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Crowdfunding, il boom delle idee sul web

La rivoluzione su internet che finanzia progetti dal basso: business, creatività, solidarietà e... prestiti senza le banche

Ven 01 Mar 2013 | di Patrizia Santo | Soldi
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Regalare, sostenere, investire, prestare. Insieme. Non solo crisi! Benvenuti nel mondo del “crowdfunding”.
Letteralmente “finanziamento della folla”. Presenti un progetto sul web e la comunità virtuale, se gli piace, te lo finanzia. È la colletta del ventunesimo secolo, l'ultimo grido tra le comunità virtuali che corre come un virus sul web.

IL VIRUS BUONO CORRE SUL WEB
Un virus buono, che nasce dalla voglia di condividere, di partecipare, di darsi una mano e sostenere la creatività, l'intelligenza ed anche il business di chi ha un'idea nuova e valida, ma non ha i soldi per realizzarla. Tutto dal basso.
È la stessa filosofia che ha generato Wikipedia, la celebre enciclopedia su internet letta da oltre 365 milioni di persone ed aggiornata da autori in tutto il mondo, che lavorano gratis per una causa in cui credono. Il presidente degli Usa Obama con la colletta on line ci si è pagato la campagna elettorale nel 2008. Nei primi 11 mesi del 2011 sono stati raccolti a livello mondiale circa 1,5 miliardi di dollari (oltre un miliardo e 100 milioni di euro) secondo una ricerca della Massolution, società specializzata nello sviluppo di soluzioni attraverso il "crowdsourcing", la condivisione di risorse. Così oltre un milione di progetti hanno ottenuto il finanziamento richiesto. Ma i numeri sono più alti, visto che l’analisi riguarda solo 170, meno della metà, di tutti i siti di crowdfunding.
«Questo fenomeno è cresciuto molto velocemente,  prima all'estero, poi in Italia – conferma ad Acqua & Sapone Daniela Castrataro, coautrice della prima analisi sul crowdfunding in Italia recentemente pubblicata - dove questo mercato è molto vivace . E continuerà a svilupparsi». In Italia, dal 2005 al novembre scorso sono stati finanziati con successo circa un progetto su 3, per un totale di 2.477 progetti per oltre 13 milioni e 270mila euro complessivi.
HAI UN’IDEA?
LANCIALA IN “PIATTAFORMA”!
Un'indagine della società Gartner, leader mondiale nella consulenza strategica, ricerca e analisi nel campo dell'Information Technology, prevede che il 2013 sarà l'anno più grande per questo fenomeno in continua evoluzione ed espansione. Tutto si muove su appositi siti, chiamati piattaforme. Tra le più popolari al mondo ci sono IndieGoGo, nata "per democratizzare la raccolta fondi" e "dare potere agli imprenditori creativi", Kickstarter e Kapipal, fondata dall'italiano Alberto Falossi.
Non c'è limite al tipo di iniziativa, dalla solidarietà al progetto imprenditoriale, dall’espressione artistica al business. Anche le pubbliche amministrazioni possono trovare fondi con questi canali. I settori e le iniziative sono le più disparate: dalla beneficenza alla sanità, da progetti a servizio di enti pubblici e comunità all'avvio di una nuova azienda. Dalla vendita di un nuovo prodotto alla richiesta di un prestito per sposarsi o cambiare auto o curarsi denti, fino al microcredito ai piccoli imprenditori nei Paesi del Sud del mondo. Se uno ha un'idea, non c'è più da nasconderla in attesa di avere i capitali. Al contrario, qui si scambia, si mettono in circolazione invenzioni e intraprendenza, passioni ed esigenze. È questo il capitale più forte che offre il crowdfunding: le relazioni e la fiducia reciproca. Di solito si paga una piccola commissione a chi gestisce la piattaforma: dal 2 al 25% dei fondi raccolti, a seconda dei casi. In Europa siamo intorno ad una media del 7%. Ma alcuni non chiedono niente, come Kapipal, che aiuta a raccogliere soldi per qualunque tipo di progetto. Gratis è anche  la nuovissima Crowdfunding Italia lanciato ad ottobre 2012.

REGALARE, INVESTIRE,
PRESTARE
Questi sistemi si suddividono fondamentalmente in 4 grandi categorie: “donation” (donazione), “reward based” (chi mette i soldi riceve il prodotto lanciato, un gadget simbolico o un ringraziamento), “equity based” (compravendita di azioni a sostegno del progetto) e “social lending” (prestiti). La donazione è all’insegna della gratuità a favore di iniziative benefiche del settore no-profit. Oppure si offrono soldi in cambio di una ricompensa (reward) non monetaria, in base all'importo versato. Il gruppo rock Marillon nel 1997 ci si è pagato la tournée in America tramite una raccolta fondi su internet. In Inghilterra circa 12mila associazioni di beneficenza hanno raccimolato la bellezza di oltre 700 milioni di sterline (oltre 800 mln di euro) dal 2000 al 2011. Il reward based è il modello più diffuso al mondo, che ha portato a successi da capogiro attraverso le prevendite dei prodotti proposti. Sono diverse le piattaforme che utilizzano questo sistema, la più nota è Kapipal, prima piattaforma internazionale per il crowdfunding personale. Modello innovativo è quello della neonata Starteed, anch'essa italiana, che offre un ritorno economico reale a chi partecipa ai progetti. Con il terzo modello, l'equity based, si raccolgono fondi in cambio di azioni. Somiglia al classico investimento degli azionisti che partecipano ad un'impresa ciascuno con proprie quote. Ad es. GrowVC, nata nel 2010, ha aiutato 4.500 start up in 190 Paesi. Poi è arrivata Crowdcube, prima piattaforma al mondo per soluzioni di finanza aziendale. Attraverso quest’ultima, il gruppo Rushmore si è assicurato 1 milione di dollari in sole 4 settimane versati da 143 investitori per finanziare lo sviluppo di bar e locali a Londra.

