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Francesco, ripara la mia casa

Il nuovo Papa e l’esigenza di fare pulizia nella Chiesa

Ven 29 Mar 2013 | di Francesco Buda | Attualità
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 Si è guadagnato subito la simpatia di moltissimi, con la discrezione di uno che non vuole imporre la Fede. «Dato che molti di voi non appartengono alla Chiesa cattolica, altri non sono credenti, imparto di cuore questa benedizione, in silenzio, a ciascuno di voi, rispettando la coscienza di ognuno, ma sapendo che ognuno di voi è figlio di Dio», ha detto ai 6.000 giornalisti che sono andati a trovarlo il 16 marzo. Ora tutti si domandano se andrà fino in fondo sulle piaghe che infangano la nave che è chiamato a guidare: lo Ior, la banca vaticana, e la pedofilia. O ancora meglio, la gestione insana delle cose materiali e la sessualità, quella forza così potente, dono di Dio forte e sacro, così connaturato ad ogni persona, da non potere essere confinata nel legalismo che impone regole senza andare in fondo all'animo e all'inconscio della persona, che sia laico o prete. C'è da sperare che sia utile l'esperienza di Padre Bergoglio come insegnante di psicologia e quindi la consapevolezza che la persona è soprattutto vita inconscia, prima ancora che volontà, disciplina, ragionamento. E che lì, nelle pieghe inconsce dell'anima e dell'identità, s'annida ciò che disturba l'immagine e somiglianza con Dio fino a causare gli attaccamenti al potere, al denaro e le deviazioni anche sessuali.
Pulizia e integrità sono esigenze non più rimandabili né negoziabili. Dal nuovo Santo Padre il mondo si aspetta tutto quel vigore – “dell'anima e del corpo” - che Benedetto XVI ha sentito venir meno, esprimendo in altro modo una gran forza con la coraggiosa rinuncia al suo potere e servizio papale. Serviranno la “spada” e “il fuoco” testimoniati da Gesù, che certo non era uno smielato idealista.
«In questa sorta di clima melenso in cui siamo tutti improvvisamente francescani e papisti, ben presto ci accorgeremo che la scelta del nome Francesco non è né un “vogliamoci bene” né tendenza al compromesso», spiega ad Acqua & Sapone la professoressa Ilaria Molari, direttrice del Dipartimento di Missiologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. è cioè un'esperta della missione della Chiesa nel mondo e di aspetti come la funzione papale.
«Dobbiamo fare attenzione a non pensare che Francesco sia l'equivalente di buonismo - incalza la docente - e ricordare che abbiamo a che fare con un gesuita la cui spiritualità è quella del “sì sì, no no”, senza vie di mezzo. Una bella sfida, un bell'incoraggiamento». Sulla finanza vaticana e sui preti deviati, pare proprio che non ci sia spazio per maleodoranti tiepidezze.
«Penso che su entrambi i fronti, Ior e pedofilia, si applicherà il criterio della tolleranza zero. Senza però dimenticare l'altro criterio evangelico: la misericordia. Misericordia verso tutti, certo, però laddove ci sono state e ci sono situazioni di oggettivo peccato, strutture di peccato radicate all'interno della Chiesa, si pretenderà che la Chiesa sia di esempio e che coloro che devono essere d'esempio lo siano fino in fondo e credo sia evidente che il Papa lo farà. Ritengo che ciò che il Papa precedente sentiva di non riuscire più a fare per mancanza di forze, questo Papa lo farà in maniera determinata. Rispetto allo Ior interverrà senza difficoltà, non ho dubbi che davanti a comportamenti incompatibili con il Vangelo segua questo invece che le leggi del mercato. Certamente i criteri guida saranno quelli della pulizia e della moralizzazione, per riportare l'amministrazione dei beni temporali della Chiesa entro limiti e confini ben precisi di una trasparenza e di un'etica autentica, non solo di apparenza».
Quindi occorre svecchiare, a cominciare dai vertici, e rinnovare la formazione dei futuri preti. «Certamente, serve risanamento e pulizia delle incrostazioni che hanno sfiancato Benedetto XVI», afferma la professoressa Morali. «La Curia romana (praticamente i ministri del governo vaticano, ndr) è arcaica, spesso ostacola invece che sostenere, proprio per la pesantezza di una struttura non rinnovata, che allo stato attuale deve essere completamente rivista. Dev'essere più snella e semplice, e quindi più efficace, una specie di staff a supporto del Papa in comunione coi vescovi. Papa Francesco ha da subito dato un paradigma del suo agire: netta spoliazione di tutti gli elementi non essenziali alla Chiesa, che le sono anzi d'inciampo. Meno lussi, meno aspetti da corte rinascimentale, meno strutture retaggio di un modo di pensare e di agire oggi anacronistico... Sobrietà. Questo farà ripensare molti che invece ancora usano questi strumenti».
Non solo preti, però. «Non c'è nessun criterio e nessun motivo per escludere che a certi livelli anche i laici possano aiutare il Papa - rilancia la Prof Morali -, anzi forse lo potrebbero fare meglio. Il nuovo Pontefice ha parlato più volte di popolo di Dio, di Vescovo e popolo. Quindi le donne e i laici in generale forse avranno un po' più di spazio nello spirito di quel Concilio Vaticano II tutto ancora da recepire». E poi una ventata, magari una bufera, di fresco nei posti dove si formano i futuri pastori: «Credo che il Papa avrà attenzione a come formare oggi i giovani al sacerdozio e a come selezionarli, perché tanti abusi sono anche legati alla mancanza di coraggio di mettere alla porta determinate persone candidate al sacerdozio prima che sia troppo tardi». In effetti è ormai insopportabile lo scandalo delle vocazioni fasulle, di chi mette la tonaca per convenienza e magari poi beve, va a donne, si attacca ai soldi. Servirebbe un rinnovamento dell'istituzione seminario?
«Sì, e non sono io a dirlo, c'è una esigenza corale di ripensare la formazione dei seminaristi e anche quella sacerdotale dopo l'ordinazione, in modo che non crescano in un luogo separato per poi essere gettati nel mondo e ritrovarsi di fronte a problemi, sfide e difficoltà più grandi di loro. Occorre rivedere la formazione alla luce della nuova situazione anche giovanile, affinché formi degli uomini completi e anche santi, possibilmente!». A San Francesco d'Assisi il Signore disse: «Va' e ripara la mia casa».
Mi sa tanto che i lavori sono ricominciati.      

