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Ci vogliono tutti matti per spacciarci più farmaci?

Con la nuova edizione del Manuale psichiatrico da maggio saremo tutti più malati mentali: se sei in lutto o spaventato, ti danno gli psicofarmaci!

Lun 29 Apr 2013 | di Francesco Buda | Salute

Avete da poco perso una persona amata? Avete un calo di passione con il partner? O forse vi concedete qualche abbuffata di troppo?
Attenzione: potreste ritrovarvi con una cartella clinica da matti e in farmacia per comprare psicofarmaci. È in arrivo il DSM 5, la quinta stupefacente edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, pubblicato dalla potente Associazione psichiatrica americana. Testo usatissimo in tutto il mondo per stabilire se una persona è affetta da malattia mentale ed appiopparle medicine psichiatriche. Già la terza e quarta edizione di questo manualone “strizzacervelli” «hanno fallito il loro compito nel senso che non sono riusciti a formulare quasi nessuna diagnosi valida», scrive Paolo Migone, condirettore della rivista “Psicoterapia e Scienze Umane”. Un sondaggio internazionale di esperti in Inghilterra nel 2001 ha bollato il DSM IV come “scienza spazzatura”, tra le 10 peggiori pubblicazioni psichiatriche del millennio. Uno studio pubblicato sulla rivista statunitense “Psychotherapy and Psychosomatics” ha dimostrato l’esistenza di rapporti professionali e finanziari, di solito nemmeno dichiarati, tra gli autori del manuale e le case farmaceutiche.
E la nuova versione si è guadagnata critiche, se possibile, più corrosive da moltissimi addetti ai lavori. Oltre 50 associazioni professionali nel campo della salute mentale hanno denunciato questo scandaloso intreccio insieme a moltissime contraddizioni, forzature e superficialità: in 15mila, nel mondo, hanno firmato la petizione contro il DSM 5. Petizione sostenuta da Allen Frances e Robert Spitzer, gli esperti che hanno guidato le task force di autori, rispettivamente del DSM III e IV. Sono proprio loro che sgretolano l'impostazione e le indicazioni della quinta edizione, con la sua “iperinflazione diagnostica” che appiccica nuove etichette al disagio.
«Le nuove diagnosi in psichiatria – afferma Frances – sono più pericolose delle nuove droghe, poiché possono influenzare milioni di persone». In gergo si chiama medicalizzazione: prendo un malessere, decido che è patologico e gli dò un nome. Da quel momento diventa ufficialmente una patologia. Ovviamente da affrontare coi farmaci. Un vecchio vizio dei presunti scienziati: «La penosa esperienza con i precedenti DSM – scrive Frances alla vigilia della pubblicazione del DSM 5 – insegna che, se qualcosa nel sistema diagnostico può essere abusata e trasformata in una moda, lo farà. Molti milioni di persone con normali sofferenze, golosità, distrazioni, preoccupazioni, reazioni allo stress, bimbi capricciosi, anziani che dimenticano, saranno presto male etichettati come malati psichiatrici e gli verranno somministrati trattamenti inappropriati». Mentre chi ha seri problemi «verrà magari sottovalutato».
Molti  esperti riconoscono le assurde mode scoppiate  dopo l'uscita del DSM IV, nel 1994: l’autismo, l'ADHD, che è la sindrome da deficit di attenzione dell'infanzia, con il boom del Ritalin dato ai piccoli e piccolissimi; oppure il disturbo bipolare infantile, con diagnosi aumentate di 40 volte, salvo poi scoprire che per moltissimi psichiatri la maggior parte dei ragazzini così bollati non aveva realmente quel disturbo. E il nuovo DSM allarga ulteriormente le porte della psichiatrizzazione con la nuova categoria dei “sintomi somatici e disturbi correlati”: mal testata, rischia l’erronea classificazione di molta gente come malata mentale. «Specialmente le donne, perché sono più facilmente passabili di diagnosi mentali, quando si presentano con sintomi fisici - spiega ancora Frances -, perché sempre molto preoccupate per la propria salute». «In questo modo, le nostre umane sofferenze sono catalogate con nomi medici e curate coi farmaci», lamenta Gary Greenberg, psicoterapeuta statunitense che ha da poco pubblicato il libro inchiesta “Manufacturing Depression” (Fabbricare la depressione)  ed ora “The Book of Woe -The DSM and the Unmaking of Psychiatry (Il libro del dolore – Il DSM e la distruzione della psichiatria). Altro titolo che non richiede spiegazioni, lo offre l'eminente professoressa Marcia Angell di Harvard, già direttrice del New England Journal of Medicine, condiderata la massima rivista medica al mondo: “L'epidemia di malattie mentali e le illusioni della psichiatria”. Intanto, il disastro inflitto ai bimbi troppo vivaci, marchiati con l'ADHD, potrà ripetersi anche sugli adulti: il nuovo DSM estende a loro questa diagnosi di deficit di attenzione. Per chi riempie armadi di roba vecchia o inutile, c'è ora l'“hoarding disorder”, il disturbo da accaparramento, e la “depressione da lutto” scatta già nei primi due mesi dalla perdita della persona cara. Ai piccoli, dai 6 ai 18 anni, potrà essere diagnosticata la malattia mentale fresca di stampa “disturbo dirompente da disregolazione dell'umore”, se scoppiano di collera almeno tre volte a settimana. «Consiglio ai medici, alla stampa, agli educatori, ai decisori politici, al pubblico in generale di ignorare il DSM 5. I suoi suggerimenti - conclude il prof. Allen Frances - sono pericolosi, non supportati dalla scienza e probabilmente produrranno diagnosi sballate e imprecise e trattamenti inutili, dannosi e costosi».
Il dramma, e il disturbo, più grave non è diagnosticato: non si vede com'è davvero la persona, ma ci si alambicca con classificazioni per incasellarla e trattarla a suon di pillole e sostanze chimiche. Una società ed una scienza insana producono malattie, vere o presunte. Se mangiamo a dismisura, se i nostri ragazzini sono “schizzati” o tristi, se siamo sempre più angosciati e incapaci di autentiche relazioni, se insomma ci mancano amore e gioia, non possiamo far finta di niente. Ma la vera follia è pensare di “curare” queste voragini con pasticche ed etichette. Le critiche più aspre ed autorevoli a questo approccio arrivano proprio dal mondo psichiatrico. Una schizofrenia che il DSM non contempla.                        



Nuovi disturbi (e farmaci) per tutti

Alcuni disturbi mentali “creati” dagli autori del nuovo manuale diagnostico
psichiatrico, che secondo l'eminente esperto Allen Frances produrranno più danni:

Disturbo da disregolazione dirompente dell'umore: gli scatti di rabbia,
anche nei bambini, verranno “curati” con psicofarmaci

Comuni dimenticanze e difficoltà cognitive della vecchiaia diventano
“disturbo neurocongitivo minore”

Disturbo da deficit di Attenzione-Iperattività (ADHD) dell'adulto

Disturbo da alimentazione incontrollata molto più ampio ed esteso a chi si abbuffa 12 volte in 3 mesi

Chi abusa per la prima volta di droghe, viene etichettato nella stessa categoria dei
tossicodipendenti di lunga data

Le “dipendenze comportamentali” possono far passare il concetto che tutto ciò
che piace molto può diventare patologia psichiatrica

Disturbi da sintomi somatici: basterà essere molto preoccupati o angosciati per un male fisico per essere considerati malati mentali. Non è più richiesto il requisito che i sintomi somatici debbano essere “medicalmente inspiegabili”


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