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Sofia Coppola: Ero goffa

A Cannes un film che racconta i ragazzi

Lun 27 Mag 2013 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
Foto di 7

Era goffa, non particolarmente attraente, ma volenterosa e brava, anche se la stroncarono tutti. Parliamo di Sofia Coppola ne “Il padrino parte III”. Ora è una cineasta sofisticata e decisa, amata dalla critica e discussa – come per quel Leone d’oro a Venezia per “Somewhere” datole dall’ex fidanzato Tarantino o per il sottovalutato “Marie Antoinette” -, ed è una donna arguta e moderna. A Cannes, quest’anno, ha portato “Bling Ring”, storia vera di adolescenti belle e superfashion che razziano le ville dei vip non per avidità, ma per essere come loro. Piccole Paris Hilton e Lindsay Lohan crescono. In Italia lo vedremo fra pochi mesi, grazie a Lucky Red.

Sofia, torna agli inizi, raccontando ragazze “interrotte”, fragili e diverse. Come mai?
«Perché se hai Emma Watson, Erin Daniels, Claire Julien (splendida, sembra la gemella di Ashley Benson - ndr), Taissa Farmiga devi trovargli un ruolo: sono piene di talento e di bellezza! Scherzi a parte, tutto è cominciato quando ho letto un articolo e ho pensato che questa è una storia moderna e affascinante, parla dell’attualità. Una storia di teenager che vengono dalle periferie e intorno a Hollywood cercano i loro miti. A tutti i costi».

Sembra entusiasta delle sue ragazze. Come le ha scelte?
«Ho impiegato un anno per scegliere gli attori e formare il gruppo. Era importante che funzionassero insieme e non sembrassero macchiette ma persone vere. Volevo raccontare la storia dal loro punto di vista ed era fondamentale che fossero ragazzini, dell'eta giusta e con le giuste personalità. Si è creato un gruppo pazzesco, c’era una grande energia sul set. Tutti loro però nella vita vera, ci tengo a dirlo, sono diversi dai loro personaggi».

I festival sembrano sempre affascinarla e spaventarla. Sbagliamo?
«Come si fa a non esserlo di fronte al giudizio di Cannes? Ma sono sempre più felice ed eccitata, che impaurita nel mostrare il film qui. Le reazioni son sempre miste, di amore o odio. La cosa mi piace, anche nella seconda ipotesi. L'importante è che il pubblico si formi un'opinione e si emozioni, per quanto mi riguarda».

Avete davvero girato nella casa di Paris Hilton?
«Sì, volevamo capire e vedere davvero quel mondo fatto di eccessi: è stato interessante vedere una location vera. Ha una casa esotica: mai visto un posto del genere. Ci ha mostrato anche i filmati autentici della sicurezza. Mentre parlo lei non ha ancora visto il mio lungometraggio (lo vedrà poche ore dopo queste dichiarazioni, in sala - ndr), ma so che ha un grande senso dell’umorismo e le piacerà».

Un mondo assurdo, spesso drogato da ossessioni e non solo. Come mai la incuriosiva?
«Ero curiosa di tante cose. Di conoscere questa cultura della tv e dei reality con il punto di vista  dei ragazzini per capirlo meglio, mentre io l’ho sempre e solo giudicato. Il mio lavoro, da sempre, riguarda l’idea dell’identità e il racconto di chi la cerca. Qui non a caso ho provato a girare il film nello stile pop del mondo che stavo raccontando, proprio perché prima della mia identità di regista, è importante quella della storia. Ho incorporato così quello stile, un po’ documentario e un po’ “Facebook”. Los Angeles, poi, ti aiuta: è al centro di questo aspetto della cultura americana. Il pop celebrity world, la vita reality, potevo raccontarli solo lì, nel centro dello showbusiness».

Cosa suggerirebbe a chi sogna di fare il suo lavoro?
«Ai giovani che vogliono fare i registi direi quel che papà (Il genio Francis Ford, non uno qualunque - ndr) disse a me: “Scrivere e recitare è importante, per farlo, ma ancora di più il fatto che con una videocamera non costosa ognuno può esercitarsi e cominciare”».

Vale anche per le donne?
«Sì, sono convinta che stiamo andando verso un mondo in cui ci saranno molte più donne registe. Le cose stanno cambiando».

 


 

FIGLIA D’ARTE
Sofia Carmina Coppola (New York, 14 maggio 1971), figlia del regista Francis Ford Coppola, comincia presto la carriera da attrice, apparendo da bambina in diversi film del padre, tra cui “Il Padrino”. Ma la Coppola si è imposta soprattutto come regista: ha scritto e diretto tre lungometraggi “Il giardino delle vergini suicide” (1999), “Lost in Translation” (2003), quest'ultimo le è valso il premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale (nella foto a destra) e nel 2006 “Marie Antoinette”. A Venezia ha vinto il Leone D’Oro con “Somewhere”. Nel 2013 a Cannes ha presentato il film “Bling Ring”.


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