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Adolescenti soli e web dipendenti

Soggiogati da internet, una nuova patologia tra le mille problematiche giovanili

Ven 29 Mar 2013 | di Maurizio Targa | Media
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Restano incollati allo schermo per ore, fino a perdere il controllo della loro mente. Rapiti dal web, condannati a vagare ininterrottamente nel mare infinito di internet, saltando da un sito all'altro senza pace. Sono i cyber-dipendenti: adolescenti drogati di rete che non staccano gli occhi dal computer, finendo per preferire il mondo virtuale a quello reale. Una forma di "dipendenza comportamentale", ovvero non legata a sostanze assunte, in netta crescita. È la sindrome di Hikikomori, questo il nome della nuova patologia apparsa già nella seconda metà degli anni Ottanta, ma circoscritta al Giappone; che dagli anni Duemila si è diffusa negli Stati Uniti ed ora è approdata ufficialmente anche da noi. Sarebbero 240mila, secondo le ultime stime, i ragazzi italiani che passano mediamente più di tre ore al giorno davanti al pc. Ipnotizzati sino a notte fonda, la dipendenza cresce in special modo tra gli studenti dagli undici ai sedici anni. A segnalare il fenomeno è la Federazione italiana degli ordini dei medici (Fnomceo) che rileva come “le istituzioni italiane non sembrino preoccuparsi troppo di questo fenomeno dilagante”. Non si tratta di ragazzi autistici, ribadiscono i medici, né di persone che soffrono di fobia scolare, anzi il più delle volte riescono a raggiungere la sufficienza nelle materie, ma confermano però la frequentazione dell’ambiente didattico come una sorta di obbligo, visto che poi si ritirano dal mondo reale per calarsi completamente in quello virtuale, rifiutando le attività ludiche e trasferendo tutto in un contenitore, sempre virtuale, che assorbe la loro vita. Una malattia che porta con sé alterazioni del ritmo sonno-veglia e totale limitazione dei contatti interpersonali. Età media degli addicted: dai 16 ai 24 anni.

Le mille facce della piovra

Il rischio della web dipendenza non è che una sfaccettatura tra le problematiche della gioventù 2.0: a tratteggiarne il quadro completo l’allarmante profilo dell’indagine conoscitiva sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, presentata nel febbraio scorso a Roma da Telefono Azzurro ed Eurispes. Il rapporto parla di ore passate al cellulare, un precoce approccio all’alcol, di bambini che sperimentano il gioco d'azzardo, a stretto contatto con l’aggressività che sembra circondarli. Oltre un quarto degli adolescenti afferma infatti di essere stato ripetutamente vittima di brutti scherzi (27,8%), cui seguono provocazioni e prese in giro (26,6%), le offese immotivate (25,6%). Il 17,6% dichiara poi di essere stato continuamente escluso ed isolato dal gruppo. La solitudine appare condizione diffusissima, col paradosso di genitori che li rendono più connessi possibile nell’illusione di controllarli meglio, mentre in realtà l’eccessivo contatto virtuale finisce per alienare i rapporti reali. Il telefonino arriva prima dei sei anni almeno per un bambino su 10; la maggior parte (34,9%) lo ottiene tra gli 8 e i 9 anni, e comunque tra gli under 10 il 57,5% di loro lo possiede. Lo usano soprattutto per chiamare i genitori (73,7%), ma anche per scattare fotografie (61,3%), chiamare gli amici ed inviare sms.

Adolescenza, rischi peggiori

Negli anni successivi va anche peggio, continua lo studio per ciò che riguarda gli adolescenti tra gli 11 ed i 18 anni. Provano malamente a fare i grandi, giocano d’azzardo a soldi, giocando al sesso in rete: uno su dieci invia sms erotici ed uno su tre dichiara di averli ricevuti. Nativi digitali di una società già abbastanza corrotta, i giovanissimi riproducono in modo fedele, compulsivo e integralistico il mondo adulto, con il volano potentissimo delle tecnologie. Travolti dalla crisi, uno su dieci racconta che papà o mamma hanno perso il lavoro, uno su quattro che la famiglia fatica ad arrivare a fine mese, un terzo di loro dichiara infine di essere stato privato della paghetta. La rabbia è diffusissima, con impennate di bullismo a scuola ed il 23% che afferma di sbollirla soprattutto in rete, azzuffandosi sui social network. Sono portati, anche nei rapporti affettivi, ad anticipare la più grave patologia della famiglia: maltrattamenti di coppia in miniatura, instaurando rapporti muscolari e rabbiosi tra fidanzatini. 

