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Rinnovabili: investirci conviene a tutti

Gi investimenti sulle fonti energetiche pulite portano vantaggi economici sia allo Stato che ai singoli cittadini: fino a 50 miliardi di €

Lun 29 Apr 2013 | di Claudio Cantelmo | Energia
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La società Althesys col suo rapporto “Irex Annual Report 2012” l’ha certificato: con le rinnovabili l’Italia ci guadagna e potrebbe guadagnarci ancora di più: fino a 50 miliardi di euro nel periodo 2008-2030, senza dimenticare gli enormi vantaggi sulla nostra salute, sulla bilancia commerciale, sull’indipendenza energetica.
I costi li conosciamo: sono gli incentivi e quelli dovuti alle carenze delle infrastruttre.
I vantaggi però sono superiori, se calcoliamo  vari fattori: gli effetti sull’occupazione, che trainano anche l’indotto e il Pil nazionale; le riduzioni di anidride carbonica (ricordiamo che i Paesi pagano una tassa secondo quanta CO2 producono) e di altri inquinanti; la minore dispersione dovuta a lunghi trasporti; la riduzione del rischio di black out. Tirando le somme i benefici nel periodo 2008-2030 vengono stimati in quasi 22 miliardi di euro, e se l’Italia accelerasse gli investimenti sulle rinnovabili potrebbe arrivare a un guadagno di 50 miliardi di euro.
Sbaglia chi pensa che le nostre bollette energetiche stanno aumentando per finanziare le rinnovabili, al contrario l’aumento è dovuto ad una dipendenza ancora troppo alta da quelle tradizionali (combustibili fossili e nucleare) e senza rinnovabili le nostre bollette sarebbero oggi ancora più alte.
L’Italia sembra crederci. Il tempo delle nicchie e degli audaci pionieri è ormai alle spalle: l'idea di un Paese alimentato in buona parte grazie a piccoli impianti di energia pulita e distribuiti sul territorio non è più un'utopia da visionari. Secondo il rapporto di Legambiente "Comuni rinnovabili", giunto quest'anno alla sua undicesima edizione, nel 2012 in Italia la produzione da energie pulite ha garantito l’autosufficienza per il 28,2% dei consumi elettrici e per oltre il 13% di quelli complessivi, grazie ad oltre 600 mila impianti distribuiti nel 98% dei Comuni. Dal 2000 ad oggi, 47,4 terawatt (miliardi di kilowatt) provenienti da fonti "verdi" si sono aggiunti al contributo dei vecchi impianti idroelettrici e geotermici, e nel nostro Paese si contano ormai 2.400 Comuni, su circa 8mila, che producono più energia elettrica di quanta ne consumino i residenti.
Sono numeri impressionanti, che ribaltano completamente il modello energetico costruito negli ultimi secoli intorno alle fonti fossili, ai grandi impianti, agli oligopoli. «La portata di questi processi – precisa il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini, curatore del dossier – è tale che molti faticano a capirla ed è tale la diffusione da risultare difficilissima da monitorare».

PICCOLI E GRANDI COMUNI ORMAI AUTOSUFFICIENTI
I casi più virtuosi sono localizzati, com’è facile immaginare, nei piccoli centri urbani, dove oltre a sole e vento è possibile contare sul mini-idroelettrico e su una vasta disponibilità di biomasse. In testa alla classifica assoluta, e per questo premiata, c'è una vecchia conoscenza,   Prato allo Stelvio, minuscolo municipio dell'Alto Adige nonché storico pioniere dell’auto-sussistenza da rinnovabili. Ma la rivoluzione non riguarda più solo i paesini, sta coinvolgendo in misura sempre più forte le città maggiori, come ad esempio Cuneo, Ravenna, Terni e Foggia, che, grazie ad un mix di fonti pulite, riescono a soddisfare il 100% dei fabbisogni elettrici delle famiglie residenti, e altri 56 Comuni con più di 30mila abitanti tra cui Matera, Bergamo, Padova, Perugia e Grosseto, che coprono invece una quota dei consumi tra il 50 e il 99%.

MENO IMPORTAZIONI, MENO INQUINAMENTO, PIÙ POSTI DI LAVORO
La trasformazione sta facendo sentire i suoi effetti positivi su diversi piani: dal punto di vista economico i costi per le importazioni delle materie prime dall'estero si stanno riducendo, anche se non in modo direttamente proporzionale, visti i rincari dei prezzi, con conseguente calo dei canoni dell'energia sul mercato elettrico. Stando ad alcune stime, nel 2012 il prezzo unitario nazionale dell’elettricità è calato fino al 22%, nelle ore in cui è più rilevante il contributo del fotovoltaico. La diffusione delle rinnovabili ha poi portato importanti benefici ambientali e occupazionali; le emissioni di CO2 sono diminuite, permettendo all'Italia di ridurre il suo ritardo nel raggiungimento degli obiettivi del protocollo di Kyoto e di limitare le conseguenti multe in denaro. Mentre il numero di persone impiegate nel settore sono oggi comprese tra le 100 e le 120mila unità, con un incremento in cinque anni di oltre trenta punti percentuali, risultando uno dei pochi settori ancora capaci di assorbire nuove immissioni di lavoratori.

