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Gianna Jessen: La vita vince sempre

Volevano farmi nascere morta, sono venuta al mondo paralitica e ora corro le maratone!

Ven 01 Mar 2013 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Sei ancora capace di riconoscere ed accogliere il miracolo della Vita? Vuoi correre il rischio di farti scuotere l’anima dalla potente testimonianza di Gianna Jessen, “la bambina di Dio”? Prova a rispondere senza pensare e continua a leggere, dimenticando tutto quello che credi di sapere: c’è un grande dono che ti aspetta.

Gianna, il tuo entusiasmo e il tuo sorriso sono contagiosi. Eppure, fin dall’inizio la tua esistenza è stata segnata da grandi sofferenze.
«La mia voglia di vivere è sempre stata grandissima, fin da quando ero nella pancia di mia madre; anche se lei era rimasta molto confusa dal mio arrivo. I miei genitori, appena diciassettenni, al settimo mese di gravidanza, decisero di rivolgersi ad una grande organizzazione abortista. In una delle loro tante cliniche praticarono l’aborto salino che mi condannava a nascere morta, dopo essere stata bruciata e resa cieca nell’utero. Invece, anticipai la mia venuta al mondo di qualche ora rispetto al previsto e, tra la sorpresa di tutti, nacqui pesando 900 grammi, affetta “soltanto” da una grave paralisi cerebrale. Erano le sei del mattino, il medico abortista non era ancora arrivato e l’infermiera chiamò l’ambulanza che mi portò in un ospedale: fu la mia salvezza!».

Ti capita di ripensare a quei momenti nei quali rischiasti di essere uccisa?
«Quando rifletto sulla mia nascita, so che Dio era insieme a me con il Suo Fuoco. Tutti i dottori dicevano che sarei morta nei giorni successivi al parto, ma rimasero meravigliati dalla mia caparbia lotta per sopravvivere. Durante quelle ore credo che Dio abbia messo dentro di me un Fuoco particolare, dicendomi che sarei vissuta per portare il Suo Amore a molte persone sofferenti e per far sentire la voce di tanti altri sopravvissuti all’aborto che spesso incontro, ma che non sono in grado di esprimersi».

Chi si prese cura di te all’uscita dall’ospedale?
«Inizialmente fui portata in una casa d’accoglienza, ma ai gestori non piacevo e così potei rimanerci solo fino al compimento del diciassettesimo mese: sono stata rifiutata spesso dalle persone, ma anche molto amata! In quel momento ero considerata una dei tanti bambini non adottabili, anche per la mia paralisi giudicata scientificamente incurabile. Poi incontrai Penny, una dolcissima donna ora novantenne, che mi ospitò nella sua casa, così come ha fatto nel corso degli anni con altri cinquantasei bambini abbandonati».

Quale fu l’accoglienza nella casa di Penny?
«Lei mi accolse con tanto amore e, senza farsi influenzare dai medici, mi sottopose a tre sedute di fisioterapia al giorno; iniziai subito a migliorare, così dopo un po’ di tempo riuscii a tenere su la testa e poi anche a gattonare. A circa quattro anni iniziai a camminare: fu un vero miracolo, nessuno lo credeva possibile! Mi rendo conto che per molti sarà difficile accettare le mie parole, ma io so di essere viva e guarita grazie all’intervento di Gesù. In seguito, fui adottata dalla figlia di Penny e qualche anno fa, sebbene la mia gamba destra sia tuttora zoppicante, partecipai anche alla mia prima maratona: sapevo di non essere competitiva e ho impiegato ben sette ore per percorrere tutti i cinquantadue chilometri. Però è stato bellissimo, anche perché quando faccio cose ridicole spesso mi sento più vicina a Dio!».

Hai mai incontrato la tua madre naturale?
«Non molto tempo fa, senza preavviso, lei venne a trovarmi alla fine di uno dei miei tanti incontri pubblici. Si presentò e con molta rabbia mi disse: «Tu crei imbarazzo e vergogna alla mia famiglia». Io, vincendo la sorpresa e la tensione, le dissi che già da tempo l’avevo sinceramente perdonata. Poi, di fronte alla sua rabbia crescente, mi allontanai dicendole con chiarezza che la mia esistenza era proiettata verso il futuro e che non potevo permetterle di parlarmi in quel modo».

Cosa hai imparato da quell’incontro?
«Fu un momento molto difficile, ma che ha fatto crescere in me la consapevolezza che ognuno deve lottare per non permettere ai propri genitori o agli altri di influenzare la propria identità. Io sono la bambina di Dio e non la figlia dei miei genitori; ogni persona è esclusivamente come Dio l’ha creata! Guardando mia madre negli occhi, vidi una donna distrutta e compresi non solo la sua sofferenza, ma anche quella di tutte le donne che hanno compiuto un aborto: vorrei portare ad ognuna tutto l’amore che aspettano».

