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50 anni di Costa Smeralda

L’opera di urbanizzazione di una delle coste più famose al mondo

Ven 29 Mar 2013 | di Testo e foto di Simonetta Bonamoneta | Turisti non per caso
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Planando dolcemente sulle coste della Gallura, si prova la stessa sensazione che si ha quando lo scalpello libera lo smeraldo dalle ultime scorie protettive, rivelando   improvvisamente allo sguardo raggi di luce verdastra, ingabbiati  lungo il corso dei millenni. Qui, al posto dello scalpello dell'uomo, gli artefici sono il vento, il sole, il mare, che vi hanno lavorato, liberando “il di più” e rifinendo qua e là una punta, un’insenatura, una caletta, uno spuntone di roccia, con pennellate tratte dalla tavolozza della natura: architettura e pittura trovano in questi luoghi una realizzata sintesi che continuamente si apre a nuove tesi, facendo del paesaggio un eterno divenire.
Chi ha un tempo visitato Caprera o La Maddalena e giù giù, oltre il limite della  Gallura, ritornandovi ora, avrà la sorpresa di scoprire che l'opera della natura continua, plasmando, correggendo e ricreando. Un’opera ora in sordina, come le note prodotte dalla risacca sulle scogliere della Tavolara, ora in un crescendo sinfonico, coll’infrangersi violento delle onde sulle spiagge di Capo Testa, quando dalla vicina Corsica, attraverso le Bocche di Bonifacio, vi irrompe il vento con inaudita violenza. Ma anche la creatività dell'uomo proprio in questa parte della Sardegna ha sbrigliato il suo estro fantasioso realizzando la Costa Smeralda. 55 chilometri di costa, che vanno dal Golfo di Cugnana, poco sopra Olbia, a quello di Liscia di Vacca, ad oriente di Palau, con un'ottantina di calette vergini che si aprono sul verde smeraldo dell'acqua, fra cespugli di mirto e vecchi tratturi, interrotti soltanto da rocce che al tramonto si colorano di un rosso intenso, mostrando la sconcertante bellezza di uno scenario sorprendente.

MERITO DI AGA KHAN KARIM
Nel 2012 la Costa Smeralda ha festeggiato i suoi primi 50 anni di storia, di cui è stato protagonista indiscusso il principe Aga Khan Karim. L'opera di urbanizzazione ebbe inizio il 28 settembre 1961, quando il principe Karim annunciò ufficialmente  alla stampa l'inizio dei lavori.  L'idea di creare la Costa Smeralda risaliva a tre  anni prima: a Chamonix un gruppo di finanzieri europei convenne sulla necessità di trovare altre aree tranquille e di tutto riposo, ad un'ora di volo dal cuore d'Europa, che dessero la possibilità di effettuare un investimento di  proporzioni colossali. Si unirono così in un apposito Consorzio. Gli stava stretta la congestione turistica della Costa Azzurra, ormai chiassosa e un po' sopra le righe, popolata da una mondanità sulla bocca di tutti, o di Portofino già splendida ed esclusiva, ma privilegio e regno assoluto di sole antiche famiglie  italiane. In quel periodo di grande creatività i soci pensarono bene di dar vita a qualcosa di  veramente ricercato, di diverso da quanto era stato fatto sino ad allora: dei rifugi inaccessibili e lussuosi, rispettando al massimo la natura del suolo, sfruttandone anzi le caratteristiche contrastanti in modo da accentuarne, come per il  "make up" di una bella donna, l'ambiguo fascino. Così nacque la Costa Smeralda.

