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Susanna Tamaro: fuori da ogni ipocrisia

La scrittrice più letta non scrive per il successo, ma per trovare la strada per tornare all’umanità, senza nessun narcisismo

Ven 01 Mar 2013 | di Alberico Cecchini | Interviste Esclusive
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Susanna Tamaro è grande perché è umile. Con onestà e grande coraggio ci offre nel suo ultimo libro la sua storia più intima, le sue sofferenze più profonde, le sue lotte e le sue conquiste. Ci racconta di quando era piccola e sa scavarti dentro questa bambina che s’interroga sulla vita, per necessità di sopravvivere al tremendo non amore dei genitori. Non amore di cui arriva a intuire i motivi analizzando la storia dei suoi avi. Ti tocca nel profondo quella piccolina e non puoi non amarla subito, così sola, con un peso troppo grande sulle spalle.
La incontro a casa sua, è la seconda volta che la vedo, ma è come se ci conoscessimo da sempre e in sostanza è così, io leggendo i suoi libri, lei apprezzando questa rivista da molti anni tanto da averci anche scritto per un periodo. Alla fine più che un’intervista è uno scambio prezioso: Susanna Tamaro è una persona che sa ascoltare davvero, cogliendo l’essenza. Libera da ogni intellettualismo o ipocrisia.

Bosco, frutteto, orto e tanti animali: un piccolo Eden nel silenzio delle colline umbre, quanto la natura l’ha aiutata a riscoprire la sua natura umana?
«La passione per le scienze naturali è la radice profonda della mia scrittura, nel passato entrare nella meraviglia dell’universo è stata un’ancora di salvezza che, appena prima del naufragio, mi ha sottratto all’incomprensibilità del mondo degli uomini. Comprendere cosa ci sta intorno, dare un nome ed un ordine a tutto mi ha aiutato inconsciamente a combattere il disordine che avevo intorno e che era entrato in me. Vede tutte queste querce qui le ho piantate io, erano poco più che fuscelli. Come anche il frutteto e l’oliveto. è bello veder crescere anno per anno qualcosa che si è piantato con le proprie mani».

Ho divorato il suo ultimo libro, mi ha commosso la descrizione della sua sofferenza in così tenera età.
«Un bambino è amore e si attende solo amore, specie dai genitori, non ha nessun Thanatos, nessuna morte, ma è solo Eros, solo amore.  Tantissimo dipende dai nostri primi anni, da come veniamo accolti nella vita. La mia fragilità proviene dal terrore che ho vissuto per tutta la mia infanzia. Fragilità che spesso viene scambiata per asocialità. Spesso le persone non capiscono il mio desiderio di vivere appartata, protetta, mi rimproverano di non andare abbastanza in giro, di non fare incontri. Ma il mio equilibrio precario non me lo permette. Tutto mi stanca, tutto mi ferisce. E l’origine di questo mio disagio è da cercarsi là, nella mia infanzia a Trieste».

La scienza oggi pone sempre più l’accento per il sano sviluppo della persona sull’importanza delle relazioni nei primi anni di vita e fin dal grembo materno: cosa ha comportato per la sua vita l’abbandono in cui è cresciuta?
«Piangevo senza tregua. La notte terrorizzata dal buio non chiudevo mai occhio. A scuola studiavo molto, ma capivo poco, ero persa nei meandri della mia mente. Desideravo vivere dentro un iceberg, come dico nel libro. Già dalla scuola materna la maestra allertò mia madre su una mia possibile malattia mentale. Ma quando un dottore le ingiunse di presentarsi con il  suo  compagno - che aveva preso il posto di mio padre - alla seduta seguente, mia madre si alzò di scatto dicendo: “è lei la pazza non noi!” e uscì sbattendo la porta. Poi un giorno uno psichiatra mi disse che mia madre era malata, che soffriva di una sorta di schizofrenia: fu allora che iniziai a capire quanto veleno mi era stato inoculato».

Nella durezza sua madre perlomeno con lei è stata più vera di molte mamme, non fingeva amore come molte donne che non riuscendo ad avere vero amore per i figli li soffocano oppure li ingannano… magari senza rendersene conto...
«è vero, infatti è quello che è successo a mio fratello più piccolo, che, come racconto nel libro, è stato ingannato vivendo i primi anni in quella che all’esterno era una  famiglia perfetta che viveva una bella favola, ma in realtà, all’interno, era un film dell’orrore. è cresciuto con un uomo che non era suo padre, ma fingeva di esserlo, e con una madre che non si accorgeva della sua sofferenza. Mio fratello ha pagato più di me, perché, oltre al non amore,  ha vissuto anche in un’immensa falsità. Infatti è stato molto colpito da questo libro e mi ha ringraziato molto. Fare luce sui suoi primi anni lo sta aiutando molto».      

