dei tratti e la persistenza degli effetti in realtà, ora sappiamo che valgono anche per l'ambiente».
Cosa accade?
«Si è scoperto il meccanismo con cui l'ambiente riesce a modificare in maniera così completa il funzionamento dei neuroni e lo fa agendo direttamente sui geni, quindi favorendone o reprimendone l'espressione e determinando quella che si chiama “plasticità sinaptica”, vale a dire la capacità delle sinapsi di subire delle modificazioni dell'efficienza, la comunicazione attraverso cui i neuroni si mettono in contatto l'uno con l'altro. Per plasticità sinaptica s'intende ad esempio un rafforzamento della connessione tra due neuroni a discapito di altre connessioni. Attraverso questi meccanismi c'è un continuo rimaneggiamento della funzione e anche dell'architettura delle sinapsi, determinando perciò di fatto un cambiamento costante del funzionamento del cervello».

Eppure già dall'asilo siamo immersi in una mentalità e in una cultura scolastica spesso senza questa dinamica e “plasticità” della persona. Queste scoperte invece superano la concezione dell'individuo “macchina” : quindi i cambiamenti possono essere in positivo? Si può riparare?
«Certo che sì. È proprio così. Quindi si può scappare al proprio “destino” se per destino si intende la strada che i geni delineano per ciascuno di noi e quindi, anche se c'è un disegno di massima che i geni tracciano, la vita, l'esperienza, le decisioni, gli avvenimenti e anche il caso hanno un'incidenza sul disegno tracciato dai geni molto molto rilevante e assai più importante di quanto si ritenesse in passato».

C'è tutta una dinamica, lei parla anche di personalità. Possiamo riferire tutto ciò all’inconscio di ogni persona e dei gruppi sociali?
«Sì, certo, la trasmissione sinaptica e l'attività dei neuroni che subisce queste modificazioni influenzano tantissimi aspetti dell'individuo e tantissime caratteristiche e anche naturalmente la personalità. Quindi la vita in un determinato contesto e certe esperienze sono in grado di lasciare delle tracce che si riflettono poi sulla personalità futura».

Lei ad esempio fa riferimento alle scarse cure dei genitori nei primi giorni di vita...
«Le modificazioni del comportamento indotte da un'esperienza traumatica, come quella dell'abbandono da parte dei genitori, cambiano il carattere rendendolo più ansioso, più prono alla depressione e alle turbe dell'emotività, per tutto il resto della vita. E questa particolarità del carattere diventa a sua volta ereditabile. Quindi la particolarità è che non solo i geni sono tramandabili, ma addirittura si possono ereditare e tramandare le modificazioni genetiche indotte dalle nostre esperienze che cambiano il nostro modo di essere che  diventa persistente per il resto della nostra vita, anche se abbiamo perso memoria del momento e dell'evento scatenante, e può addirittura essere trasmesso alla prole».

Quindi resta registrato? Mi ritrovo addosso anche i condizionamenti dei miei genitori e dei miei avi?
«Sì, è così. Sono condizionamenti che si registrano e lasciano tracce».

Dove non c'è attenzione, relazione di qualità, dove non c'è amore, rispetto per la persona, soprattutto per il piccolo, si creano traumi che agiscono anche al livello neuronale e fanno anche ammalare?
«Certamente! È evidente che quel che succede nella vita ci condiziona nel nostro carattere ed influenza anche lo sviluppo delle malattie anche fisiche».

Ma è vero anche il contrario: dove c'è rispetto, dove c'è amore le sinapsi godono, stanno bene e c'è salute?
«Sì, anche questo agisce al livello della trasmissione sinaptica in senso opposto, favorendo reazioni di adattamento e di comportamenti di salute mentale, laddove invece la scarsità dell'accudimento dei piccoli scatena in loro reazioni successive di disagio mentale».

E visto che le sinapsi sono plastiche, possiamo parlare di una speranza per ogni persona, al di là dei condizionamenti e dei geni?
«Con assoluta certezza, c'è sempre una possibilità di recupero, è evidente!».

Insomma nessuno è sempre così perché il cervello è prestampato e immutabile? Possiamo dire che si può migliorare, diventare più socievoli, più felici, più creativi?
«Assolutamente sì».                         

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IL SISTEMA NERVOSO

Il sistema nervoso umano è il centro di comando e di controllo delle informazioni, proprie dell’individuo o acquisite dall’esterno. Il suo ruolo è essenziale dato che interviene in tutte le attività del nostro organismo. é suddiviso in due sottoinsiemi: il sistema nervoso centrale e il sistema nervoso autonomo, definito anche sistema neurovegetativo. In modo molto sintetico possiamo sostenere che il sistema nervoso centrale elabora gli stimoli provenienti dal sistema nervoso periferico e controlla il pensiero ed i movimenti consapevoli. Il sistema nervoso neurovegetativo, la cui attività è nettamente predominante nell’essere umano, è responsabile di tutta l'attività inconscia dell'individuo. Da esso dipendono le funzioni organiche come anche quelle psicologiche, emotive o di difesa.

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Chi è il professor Diego Centonze

Diego Centonze è un importante neuroscienziato, nato a Lecce nel 1970.   è professore associato di neurologia all’Università di Tor Vergata, Roma. Medico specialista in neurologia e psichiatria, è anche un brillante ricercatore. Ha pubblicato moltissimi contributi scientifici sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali. Dirige il Centro di Riferimento Regionale per la Sclerosi Multipla presso il Dipartimento di Neuroscienze del Policlinico Universitario di Tor Vergata di Roma e coordina insieme al Prof. Marco Salvetti il Centro inter-universitario per le terapie neurologiche sperimentali (CENTERS). A ottobre del 2005, la prestigiosa rivista scientifica americana “Science” gli ha dedicato una intervista e un editoriale, includendolo tra i 6 neuroscienziati di fama internazionale distintisi per contributi scientifici particolarmente significativi. Nel 2010 ha ricevuto il prestigioso Premio Rita Levi Montalcini dalla Fondazione italiana sclerosi multipla per la sua attività di ricerca sulle relazioni tra sistema immunitario, alterazioni della comunicazione tra le cellule nervose e danno neurodegenerativo in corso di sclerosi multipla. Durante la Settimana mondiale del Cervello (11-17 marzo) tratterà in particolare i temi della plasticità sinaptica e dell'epigenetica.


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