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Metà dei negozi è in chiusura

Anche le nuove aperture sono dimezzate e si va verso la desertificazione commerciale

Ven 29 Mar 2013 | di Alberico Cecchini | Soldi
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Di cartelli Affittasi o Vendesi sulle saracinesche dei locali commerciali se ne vedono ormai molti, anche nelle vie più trafficate. Ma se non interviene un serio cambio di passo, nel giro di 3 o 4 anni di tutte le attività commerciali esistenti metà chiuderà definitivamente. Specialmente i piccoli esercizi tradizionali.
La distribuzione geografica delle chiusure evidenzia una maggior tenuta nel Sud e nelle Isole rispetto al Nord. Il record di chiusure è a Roma e a Torino. Il centro storico più desertificato è quello di Cagliari, con il 31% dei negozi chiusi. Ma nelle periferie delle città il fenomeno è ancora più forte. Il fatto nuovo non è quello delle chiusure che negli ultimi anni è stato sempre molto elevato.
La vera e grave novità del 2013 è il tracollo delle nuove aperture: -50% rispetto al 2012. Nel primo trimestre del 2013 sono circa 6.000, rispetto alle 12.000 del 2012: il dato peggiore degli ultimi 20 anni. Mentre le cessazioni restano sostanzialmente costanti.
La crisi, tuttavia, non solo chiude i negozi, ma, soprattutto, impedisce di aprirli.
Una “desertificazione commerciale” relativa alle attività di piccole dimensioni, che fa crollare il mercato delle locazioni con ben 500mila locali per esercizi commerciali rimasti sfitti in tutta Italia (dati dell’Osservatorio di Confesercenti).
E se le attività chiudono, vengono cancellati anche i posti di lavoro e le famiglie spendono sempre meno, infatti i consumi nel 2012 sono scesi del 3,3%.
Come evidenziato da tutti i manuali di economia e come ormai stiamo sperimentando tutti noi italiani, un esagerato prelievo fiscale procura una grave perdita per lo Stato, piuttosto che aumenti di entrate. Anche l’eccessiva burocrazia introdotta negli anni determina un carico di adempimenti e limitazioni che impediscono il libero esercizio del commercio.
Analizzando i dati ISTAT sul 2009, si è visto come la metà delle aziende nate nel 2004 mancava all’appello dopo solo 5 anni. In pratica, sembra emergere il trend secondo cui quasi il 50% delle nuove imprese non sopravvive più di 5 anni.      

 


 

VENDERE, NONOSTANTE CRISI E TASSE 

Occorre essere forti in tutti i fattori del successo e fare una differenza positiva riconoscibile dai clienti

Già oltre 20 anni fa in Italia si parlava di rivoluzione commerciale, cioè della inevitabile conversione della distribuzione commerciale da tradizionale a moderna. Qualcosa che già era avvenuto nella maggior parte dei Paesi occidentali e che in Italia stentava a decollare.
Già allora era evidente che il piccolo esercizio commerciale tradizionale era destinato a una seria riconversione, pena la chiusura causata dalla impossibilità di competere sul mercato con la distribuzione moderna. Oggi, con la crisi galoppante, le tasse altissime, le banche che non fanno il loro dovere e una presenza sovrabbondante di grandi centri commerciali assistiamo al giro di vite definitivo: non c’è più posto per chi non ha una buona strategia. Una sorta di naturale selezione della specie: di fronte a condizioni ambientali più sfavorevoli, molti soggetti soccombono. Sopravvivono solo in pochi, quelli capaci di adattarsi meglio degli altri alla nuova situazione. I fattori del successo restano sostanzialmente gli stessi: prodotto, prezzo, posizione, pubblicità. Si tratta di quatto piedi di un tavolo e non si sta più in piedi se si punta solo su uno o due di questi fattori. Occorre, quindi, essere competitivi su tutti e quattro i punti. 
Sopravviveranno quelli che hanno un’organizzazione più moderna, come le catene distributive o gli specializzati. Chi è capace di fare una differenza positiva riconoscibile dai potenziali clienti. 
Sopravvive chi ha più informazioni e le sa valutare meglio degli altri ed è capace di informare meglio il suo pubblico. 
Per aprire o rilanciare un’attività commerciale in tempi di crisi occorre conoscere molto bene:

- il settore in tutti i suoi aspetti principali, magari con esperienza diretta pluriennale;

 - il proprio bacino di potenziali clienti nel raggio d’azione della città e su cosa si basano le loro decisioni di acquisto;

- i propri concorrenti: prezzi, promozioni, conti, forza economica, personale, supporto dei fornitori, condizioni di acquisto, assortimento: ciò è necessario anche per differenziarsi strategicamente;

- i fornitori e quale aiuto si può ricevere da essi;

- il conto economico del negozio e gli aspetti finanziari collegati; 

- come comportarsi per coinvolgere emotivamente il cliente e indurlo all’acquisto, pur lasciandolo libero di decidere;

- come attrarre e far entrare nel punto vendita un flusso sufficiente di potenziali clienti.

Usando tutte queste informazioni, è necessario differenziare la propria offerta, individuare uno o più punti di forza su cui puntare a livello di comunicazione e poi farlo sapere bene al proprio target attraverso un’efficace e continua pubblicità.   

 


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