 


Jorge Mario Bergoglio

 

E' nato a Buenos Aires, Argentina, il 17 dicembre 1936. Quarto dei 5 figli nati dal funzionario delle ferrovie Mario e dalla casalinga Regina Maria,  di origini piemontesi e liguri, è laureato in chimica e in filosofia. A 21 anni gli è stata asportata la parte superiore del polmone destro a causa di una grave infezione. Perciò gli osservatori della stampa non lo ritenevano seriamente papabile. Il 20 maggio 1992 papa Giovanni Paolo II lo nomina vescovo ausiliare di Buenos Aires dove diventa poi arcivescovo nel febbraio 1998. è il primo Papa a portare il nome Francesco, a venire dal Sud America e gesuita. Il suo stemma è lo scudo blu con l'emblema del suo ordine, la Compagnia di Gesù: un sole fiammeggiante con dentro, in rosso, la Croce, il monogramma di Cristo (IHS) e tre chiodi, simboli della Passione. In basso una stella simboleggia la sua devozione per Maria e il fiore di nardo richiama San Giuseppe. E nel giorno di San Giuseppe, 19 marzo, ha celebrato la sua prima messa da Sommo Pontefice. Nello stemma conserva il suo motto da vescovo: “Miserando atque eligendo” (“con sentimento di amore [lo guardò] e lo scelse”). 

 


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