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L’ho fatto nascere: sono più viva

«Avevo 17 anni, volevo abortire perché pensavo che mi avrebbe rovinata: falso»

Lun 29 Apr 2013 | di Patrizia Lupo | Bambini
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Ciao, sono una ragazza di 21 anni: quando ne avevo 17, come spesso capita a questa età, mi sono innamorata di un ragazzo che credevo davvero speciale. Un giorno scoprii di essere incinta...
Mi crollò il mondo addosso anche se dentro già lo sapevo,  perché per me quel figlio rappresentava un errore, un qualcosa che credevo avrebbe distrutto la mia vita e soprattutto mi avrebbe impedito di viverla. Il mio primo pensiero è stato quello di andare ad abortire. Avevo calcolato già tutto: avrei fatto tutto di nascosto, senza raccontare ai miei genitori quello che mi stava succedendo e creare scompiglio nella mia famiglia. Mi sarei liberata così di quello che consideravo uno “stupido errore”. Quando diedi la notizia al ragazzo, mi chiese quanti soldi servivano per andare ad abortire….
In quel momento, mentre ascoltavo le sue parole, mi sono sentita morire, anche se fino ad un secondo prima io ero convinta che quella sarebbe stata l'unica soluzione. Chissà, forse nella mia testa avevo immaginato che lui mi chiedesse di far nascere quel bambino e di crescerlo insieme.
Ho capito così di essermi innamorata di un mostro e tutte le mie certezze su quanto lui fosse speciale sono crollate in un secondo, in quelle sue gelide parole. Lo guardai negli occhi e gli risposi che da lui non volevo niente. Sono uscita da casa sua piangendo, mentre mi toccavo la pancia. Ho pregato Dio di aiutarmi perché in quel momento non sapevo più davvero cosa fare, non volevo più uccidere quel bambino e anzi mi sentivo in colpa solo per averlo pensato. Trovai il coraggio e ne parlai con mia sorella: le dissi che quel bambino lo volevo, lei mi aiutò nel dirlo a mia madre e nessuno seppe mai che io avevo pensato di andare ad abortire. Poi ho conosciuto il Segretariato Sociale per la Vita, un centro che si occupa di aiutare mamme che, di fronte ad una gravidanza difficile o inattesa, sono tentate di ricorrere all’aborto. Da loro ho ricevuto un aiuto economico per la nascita del bambino, ma - cosa più importante - un sostegno morale e psicologico. La prima volta che sono andata a parlare con loro ero al terzo mese di gravidanza, mi sentivo sola, sporca e abbandonata. Pensavo che sicuramente ero io quella sbagliata, ma grazie all'aiuto di persone come loro ho capito che non era così. Sì, avevo commesso un errore, ma avevo rimediato, decidendo di assumermi le mie responsabilità. Ovviamente, oltre alle persone che mi hanno aiutato, c'era anche molta gente che mi ha dato dell'incosciente, perché «a quella età non puoi pensare di essere in grado di fare la mamma». La gente mi guardava in modo strano come se fossi stata un'aliena, ma io non mi sono mai vergognata della mia scelta. Naturalmente non è stato tutto facile, perché fa male dover spiegare alla gente che ti chiede «come mai alla tua età già sei sposata?», che in realtà tu sei da sola. Alla fine però ci si fa l'abitudine. Oggi mio figlio ha 2 anni e 4 mesi e nonostante tutte le difficoltà, è la mia gioia più grande. Quando lo guardo, penso a tutto quello che ho imparato grazie a lui. Nei momenti di sconforto, trovo nei suoi occhi la forza di andare avanti e da lui mi sento amata veramente, come mai nessun uomo potrebbe fare.
A volte mi capita di pensare al passato e sorrido. E penso che sono stata una scema a considerare un bambino come un ostacolo alla mia vita. Sì, è vero, sicuramente ora è diversa da quella delle mie coetanee, ma se le metto a confronto alla mia non manca proprio niente, anzi forse ho qualcosa in più: è sicuramente più piena.                                 


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