A molte donne in gravidanza si consiglia di abortire di fronte alla possibilità che il proprio bimbo nasca disabile. Cosa ne pensi?
«È una follia! I più deboli e indifesi ci aiutano a migliorare e c’insegnano molta saggezza. Quanta arroganza nel pensare che i più deboli non abbiano diritto a vivere; spesso un bambino è considerato un bambino solo quando fa comodo, mentre in molti casi viene definito un semplice ammasso di cellule. A tutte le donne in gravidanza, magari molto giovani, che si trovano sole di fronte alla scelta di un possibile aborto, io vorrei dire: non perdete la speranza, venite a incontrarmi a casa mia o in una delle mie conferenze, oppure rivolgetevi  ai tanti  centri  di supporto che ci sono anche in Italia».

Quali reazioni suscita la testimonianza che offri negli affollati incontri ai quali sei invitata in varie parti del mondo?
«Ricevo molte manifestazioni d’affetto, ma sono consapevole che spesso la testimonianza dello Spirito Divino, che mi ha fatto nascere viva e poi guarire, scatena forti contrasti: d’altronde questo succede a chiunque cerchi di portare Dio nel mondo! So che la mia storia può provocare divisioni e fraintendimenti, ma fa riflettere e avvicinare anche tante persone non credenti; così come la mia gamba destra semiparalizzata è un segno evidente dell’Amore di Dio per tutti i sofferenti che m’incontrano. Non provo rabbia verso qualcuno e detesto il vittimismo: la mia esistenza è piena di vittorie e voglio portare avanti la mia missione, condividendo con gli altri i doni che il Signore mi ha riservato».

Cosa vuol dire per te essere missionaria?
«La tua domanda mi sorprende, perché l’altra notte ho meditato proprio su questo. Essere missionaria significa arrivare ad amare tutte le persone sole che soffrono nel corpo e nello spirito, per guarire quelle ferite profonde che non hanno voce. Non si è missionari per dimostrare agli altri che abbiamo ragione, ma per portare Amore. Ci sono fin troppe persone che credono di sapere tutto e vanno in giro in nome di Dio: io le prenderei a schiaffi! Vorrei soprattutto che i cristiani comprendessero che il Dio di cui spesso parlano ama allo stesso modo loro e ognuna delle tantissime persone che soffrono nel mondo».

Ascoltandoti, si ha la sensazione di un tuo rapporto personale molto profondo con Dio.
«Ricordo bene che avevo quasi quattro anni quando qualcuno mi parlò per la prima volta di Gesù. Dentro di me ebbi subito la certezza della Sua presenza e percepii la gioia che provavo cantando a Lui. Contemporaneamente, sorse in me la sicurezza che mi avrebbe aiutato a camminare: Gesù è tutto per me! Io tengo molto alla mia libertà e fin da bambina ho incontrato molte persone che cercavano di togliermela: però con il Suo aiuto sono sempre riuscita a tutelarla. Per anni ho sofferto per la vergogna di me stessa e questo purtroppo anche grazie ai falsi insegnamenti di tanti cristiani che dicono di essere liberi, ma in realtà sono imprigionati nella vergogna! Oggi vado in giro zoppicando per tutta la Terra anche per liberare ogni persona vittima della vergogna».

Quali sono i doni più grandi che hai ricevuto da Dio?
«Ho ricevuto tantissimi doni dal Signore, ma i più importanti per me sono la musica e il canto, che mi permettono di esprimere in modo molto spontaneo la mia anima. Inoltre, ho avuto il grande regalo di continuare a credere, come fanno i bambini, alle cose apparentemente impossibili: il loro avverarsi è ogni volta l’occasione per accrescere la mia Fede.

A marzo si festeggia la festa delle donne. Quale messaggio vuoi mandare alle lettrici italiane?
«Ci sono molte donne ferite e arrabbiate che, senza accorgersene, cercano in mille modi di essere notate ed amate, anche attraverso il loro corpo: in passato è successo anche a me. In realtà, ogni donna non può essere una mendicante, perché è degna dell’amore più grande: spesso però, non avendolo conosciuto, non crede alla sua esistenza e permette agli altri di non rispettarla. Io non ho mai avuto un papà e conosco il dolore di tutte le ragazze che hanno vissuto un brutto rapporto con il proprio padre: se non si sanano quelle ferite così profonde, non si potrà mai costruire un vero rapporto di coppia con un uomo. La mia esperienza è che solo l’Amore di Gesù può risolvere questi drammi, aprendoci alla possibilità di incontrare un uomo libero e rispettoso».