L’ITALIA DEL BOOM ECONOMICO
L'Italia di quel tempo stava uscendo dal "boom" economico: era ricca, ma provinciale e non sapeva cosa volesse dire salvaguardia del paesaggio. Ciò nonostante, il progetto ebbe fortuna, perché gli architetti chiamati a creare quel mondo nuovo, seppero porsi il problema di risolverlo con coscienza e grande rigore, ispirandosi all'architettura spontanea di quella zona costiera  della Gallura. Agli stazzi, ai muretti dalla sagoma arrotondata e assemblati a secco, alla pietra a vista, all'intonaco rustico, venne dedicata una cura certosina, rispettando al tempo stesso la presenza naturale del mirto,  del  lentisco, del corbezzolo, concentrando la massima attenzione nel riprodurre il più fedelmente possibile, laddove necessitava, la macchia mediterranea aspra e profumatissima, piantando essenze tipicamente indigene come ulivi, ginestre, querce, ginepri, lavanda, quercioli, timo, oleandro e passiflora. Ed ecco il risultato: un insieme armonioso ed intimo di case, portici, verande fiorite, balconi e campielli dalle linee morbide, senza interruzioni apparenti e dai colori pastello in rigorosa armonia. 
La cura dei dettagli fu ricercatissima, basti pensare ai cestini porta rifiuti, incassati nei muretti. Il limite di uno scenario così sofisticato è al contempo la sua completezza e la sua mancanza di passato.

UNA SQUADRA DI ARCHITETTI
Alla urbanizzazione della Costa Smeralda presero parte numerosi architetti di fama mondiale, tra cui Michele Busiri Vici, Antonio Simon Mossa, Jacques Couell e Raimond Martin, i quali trasformarono quel deserto di rocce e di cale selvagge, fino agli anni '50 considerato terra di nessuno. Negli anni '60 tutto questo venne venduto per pochi milioni di lire all'Aga Khan, ai suoi soci  e, in seguito, a finanziarie lussemburghesi.

MERCATO IMMOBILIARE DA CAPOGIRO
Ormai da diversi anni il mercato immobiliare della Costa Smeralda ha raggiunto vertici altissimi, specialmente per le ville personalizzate che ormai non hanno più prezzo, come quelle di Marina di Porto Cervo e della Dolce Sposa, poco più a nord, fuori dall'imboccatura del porto. E ciò è stato inevitabile, se si considera che Porto Cervo è stato ed è l'ancoraggio preferito dai più grandi yacht del mondo a cominciare dal "Nabila" del finanziere Adnam Kashoggy, lungo 86 metri con tre splendide piscine, cinema e appartamenti principeschi; dall'elegantissimo e slanciato "Helisara" di Herbert von  Karajan; lo "Shergar" dell'Aga Khan, le barche degli Agnelli, di Gardini, di Juan Carlos, di De Benedetti, dello sceicco petroliere Yamani e tanti, tanti altri potenti. Inoltre, l'attento equilibrio tra domanda e offerta ha potuto mantenere alti i prezzi, beneficiando gli stessi proprietari delle ville e degli appartamenti acquistati, che hanno visto ben tutelato il proprio investimento.

JET SET INTERNAZIONALE
La realizzazione di iniziative promozionali di grande risonanza in qualche decennio ha accentrato nella Costa Smeralda il jet-set internazionale delle grandi manifestazioni sportive e mondane, con regate, golf e rally che hanno fatto da calamita per il mondo che conta. E non poteva essere altrimenti, visti gli obiettivi dichiarati sin dall'inizio dall'Aga Khan e il suo gruppo che, oltre a tutelare la bellezza della natura, vollero farla diventare punto di riferimento obbligato del bel mondo internazionale e, soprattutto, creare ricchezza. Porto Cervo è divisa in due: in fondo lo "Yacht  Club", il porto ed i cantieri; il cuore, invece, è sul lato destro dell'insenatura, tutt'attorno alla piazzetta, ormai celebre in tutto il mondo. Tra l’Hotel Cervo, il "Portico" e  il "Pub" c'è sempre un gran viavai di gente che  cerca di mettersi in mostra: una specie di grande palcoscenico in cui ognuno si sente un po' protagonista. Nei dintorni della piazzetta ci si sente avvolti da un'atmosfera di eccitazione e mondanità: non è raro incontrare vip come in passato, quando era frequentata dalla principessa Margaret, Gunter Sachs o l'avvocato Agnelli, magari accompagnati da Luca Cordero di Montezemolo o Raul Gardini. Insomma, questo è il punto d'incontro dell'intera costa! L'intenzione del Consorzio fu di far vivere Porto Cervo tutto l'anno, come un vero paese, non come uno dei tanti "cimiteri di barche", sparsi lungo le nostre coste. Si tese, pertanto, a realizzare un vero tessuto sociale permanente, incoraggiando il personale dipendente a risiedere qui con abitazioni ad equo canone, creando servizi indispensabili come il Centro Medico ed il Pronto Soccorso, la farmacia, il giornalaio, l'asilo, la scuola elementare e tanti altri. Ma non fu facile. Soprattuto per alcuni servizi come il calzolaio e l'idraulico, ci si doveva rivolgere ad Olbia o ad Arzachena.