ITALIA ALL’AVANGUARDIA CON GLI USA
Nell’àmbito “equity” l'Italia, come gli Usa, è all'avanguardia al livello normativo: ad ottobre è stato  introdotto nella nostra legislazione l’equity-based crowdfunding, anche se limitatamente alle "start up" dell'high tech, cioè alle nuove imprese in fase di lancio nel settore della tecnologia avanzata. Per primavera si attende la regolamentazione da parte dell'autorità di vigilanza sulle società e la Borsa, la Consob. Infine, il social lending offre la possibilità di dare e ricevere prestiti senza banche. In Italia sono due i siti dedicati a questa attività: "Smartika" e "Prestiamoci".

SAGGEZZA DELLA FOLLA E SICUREZZA
Ma chi garantisce? Chi ci  mette al riparo dalle fregature? Il vaglio e l’affidabilità stanno nella “saggezza della folla”, giurano gli addetti ai lavori. “Nel crowdfunding quell’insieme di tanti giudizi individuali aiuta a valutare un business plan e testare un prodotto sul mercato, il tutto basato sui modelli di fiducia reciproca che sono presenti sul web”, spiega l'e-book Crowdfuture recentemente uscito in occasione della prima conferenza italiana su questo nuovo universo a Roma. Chi sgarra si rovina la reputazione e a colpi di clic viene sbugiardato ed esce dal giro.
Si paga di solito con i collaudati sistemi paypal (usato nel 62% delle piattaforme) e Amazon Payments, ma alcuni accettano pure bonifici o carte di credito. «Nel caso dei prestiti quasi tutti restituiscono i soldi» sottolinea Daniela Castrataro. In Italia, le due piattaforme per i prestiti Smartika e Prestiamoci risultano come Istituti di Pagamento, quindi intermediatori abilitati e vigilati dalla Banca d'Italia. Al livello internazionale, con Kiva, tra le più forti piattaforme per i prestiti agli imprenditori nei Paesi in via di sviluppo, quasi il 99% delle aziende ripaga il debito. 
BOOM IMMINENTE
«Sarà il meccanismo finanziario che definirà il nostro futuro e permetterà il cambiamento. Per l'Italia il quadro è particolarmente roseo in quanto il governo si è impegnato verso il crowdfunding e la comunità è ricca di imprenditori pronti a passare al prossimo stadio» scrive l'esperto Dan Marom, autore del bestseller "The Crowdfunding Revolution", libro su come raccogliere capitali utilizzando i social media. Non a caso Barack Obama ha legalizzato l'equity crowdfunding (compravendita di azioni) ad aprile 2012. Novità definita come «uno degli eventi pià importanti del prossimo anno per gli imprenditori e le piccole aziende statunitensi» da Jason Best,  pioniere del settore e consulente di Obama. Per l'anno in corso le ricerche prevedono la possibilità di raccogliere ben 6,2 miliardi di dollari nel mondo. Secondo la ricerca della Massolution il crowdfunding crescerà, con impennate anche del +300% per l'equity-based. E forse non si parlerà più solo di crisi e mancanza di risorse, si capirà magari che il vero capitale non sono solo i quattrini, ma anche le relazioni, la fiducia tra persone, la voglia di darsi un mano, il guadagnare senza fregare gli altri.                                       

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Pebble, 10 milioni di dollari in 1 mese

Proprio non se l'aspettava il giovanissimo Eric Migicovski  (foto) creatore del  Pebble, l’orologio che fa interagire iPhone e dispositivi Android. Il 25enne aveva lanciato l'idea fissando un budget di 100mila dollari per realizzare il prodotto. In un mese ne ha raccolti 10.266.844 ordinando una marea di Pebble. Ha così superato i record precedenti: quello del braccialetto per iPod nano TikTok+LunaTik Multi-Touch Watch che in meno di un mese, tra novembre e dicembre 2010, ha raccolto 942.578 dollari (il target di partenza era pari a 15.000). E poi quello del dispositivo Elevation Dock per iPhone che a febbraio 2001 ha raccolto ben 1 milione e 464mila dollari sempre su Kickstarter.

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Prestiti senza banche

Sono due finora i portali internet per lo scambio di denaro in Italia, entrambi abilitati e vigilati dalla Banca d'Italia.  Smartika.com permette di ottenere prestiti personali da 1.000 a 15.000 euro e prestiamoci.com da 1.500 a 25.000 euro. Da un lato raccolgono soldi da privati e dall'altro li erogano ad altri privati, per le esigenze più disparate. I tempi di restituzione sono 12 mesi (solo per Prestiamoci) e 24, 36 e 48 mesi. I prestatori ottengono un rendimento sui capitali investiti. Grazie all’incontro diretto tra domanda e offerta, i tassi applicati sono più convenienti di quelli tradizionali. Finora il social lending è il modello più "cliccato" in Italia. Smartika dichiara di aver erogato complessivamente 1.691 prestiti per oltre 9 milioni e 650mila euro. Il più giovane Prestiamoci ne ha finanziati 321.


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