Complimenti per il coraggio di andare così in fondo, è un atto di amore molto coraggioso, ci stimola a prendere più seriamente la nostra storia personale.
«Molte persone mi scrivono ringraziandomi perché i miei libri le hanno aiutate a comprendere meglio qualcosa della loro vita. Io non ho figli, ma ho un profondo spirito materno che mi porta a desiderare di intervenire nelle sofferenze delle persone, come anche del resto degli animali. Faccio parte da alcuni anni de “La coscienza degli animali”, un’associazione di persone che si battono per evitare inutili torture agli animali. Uno scandalo troppo spesso passato sotto silenzio. Mi piace avere spesso bambini in casa. Ne ho ben tre che vivono con noi qui in campagna e spesso vengono a confidarsi con me in giardino, nella tenda che abbiamo montato apposta per i nostri colloqui estivi».

Lei aveva scartato l’ipotesi di fare la scrittrice, poi su Ponte Sisto sul Tevere ha avuto una sorta di folgorazione e ha cominciato a scrivere senza smettere più: perché?
«Come racconto in un capitolo del libro, per me la scrittura non è un mestiere come un altro, è qualcosa di straordinariamente faticoso e doloroso, è uno squartamento, un bisturi che va fino in fondo a separare la verità dalle falsità, ma non è uno squartamento nichilista. è più  un viaggio nell’oscurità che serve per ritrovare uno squarcio di luce, la strada per ritornare all’umanità. Per scrivere, inoltre, bisogna essere molto severi con se stessi, non ci deve essere nessun innamoramento per le “belle parole”, nessun ascolto per le sirene del narcisismo. Si scrive per vedere, non per farsi vedere».

Perché ritiene che senza l’intervento di sua nonna non si sarebbe salvata?
«Perché in un momento cruciale ha saputo accostarsi a me con grande rispetto, senza giudizio. Non era la parentela la cosa importante, ma il fatto che anche lei camminava verso la verità, dopo aver sofferto tutta la vita la superficialità e la falsità delle relazioni. Forse neanche lei si sarebbe salvata se non avesse incontrato una sua amica sopravvissuta ad Auschwitz e soprattutto Maria, la persona che le è stata più vicina negli ultimi anni, una maestra elementare in pensione.
Nessuno si salva se rimane solo. Maria era pura luce, aveva una fede limpida, senza ombre, una fede che in qualche modo l’ha aiutata a riavvicinarsi alla chiesa. Maria è  morta esattamente due anni fa nel marzo 2011 a 103 anni. Sono andata a trovarla poco tempo prima e in quel nostro ultimo incontro benediva ogni suo alunno, se li ricordava tutti, volto per volto, nome per nome. Guardando fuori dalla finestra, sorrideva e benediva tutto: gli alberi, gli uccelli, i bambini. Per lei tutto era santo, tutto benedetto. Ho voluto chiudere così, con le sue parole questo doloroso e catartico viaggio nel mio dolore infantile. Benedicendolo».



Il nuovo libro, da non perdere
“Ogni angelo è tremendo” è la storia di una bambina che diventa adulta. Di una bambina che impara presto a riconoscere i vuoti che la morte lascia, quei vuoti che somigliano tanto agli abbandoni che la stessa bambina deve subire, da parte di un padre e di una madre desiderati e imprendibili. Di una bambina che non dorme mai, e fa (e si fa) molte domande, a cui nessuno sembra voler o poter dare risposte.
Ma è anche la storia della scoperta del mondo e della sua bellezza, della natura e delle sue forme. Di una bambina che si fa ragazza e si apre ai primi palpiti di amore e amicizia, ai sussulti dei poeti e degli scrittori. Quella donna è Susanna Tamaro, che ci consegna il suo libro più intimo e coraggioso. Un’autobiografia che è anche romanzo di formazione e inno alla vita, nonostante ogni sua oscurità.



Il grande cuore di Susanna
Nell' ottobre del 2000 Susanna Tamaro è riuscita a realizzare uno dei suoi grandi sogni, una fondazione. Non per narcisismo né per megalomania, ma per il desiderio di condividere anche con i suoi lettori i progetti che segue già da anni in Italia, Colombia, India e Congo. La fondazione si alimenta con i diritti dei suoi libri e con eventuali donazioni di terzi e ha come fine la creazione di progetti di sostegno e sviluppo per le categorie più deboli, soprattutto donne e bambini e persone in stato di disagio in Italia e nel mondo.


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