TROPPI SUSSIDI ALLE FONTI FOSSILI
Successi indiscutibili che però, secondo i detrattori, sono stati ottenuti ad un costo eccessivo, ovvero con la concessione di incentivi a pioggia esagerati, che hanno gravato sulle bollette di imprese e famiglie. Legambiente, pur riconoscendo discrepanze nei diversi "Conti Energia" che si sono succeduti negli anni, rigetta le accuse, ricordando che ben altri risultano essere gli sprechi e regali ingiustificati.
Secondo i dati dell'Authority per l'energia – ribadisce infatti l’associazione – la spesa annua delle famiglie per l'elettricità è passata da una media di 338,43 euro nel 2002 a 515,31 euro nel 2012, ossia 176,88 euro in più a famiglia, con un aumento pari al 52,5%. La spiegazione la conosciamo: la dipendenza nella produzione di energia da fonti fossili che importiamo dall'estero, che ci fa rimanere un Paese in balia degli eventi che accadono intorno al prezzo del greggio, tra conflitti, speculazioni, interessi delle imprese. In Italia gli incentivi alle vere fonti rinnovabili pesano oggi per circa il 14,9% nelle bollette delle famiglie, con una dinamica di crescita sicuramente da tenere sotto controllo, prosegue l’analisi di Legambiente, che sottolinea però come sia l'International Energy Agency a quantificare nel 2012 un ammontare di sussidi alle fonti fossili nel mondo pari a 630 miliardi di dollari, in netta crescita negli ultimi anni.

LA 2A RIVOLUZIONE: AUTONOMIA ENERGETICA E SCAMBI TRA VICINI
Al di là delle annose polemiche sugli aiuti di Stato, la sfida è oggi diventata un'altra: realizzare le nuove infrastrutture e soprattutto le nuove regole in grado di far decollare la seconda rivoluzione energetica. «La prima chiave di lettura di questa prospettiva - sottolinea Legambiente - è quella dell'autonomia energetica, e dunque di edifici, quartieri e ambiti territoriali che progressivamente riescano, attraverso fonti rinnovabili termiche ed elettriche, a soddisfare fabbisogni ridotti grazie ad attenti interventi di efficienza energetica. La seconda chiave è quella delle smart grid (piccole reti autonome) energetiche, dunque di una gestione della distribuzione innovativa attraverso un sistema sempre più integrato, dove ci si avvicina e si scambia energia in rete, integrata con impianti di accumulo». Il modello è quello di un sistema elettrico nazionale sempre più strutturato come un alveare, che metta in comunicazione intelligente tra loro tante piccole celle/reti autonome (le cosiddette microgrid), più efficienti e flessibili, oltre che meno vulnerabili rispetto a eventuali incidenti, come il devastante black out del settembre 2003. Uno degli esempi più evidenti delle potenzialità di questo sistema arriva proprio da Prato allo Stelvio, che gestisce in cooperativa una propria rete elettrica con sostanziosi vantaggi economici e ambientali.
L'obiettivo principale ora è quello di aiutare tutti coloro che riescono ad autoprodurre l'energia elettrica e termica di cui hanno bisogno.
In questo modo, si riduce complessivamente la domanda e si utilizza la rete per un interscambio sempre più efficiente tra gli utenti/produttori. La priorità sarà gettare quanto prima le basi normative e regolamentari per favorire la creazione di reti private e sistemi locali di utenza, le cosidette SEU.
È questa la parolina magica su cui sono pronti a scommettere gli ambientalisti.

LA MAFIA PROVA A PRENDERSI IL VENTO
Triste scrivere che dietro il primato eolico nazionale del nostro Mezzogiorno, oltre il favore ambientale, sia spuntata l’ombra sinistra della mafia. Recenti cronache narrano come dietro il businnes dell’energia dal vento, in Sicilia, si stagli la mano di Cosa Nostra che ne avrebbe fatto un canale per riciclare denaro sporco. In particolare a tirare le fila di una grossa fetta del mercato isolano sarebbe, attraverso vari prestanomi, il superboss Matteo Messina Denaro.


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