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SENZASLOT.IT

2 informatici, stanchi dello strapotere di slot e lobby, creano un sito per segnalare i bar senza le macchinette mangiasoldi. E il movimento è solo all’inizio

Ven 29 Mar 2013 | di Angela Iantosca | Soldi
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Trentenni, informatici, amici da sempre e stanchi del proliferare delle slot machine. Come molti di noi. Ma loro hanno avuto un’idea brillante: dare vita ad una mappa dei bar senza macchinette mangiasoldi, perché un caffè è meno buono quando c’è qualcuno che accanto a te tenta la fortuna o, più verosimilmente, butta quattrini nella speranza di un guadagno facile ed immediato. 

I loro nomi sono Mauro Vanetti e Pietro Pace di Pavia che hanno creato il sito internet www.senzaslot.it per realizzare la mappa dei bar pavesi, lombardi, italiani, dove le infernali macchinette non ci sono.

Una rivoluzione che parte dalla città lombarda considerata la capitale italiana del gioco d’azzardo: una macchinetta mangiasoldi ogni 136 abitanti, 3mila euro a testa spesi in media ogni anno dai suoi 548mila abitanti, bambini compresi. 

«È tutto nato dal fastidio che si prova spesso nei bar. Mentre sorseggi il caffè, vedi la gente che spende lo stipendio o la pensione.
Abbiamo anche notato la sempre più radicata tendenza dei proprietari delle slot di diffonderle nei bar e nelle tabaccherie, invece che nei Casinò, quasi a voler normalizzare il fenomeno, abituandoci alla sua presenza. E l’avventore che nel frattempo beve il caffè rappresenta un ulteriore elemento di rasserenamento».

Come avete operato?

«Abbiamo deciso che volevamo rompere questo meccanismo, spronando anche i proprietari dei bar a dire no alle slot, anche se per loro avere le macchinette determina un vantaggio economico. Loro guadagnano di solito il 5% dell’utile della macchinetta. Ma c’è anche un altro fenomeno che si sta diffondendo: quando vengono a proporre l’installazione, ti offrono anche un fisso mensile, cosa che ti spinge ancor di più ad accettare. A volte, poi, ti fanno firmare dei contratti che prevedono delle penali qualora poi tu decida di togliere le macchinette».

Vantaggi, dunque, ma anche svantaggi.

«Entri in un tunnel da cui è difficile uscire. Tra l’altro si registra un incremento dei furti in quei bar in cui sono state installate le macchinette». 

Ma quale è il vero problema?

«Il problema principale è capire la condizione della povera gente e dei lavoratori dei bar. La condizione dei “giocatori” è simile a quella dei tossicodipendenti. E si arriva anche a chiedere soldi in prestito agli usurai, pur di “giocare”. Sembra un gioco innocente, ma non lo è».

Eppure, sempre più, lo Stato sarà danneggiato da questa epidemia, poiché si parla di costi enormi per la Sanità pubblica.

«Sembra che ancora se ne curi poco perché il guadagno è immediato e il danno colpisce le famiglie più povere. Anche qui c’è una divisione fra classi. Noi parliamo di capitalismo finanziario degli sfigati: il povero “gioca” alle macchinette, il ricco gioca in Borsa».

Quale è stata la risposta da parte della gente?

«Buona! Non ce l’aspettavamo. Ci segnalano continuamente i bar in cui non ci sono o hanno tolto le macchinette. Siamo arrivati ad 800 bar segnalati, diffusi in tutto il territorio italiano. Ed ora stiamo organizzando una mobilitazione nazionale per il 18 maggio: vogliamo far rete. Sappiamo che ci sono molti movimenti simili, molte iniziative. E vogliamo che continui ad essere un movimento dal basso.  Vogliamo che Pavia diventi la capitale positiva d’Italia nella lotta contro le slot machine».   


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