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Pedro Almodovar: Non accetto la morte

“Torno alla commedia per difendermi dalla paura e dall’incertezza”

Ven 29 Mar 2013 | di Manlio Dolinar | Interviste Esclusive
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Pedro Almodovar si è imbiancato, quella testa riccioluta un tempo spettinata e piena di idee, ora è più saggia e tiene in sé anche un sorriso più tenero e malinconico. Il regista iberico ha segnato il ritorno alla democrazia del suo Paese, la Spagna, con un cinema divertente, selvaggio, di liberazione, per poi diventare più riflessivo, drammatico, in alcuni momenti anche tragico e spirituale. Ora, a sorpresa, dopo tanti piccoli e grandi melodrammi, arriva “Gli amanti passeggeri” – in sala dal 21 marzo scorso - e in un attimo si torna agli anni '80. Sembra una commedia sensuale e sessualmente libera sul modello dei suoi esordi, ma sotto, e ce lo spiega lui a Roma, c'è anche molta politica.

Pedro Almodovar torna alla commedia. Come mai?

«Ho un rapporto molto diretto con le persone: quando passeggio a Madrid, tanti, spesso, mi fermano per darmi impressioni sui miei film e la domanda ricorrente era, da un po' di tempo, “quando ci fai una commedia?”. E confesso che anche io ne avevo una gran voglia, così appena ho trovato una storia adatta l’ho fatto. Volevo tornare ai miei toni degli anni Ottanta, da cui mi ero allontanato e volevo rievocarli. È un tributo a un decennio importante per la Spagna, perché rappresentò l’esplosione della democrazia, un momento unico ed esplosivo di libertà».

Lo fa dentro uno spazio chiuso, in una situazione di pericolo. Come sempre nel suo cinema ci sono amore e morte, sesso e parola.

«L’unico modo per difendersi dalla paura e dall’incertezza è l’uso della parola che diventa in qualche modo spettacolo. Ecco la ragione dei balletti e di quei cocktail potenziati alla mescalina. Oggi la televisione si attribusice il potere della parola e dello spettacolo, invece sul mio velivolo entrambi si tornano ad usare per stabilire relazioni tra le persone. Per quanto riguarda il sesso è sempre stato una festa, negli anni Ottanta come oggi, è qualcosa che ci ha dato la natura e che nessuno ci può togliere. La catarsi erotica mi sembrava la maniera migliore per accomiatarsi dalla vita in un momento di estremo pericolo. In Spagna dovremmo pensare a risolvere la crisi con sesso e amore. Ovviamente è un paradosso, ma vivere un rapporto fisico con qualcuno significa mettersi nei panni dell’altro e innamorarsene. E francamente, se lo facesse il governo spagnolo nei confronti del suo popolo, sarebbe magnifico, ma purtroppo non è così».

Ma è molto presente anche il tema della morte.

«Non sono credente né praticante, non ho ricevuto il dono della fede e la morte sarà un elemento eterno nelle mie storie anche per questo: non riesco a viverla serenamente. Dal giorno della fine di mia madre non riesco a non pensarci e continuo a non accettarla e invidio chi invece trova conforto nella religione per questi dolori laceranti».

Lei girò un durissimo film autobiografico sulla sua esperienza in una struttura religiosa, “La mala educación”. Che impressione ha avuto di Papa Francesco?

«So delle sue parole, ma non l'ho visto. Direi che la cosa più saggia sia solo una: al Papa prima facciamogli fare qualcosa, poi decidiamo se lodarlo o criticarlo. Non possiamo conoscere il futuro, sappiamo solo che come tutti noi anche lui ha un passato. La sua esperienza come gesuita è nota, così come le sue idee. Credo però che al di là delle convinzioni personali, la grande sfida per la Chiesa, nel 2013, è quella di diventare un’istituzione che capisca la contemporaneità. Do due consigli al nuovo Papa: che le donne vengano elevate allo stesso rango degli uomini, perché se una decide di intraprendere una carriera come quella religiosa deve avere accesso ai due miracoli, quello del perdono e della consacrazione. Il fatto che ci siano moltissime confessioni che denigrino la donna non corrisponde alla realtà, quindi dovrebbe esserci l'equiparazione del sacerdozio femminile a quello maschile. La seconda cosa: dare scacco matto al celibato, perché scomparirebbe uno dei grandi pesi della Chiesa, quello che riguarda gli abusi sessuali. Quindi se preti e suore potessero avere accesso all’esperienza del sesso, capirebbero meglio anche i fedeli. L’accesso al matrimonio sarebbe importante, con tre tipologie: uomo-donna, uomo-uomo, donna-donna».

Lei ha detto che “Gli amanti passeggeri” è un divertissement, ma anche un film politico. Perché?

«Questo film è senz’altro una metafora chiara della situazione spagnola attuale, questo viaggio senza meta e con un atterraggio forzato è la fotografia del mio Paese, e forse di tutta l'Europa. Vivo la situazione del mio Paese con grande incertezza, anche se non devo dirlo a voi. Sulla vostra Italia non mi azzardo a dare pareri drastici. Certo, però, una cosa posso dirla: mi sembra che la reazione ai tagli anche da voi sia stata molto forte, dimostrando, come in Spagna, che il popolo si sente vessato da leggi che sente come opposte a ciò di cui ha bisogno. E anche se i nostri giornali vi hanno criticato molto, titolando “ingovernabilità”, sono convinto che anche se in Spagna non c'è un Beppe Grillo, il voto sarebbe molto frammentato».

Lei è pessimista?

«Un po' sì, forse è la vecchiaia. Ma mi sembra che per tutti noi questo sia il peggior momento delle nostre democrazie. Di sicuro lo è per noi spagnoli, ho un po' di nostalgia di quello che succedeva trent'anni fa».


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