LA MARCIA DEL PRINCIPE
Alcuni anni or sono l'Aga Khan estese ulteriormente le sue proprietà con l'acquisizione di Porto Rotondo dai Conti Donà delle Rose, rampolli delle famiglie veneziane di nobiltà   più conclamata. Non tutto per la verità: “solo” l'Hotel Sporting, la Marina con i suoi 600  posti barca e una serie di locali commerciali. L’idea dell'Aga Khan dunque non si è indebolita, anzi, a cinquant’anni esatti dalla Fondazione del Consorzio, le sue realizzazioni sono diventate una delle principali attrazioni della costa: ormai non si contano i tour della Sardegna che prevedono una sosta a Porto Cervo per la visita alla celebre piazzetta; così come numerosi sono gli imprenditori che vengono qui a studiare un modello di sviluppo turistico che detta legge nel mondo intero. La Costa Smeralda non segue le mode o i trend, ha inventato lei stessa uno stile tutto mediterraneo che ha fatto scuola e non conosce crisi.

NON SOLO PER I RICCHI
Certo, questo paradiso, forse giustamente, resterà per sempre appannaggio di coloro che sanno apprezzare il valore delle cose belle, oltre a possedere molto denaro. Quindi, tutti  quelli che non ne hanno, ma hanno buon gusto, si dovranno accontentare di venirci all’inizio o alla fine della bella stagione, quando per un insieme di circostanze favorevoli le  occasioni di alloggio a prezzo contenuto sono maggiori e la qualità resta sempre altissima.
Noi l’abbiamo fatto, scoprendo che queste possibilità esistono veramente, anche a prezzi accessibili: basta saper cercare. L’APCO, ad esempio, gestisce il residence “Chrysalis Bay” che si affaccia sul golfo del Piccolo Pevero, tra Porto Cervo e Cala di Volpe, in una posizione strategica e con un panorama mozzafiato. Spesso accade che i multiproprietari degli appartamenti del complesso, nell’impossibilità di usare la loro multiproprietà, affittino a prezzi molto vantaggiosi: noi l’abbiamo provato a settembre, restandone entusiasti.

LA STAGIONE MIGLIORE
E poi, se proprio vogliamo essere sinceri, maggio-giugno e settembre-ottobre sono i periodi più belli, quando la grande calura e il turismo di massa lascia i luoghi alle brezze tirreniche e all’aria tersa. La natura tutta si risveglia, in una atmosfera paradisiaca, sprigionando nuovi effluvi. E il mare, in perenne movimento, disegna spiagge nuovamente immacolate, cosparse di sabbia finissima e scogliere frastagliate dalle forme fantastiche, con tutt’intorno fitti cespugli e alberi contorti. I fondali, di rara bellezza, superata l’invasione delle grandi barche e dei corpi unti di creme solari, riprendono a pulsare di vita: dai fondi sabbiosi si elevano secche a forma di pinnacoli, divisi gli uni dagli altri da selle e pareti rocciose, in cui si aprono nicchie che sprofondano in grotte sottomarine brulicanti di nuove, fantasiose forme di vita.                                       



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