Cosa pensi dell’uso strumentale ed ipocrita che molti politici, sia negli USA che in Italia, fanno delle tematiche legate all’aborto?
«Abbiamo bisogno di persone autentiche e libere che esprimano la Verità anche se è in contrasto con la maggioranza, come faceva sempre Madre Teresa di Calcutta; ricordo quando, durante un incontro di preghiera, disse apertamente davanti all’allora Presidente Clinton che è terribile permettere ed incentivare l’aborto. C’è molta confusione sul tema dell’aborto, con tanta ipocrisia e un racconto della realtà fortemente distorto dai mass media. Non mi interessa schierarmi e non mi preoccupo delle grandi manovre delle lobby politiche e finanziarie: quello che conta è che alla fine a vincere sono sempre Dio e la Vita».                                 

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GENOCIDIO SILENZIOSO

L’OMS parla di circa 44 milioni di aborti volontari ogni anno, una strage: basti pensare che il totale delle persone morte durante la Seconda Guerra Mondiale (1939 – 1945) è stato di circa 50 milioni. A livello mondiale ogni anno, una gravidanza su 5 termina con l’aborto, ma nell’Europa dell’Est si registra il tasso di abortività nettamente più alto. In Cina vigono l’obbligo del figlio unico e l’aborto forzato che, come in India, hanno portato alla diminuzione delle nascite femminili. In Italia, sebbene il tasso di nascite sia tra i più bassi del Pianeta, il numero medio di aborti annui è di circa 130.000. Le adolescenti che ricorrono all’aborto sono in preoccupante aumento, soprattutto in Gran Bretagna, dove è permesso alle cliniche abortiste di farsi pubblicità su tutti i media e si può ricorrere all’interruzione di gravidanza fino alla 24esima settimana; in molti altri Stati, compresa l’Italia, l’aborto è consentito fino alla 12esima settimana di gestazione.

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LA FORZA DELLA VITA

L’aumento del ricorso all’aborto in fasi avanzate della gestazione (in Gran Bretagna è permesso fino alla 24esima settimana), la diffusione di farmaci abortivi  o cosiddetti post concezionali (come la pillola dei giorno dopo), unitamente al miglioramento delle conoscenze mediche prenatali, sono alcuni dei fattori che stanno provocando un incremento di bambini sopravvissuti all’interruzione di gravidanza. Questi avvenimenti, oltre  che porre rilevanti quesiti di ordine medico-scientifico, suscitano molti interrogativi sul reale significato dell’aborto e sul profondo valore della Vita. In uno studio pubblicato nel 2005 sul Journal of Obstetrics and Gynecology, fu riportato il caso di un bambino che con la sua tenace lotta per non soccombere all’aborto ha convinto sua mamma a lasciarlo vivere!
Una ventiquattrenne single di Manchester (Gran Bretagna), già mamma di una bimba, accortasi di essere incinta, decise di interrompere la gravidanza, preoccupata per la sua incapacità di sostenere due bambini. La gestazione era arrivata già alla 22esima settimana e medici privi di scrupoli le somministrarono per ben tre volte dei farmaci abortivi, assicurandole la riuscita dell’aborto. Uscita dalla clinica, nel tragitto di ritorno a casa, la giovane donna rimase sconvolta dal sentire il piccolo muoversi nel suo grembo e decise di rivolgersi all’ospedale per tentare di salvare il bambino. «Quando si presentò da noi – ha affermato il Dott. Paul Clarke, uno dei medici autori dello studio - la donna era stravolta dai sensi di colpa e dalla preoccupazione per la salute del suo bimbo che è sopravvissuto in maniera incredibile. La sua dedizione per salvarlo è stata davvero ammirevole». Il bimbo, nato estremamente debole a quattro giorni dal ricovero, fu sottoposto a cure intensive per ben due mesi, recuperando con il tempo la piena salute. Cosa sarà successo nell’anima di quella giovane mamma che è riuscita a scegliere di far vivere il suo bimbo? Quanta sofferenza e quali inganni, anche inconsci, si nascondono nel cuore delle donne e degli uomini che arrivano alla decisione di non far nascere il proprio figlio? Abbiamo ancora tanta strada da percorrere per sradicare le barricate ideologiche e i facili giudizi. La Vita è un dono immenso che va molto oltre i nostri ragionamenti; la sua forza eterna è vincente, da sempre. Continueremo a combatterla o vogliamo imparare a servirla?   

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Quale Europa?

L’Unione Europea è l’ente al mondo che dona più fondi per politiche abortive, antinataliste e contro la famiglia: per il periodo 2011-2013 ha finanziato l’Agenzia della Popolazione dell’ONU con ben 280 milioni di euro (dati European Dignity Watch). Per cambiare le linee di azione europea in questo ambito, varie associazioni hanno indetto la campagna One of us - Uno di noi "Iniziativa dei cittadini europei" per chiedere all'UE "la protezione giuridica della dignità, del diritto alla vita e dell'integrità di ogni essere umano fin dal concepimento”. Per info e firme entro il 1/11/2013 www.unodinoi.mpv.org


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