Alcool, potentissima sirena

Chi non beve e non si sballa, prosegue il rapporto, è fuori dal coro. Il 51,5% dichiara di assumere alcolici qualche volta. C'é poi chi ammette di farsi un bicchiere spesso (7,8%) o quotidianamente (1,3%). Consumare occasionalmente bevande alcoliche è un'abitudine più diffusa tra le ragazze: il 55% dichiara di farlo qualche volta a fronte del 47,2% dei maschi. Il primo bicchiere di birra/vino si beve tra gli 11 e i 14 anni (45,7%), il 24,8% dopo i 15 anni, mentre ha vissuto in tenera età questa esperienza il 17,8% dei giovani. Solo il 5,5% dichiara di non aver mai bevuto un bicchiere di birra o vino. Il 64% beve superalcolici e due su dieci ammettono di aver iniziato più o meno ad 11 anni. 

Curarsi non è un gioco

Le strutture sanitarie cominciano a prendere coscienza dei vari aspetti del problema: attualmente sono tre i centri di riferimento della Penisola a studiare il fenomeno della internet addiction: il Dipartimento di Neuroscienze cliniche dell'università di Palermo, il Policlinico Gemelli di Roma e l'università D'Annunzio di Chieti. «Quello che ancora non esiste sono cliniche di disintossicazione ad hoc per cyber-dipendenti – ha spiegato recentemente Massimo Di Giannantonio, ordinario di psichiatria all'università D'Annunzio di Chieti. La riabilitazione dei bambini e ragazzi soggiogati dal web non è facile né breve, ed il fenomeno è previsto in crescita esponenziale nel prossimo futuro, tanto che ci si sta organizzando per fronteggiare l'ondata di pazienti. In media ci vogliono dai tre agli otto mesi di terapia di supporto clinico». 

Genitori in discussione

Fondamentale il coinvolgimento parentale, coi genitori che molto spesso non sono consapevoli della gravità del disturbo né hanno le conoscenze per controllare i figli, molto più bravi di loro al pc. E proprio analizzando il problema dalla parte genitoriale, concordano gli esperti, occorre massima cautela: la prima raccomandazione è “mai staccare la spina di colpo”. Togliere il computer bruscamente può infatti significare avere a che fare con gesti auto o etero aggressivi. Occorre mettersi in discussione e considerare che le dipendenze patologiche sono sempre un tentativo di soluzione, il male minore rispetto a un’angoscia strisciante. Invitare i figli ad evitare le esagerazioni da web, certo, ma soprattutto a non dimenticarsi di uscire di casa, magari qualche volta insieme ai genitori stessi, visto che l’”auto confinamento” nel web spesso nasce da una sensazione di isolamento dal resto del nucleo familiare. Un piccolo grande gesto, inoltre, sarebbe auspicabile: imparare a chiedere scusa ai propri figli quando si sbaglia, perché tutte le volte che se ne perde l’occasione può assurgere un senso di colpa che, è risaputo, allontana le persone.

 


 

Web alienazione

Alla domanda “ti capita, quando sei connesso a internet, di non riuscire a staccarti?”, quasi metà degli adolescenti tra i 12 e i 18 anni (47%) ha risposto “qualche volta”, il 14,5% “spesso” e il 7,2% “sempre”. Solo il 30,3% dei ragazzi non ha mai messo in atto comportamenti di dipendenza, anche se con diverse gradazioni, dalla rete. Un terzo di essi (33,9%), inoltre, ha navigato in siti di immagini pornografiche e che esaltano un corpo palestrato (32%); il 19,3% ha visitato siti che incitano alla violenza, all’odio contro gli stranieri (13,1%) e a commettere un reato (12,1%); hanno inoltre navigato all'interno dei siti che esaltano l'anoressia (9,9%) o il suicidio (4,9%). Un bambino (7-11 anni) su dieci si sente spesso solo, seguito dal 21,8% cui capita di vivere qualche volta questa sensazione e dal 24,2% che ne soffre raramente.

 


 

Sms a sfondo sessuale

Il 40,5% degli adolescenti italiani di età compresa tra i 12 e i 18 anni usa il cellulare oltre le quattro ore giornaliere. Soltanto una bassissima percentuale (pari all'1,2%) degli adolescenti non lo possiede. Oltre un adolescente su quattro (25,9%) di età compresa tra i 12 e i 18 anni afferma di aver ricevuto sms, mms o video a sfondo sessuale. Il fenomeno dell’invio e della ricezione di questo tipo di materiale, rivela l’indagine Telefono Azzurro - Eurispes, ha subìto un aumento sorprendente: dal 10,2% del 2011 al 25,9% dell’anno passato. Ad inviare i messaggi sono principalmente amici (38,6%), partner (27,1%) e sconosciuti (22,7%).

 

 


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