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Luca Zingaretti: dovremmo essere tutti Montalbano!

Coerenza e lentezza: ecco il segreto del successo del personaggio di Andrea Camilleri

Lun 29 Apr 2013 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Riservato e schivo. Non ama parlare di sé, perché, come disse anni fa, la vita di un attore, come quella di tutti, è come un appartamento: c’è la parte pubblica, il salotto, quella dell’ospitalità e la parte privata, quella delle camere da letto, non aperta a chiunque.
Diventato papà qualche mese fa della piccola Emma, avuta dall’attrice Luisa Ranieri, è tornato in tv a metà aprile con il “Commissario Montalbano”, personaggio che lo ha reso popolare. Anche se negli ultimi episodi tratti dai più recenti scritti di Andrea Camilleri, l’amato Salvo è un po’ più birichino.  
«Molte telespettatrici lo preferivano più ligio e fedele. Ultimamente, forse per l’età, non rinuncia alle numerose occasioni che gli capitano! Ma non è vero che tutti gli uomini, quando vedono che gli anni passano, si comportano necessariamente così! Comunque voglio dire che Montalbano ha circa 15 anni più di me…».

Che rapporto ha con Montalbano?

«Strettissimo! Chi partecipa a queste avventure lo fa perché lo sente come una urgenza. C’è voglia di incontrarsi. Ci si vede e si dice: Camilleri ha scritto altri due romanzi, che facciamo? Si parte? E si parte. Non siamo legati da contratti: lo facciamo perché ci piace!».

Come si considera come attore?
«Non sono mai contento di me stesso. Anche quando interpreto Salvo».
 
Che rapporto c’è tra Montalbano e la realtà?
«Tutti i grandi giallisti raccontano il momento storico e lo fa anche Camilleri. Quindi è inevitabile che il clima che si respira sia quello che stiamo vivendo ora. Ci sono delle costanti presenti nei racconti, come i personaggi, le situazioni. Ma questi si misurano con situazioni nuove. L’aria – e come potrebbe essere altrimenti? – è più pesante, causa crisi reale del Paese. Comunque non ci si può sorprendere. È come stupirsi che in un film olandese ci siano i tulipani! Siamo in questo momento un po’ come nel 1992. C’è una corruzione diffusissima. È normale quindi raccontare una storia così, in cui c’è una politica corrotta».

Che rapporto c’è tra arte e politica secondo lei?
«In questo momento sono in scena con uno spettacolo teatrale, “La torre d’avorio”, e uno dei personaggi dice una frase che penso sia la migliore risposta: “Solo la dittatura ha capito il potere dell’arte”. Quello tra arte e politica è un dialogo aperto».

Montalbano è uno dei prodotti più esportati dell’Italia. Lo vedono anche in Inghilterra, di solito restia all’acquisto di un prodotto italiano, e in Giappone. Ma un giapponese cosa può trovare in Montalbano e in quella Sicilia?
«Dato il momento, ci sembra difficile pensare che all’estero si possa percepire l’Italia come un bel posto in cui vivere. Ma, nonostante i nostri sforzi nel credere il contrario, all’estero l’Italia viene percepita come un posto meraviglioso, sinonimo di eleganza, arte, ingegno e già questo favorisce il prodotto. I posti in cui vive Montalbano sono da cartolina e il racconto è fatto di immagini, sapori, odori che al telespettatore sembra di percepire. Ma la cosa che affascina di più è che si racconta di un posto in cui la vita va ancora ad una certa velocità. Ad una lenta velocità. Che è qualcosa di estremamente seducente. Perché tutti vorrebbero vivere alla sua velocità. Il Commissario Montalbano, poi, è un uomo che se ne frega di tutta una serie di cose che invece rappresentano il 90% delle cose dietro le quali corriamo quotidianamente. Chi di noi può dire che sarebbe disposto a sabotare la propria carriera pur di rimanere con la propria casa davanti al mare, rischiando di essere considerato uno sfigato da tutti i colleghi? Chi sarebbe disposto a rimanere nel proprio Commissariato dove manca tutto, dove spesso vengono mandate in punizione persone inadempienti? Eppure lui è felice. Per questo è vincente il personaggio: perché è coerente. E proprio per questo ha successo con le donne. Noi dovremmo essere un po’ più tutti Montalbano!».

Cosa le lascia Montalbano?
«Il personaggio mi lascia una sensazione che non c’entra niente. Mi lascia una grande dolcezza dentro. Saranno i posti dove andiamo, sarà la piacevolezza dei posti, saranno i colleghi con i quali mi sembra di stare in famiglia che si conosce da tanto tempo. E mi lascia con una grande voglia di tornare. Ho voglia di tornare sul luogo del delitto!».                         



TRA CINEMA E TV
Frequenta l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica a Roma ed esordisce come attore di teatro. Tra i suoi film “Il branco” (1994) di Marco Risi, “Vite strozzate” (1996) di Ricky Tognazzi, “Alla luce del sole”e “I giorni dell'abbandono”, entrambi diretti da Roberto Faenza, “A casa nostra” (2006) di Francesca Comencini, “Tutte le donne della mia vita” (2007) di Simona Izzo, “Mio fratello è figlio unico” (2007) e “La nostra vita” (2010), entrambi di Daniele Luchetti, “Sanguepazzo” (2008) di Marco Tullio Giordana. Dal 1999 interpreta il Commissario Montalbano. Dal 2005 è legato all’attrice Luisa Ranieri, da cui ha avuto una bambina.


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