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Telelavoro: sogno o incubo?

Aziende sempre più propense, ma i dipendenti tentennano: l'assenza di socialità fa rimpiangere la pausa caffè

Ven 01 Mar 2013 | di Maurizio Targa | Attualità
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Lavorare indossando le pantofole. Dimenticare caro benzina, traffico congestionato, treno superaffollato e sempre in ritardo. Chiamare i colleghi da casa e preparare una presentazione in salotto, organizzare un incontro dal tinello o chiudere un progetto col gatto sulle ginocchia. Un paradiso. O forse no?
 
Numeri inequivocabili
Il lavoro a distanza è una realtà oggi sempre più diffusa, ma continua a dividere psicologi e scienziati. La rivista americana Forbes ha annunciato come il 2013 sarà l'anno del lavoro da casa, almeno per quanto riguarda gli USA. Oggi sono quasi tre milioni gli americani che chiamano stabilmente 'ufficio' una stanza nel loro appartamento, e la tendenza è in costante aumento: già adesso i dipendenti e i liberi professionisti a stelle e strisce che lavorano in house almeno una volta la settimana sono più di trenta milioni. Secondo una recente ricerca della Confindustria britannica, anche nel Regno Unito quasi il 60% dei dipendenti delle più grandi aziende ha la possibilità di lavorare di tanto in tanto senza spostarsi. Per "World Future Society", nel 2018 saranno un miliardo e mezzo, al mondo, gli impiegati casalinghi. «Con l'aumento del costo della benzina e degli affitti per gli uffici - scrive l’editorialista Brett Caine su Forbes -, diventa sensato economicamente considerare delle alternative agli uffici centrali. Il lavoro del futuro sarà nomade». E, seppur lentamente, anche in Europa si sta affermando la tendenza: la media UE è del 18%, con un abisso però tra la ricordata Gran Bretagna o i paesi scandinavi, in cui i pantofolai superano il 30%, e l'Italia, con un misero 5% registrato nel 2009. In Francia gli occupati che vedono i colleghi solo su Skype sono ormai più di due milioni, e hanno ottenuto nel marzo 2012 una legge che riconosce il loro status.

Reazioni controverse
All’inizio del 2013 l'Università di Stanford (USA) ha pubblicato i risultati di un lungo esperimento, il cui responso non ha fatto che confermare quanto emerso da precedenti analoghe ricerche: il lavoro da casa aumenta la produttività e il benessere dei dipendenti. Anche la Commissione Europea ha indicato il telelavoro come uno degli strumenti da incentivare per aiutare la crescita dell'occupazione da qui al 2020. Tutto ok insomma? Quasi: in maniera oltremodo sorprendente, altri studi parlano invece di aumento di solitudine generato dall’isolamento dai colleghi, e soverchie difficoltà nel gestire un orario che si espande ben oltre le otto ore giornaliere.
Di fronte alla scalata dei numeri, insomma, il dibattito sulle conseguenze si è reso urgente: lavorare da casa aiuta le imprese o crea soltanto confusione? Migliora o peggiora la vita degli impiegati?
La stessa Università di Stanford ha provato a dare una risposta, coinvolgendo in un ulteriore studio alcuni dipendenti di una multinazionale cinese. Circa 200 impiegati al centralino hanno accettato di seguire l'esperimento e per nove mesi si sono divisi in due tronconi: chi lavorava da casa in una stanza dedicata con cuffie e computer e chi è rimasto in ufficio. Alla fine del periodo i ricercatori hanno dimostrato un incremento di produttività del 13% fra i dipendenti che avevano scelto di seguire l'attività dal loro appartamento. Non si tratta solo di aver aumentato la capacità di portare a termine le richieste, scrivono gli studiosi interrogati in merito, i centralinisti stanziali avrebbero detto di sentirsi più soddisfatti e di aver avuto meno contrasti con i capi e i colleghi: l’habitat più silenzioso e calmo avrebbe permesso di fare più telefonate e prendersi meno pause per staccare dal caos. Alla fine dell'esperimento però, liberi di scegliere la loro futura collocazione, soltanto la metà di essi ha continuato a lavorare da casa: gli altri sono tornati in ufficio: la solitudine li aveva schiacciati e la nostalgia della macchinetta del caffè aveva preso il sopravvento!

Un’incognita, parola d’imprenditore
I lati controversi del lavoro immateriale sono stati ben ribaditi anche da Marcello Albergoni, senior sales Manager di LinkedIn. «Il nostro social network rende immateriale la ricerca di nuovi talenti o l'offerta di lavoro, ma si sente ancora la necessità dell'incontrarsi di persona - ha raccontato in un’intervista a Wired.it -: in Rete si selezionano i candidati e LinkedIn dà la possibilità di inviare proposte direttamente online, ma è una scelta ancora minoritaria». Smartphone, tablet e wireless non sono riuscite a trasformare il mondo del lavoro; dal manager all'impiegato, anche in un'azienda fortemente proiettata verso la Rete tutti rimangono saldamente legati all'ufficio, quel luogo oscuro che molti odiano, ma di cui non si può fare a meno. «Dopotutto, anche quando lavoriamo con un tablet o un computer, è naturale mostrare al collega ciò che si ha sullo schermo, gesto molto più forte di qualsiasi slideshow o condivisione di documenti in cloud».
In maniera analoga la pensa anche Mark Catchlove, manager di Herman Miller ed esperto dell'ergonomicità del posto di lavoro.
«I dipendenti non vogliono lavorare dall’abitazione per due motivi - ha spiegato a Forbes -: pensano che relegarli a casa sia una mera scelta economica dettata dal risparmio e ciò sminuisce l'azienda di fronte al dipendente. Poi, se i manager stessi sono sempre in ufficio, perché i dipendenti dovrebbero lavorare da fuori?».

Il colpo di genio? Alla toilette
È paradossale quindi l'inversione di tendenza cui si assiste, che pare un ritorno al passato. Tablet e smartphone rimangono centrali quando non si è in ufficio, ma il grosso del lavoro va svolto in un luogo condiviso che sia fisico. «Studi recenti hanno dimostrato come lo spazio antistante ai distributori del caffè - sentenzia Catchlove - sia la più efficace sala riunioni delle aziende. Lì nascono le idee geniali». Esempi illustri sono gli uffici di Google o di Facebook, spazi dove si è liberi di muoversi e di riunirsi: una partita a biliardino o un prato in pieno sole, insomma, meglio delle più accoglienti sale riunioni. Il problema è che le nuove generazioni l'hanno capito, ma i vecchi dirigenti rimangono saldi sulle loro posizioni: «Per realizzare un cambiamento epocale nella gestione delle risorse non ci vuole molto, basta che i manager rinuncino alla loro "voglia di controllo totale” a favore di un sistema che dia degli obiettivi e un tempo entro cui realizzarli!».
La strada per raggiungere la meta dovrebbe essere affidata alle scelte del dipendente, come avviene all'Università, dove si conosce la data dell'esame, ma poi ciascuno gestisce come vuole il tempo dedicato allo studio. Con un sistema del genere si supererebbe la paura di vedere i dipendenti su Facebook come dei fannulloni, il tablet e lo smartphone permetterebbero di lavorare ovunque ma sempre all'interno dell'azienda. Anche in bagno, altra insospettabile fucina di idee geniali: «Dati alla mano, chi siede vicino alla toilette produce più degli altri perché si prende più spesso delle pause, e soprattutto incontra gli altri!».                             

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Attenti alle truffe!

Lavorare da casa è allettante, ma attenzione: capita sempre più spesso di imbattersi in annunci che promettono di guadagnare 7-800 euro la settimana con un semplice lavoro da casa. Tutto ciò che si richiede è un collegamento ad internet, telefono, qualche ora giornaliera disponibile e raramente altri requisiti. In altri casi, per circa 1500 euro mensili, si chiedono lavoretti manuali a domicilio, alla fine dei quali verrà corrisposto il compenso. Ma spesso queste sono truffe. Oltre alle denunce di Striscia la Notizia, continuano ad esserci numerose testimonianze riguardo al fenomeno e soprattutto molta gente continua a cascarci. Spesso tutto si risolve nella spedizione da parte della sedicente “azienda”, come nel caso documentato da Striscia, di un pacco che il presunto lavoratore dovrà pagare a sue spese, nel caso dell’inchiesta si trattava di dipingere quadranti di orologi grandi e piccoli. Viene inviato a domicilio un pacco completo di materiale scadente che bisogna pagare circa 69 euro e che il mittente si riserva di riacquistare a decorazioni compiute. Ovviamente alla fine del mese non si riceve neanche un euro perché l’azienda non si dichiara interessata a riprenderlo. Una truffa al 100%.

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CI VUOLE DISCIPLINA!

In Italia stenta a decollare, forse perché siamo troppo legati all’idea del posto fisso, in un posto fisso. Ma si può essere anche contrattualizzati o lavorare per una azienda, stando comodamente a casa. Per trovare le offerte legate al telelavoro, cliccate su www.elance.com, un bacino sicuro dove trovare tutte le richieste relative a questo ambito. Tanti sono i vantaggi - parlo per esperienza personale - come l’indipendenza, la possibilità di portare avanti più progetti, il risparmio della benzina, lo stare nella propria stanza, il poter lavorare in poltrona o a letto, se siete ammalati. Ma non dimentichiamo gli svantaggi: manca una legislazione specifica e non ci sono orari delimitati di lavoro. Inoltre, se decidete di optare per questo tipo di lavoro, senza avere contratti, cercate di capire se siete davvero in grado di gestirvi come se foste i vostri manager: ci vuole disciplina per non lasciarsi andare e ci vuole molta energia per dedicare del tempo agli aspetti economici e al cosiddetto “recupero crediti”!


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