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La legge uguale per tutti

... Ma per alcuni pi uguale

Lun 27 Mag 2013 | di Armando Marino | Soldi

La legge è uguale per tutti, ma per alcuni è più uguale. Ecco cosa è successo a una mia conoscente: la società di recupero crediti incaricata dal Comune di Rimini, la Corit, le ha inviato alcune notifiche riguardo a multe risalenti al 2003 e 2004, ingiungendole di pagare “entro 5 giorni”, sbandierando come contrappasso il via ai pignoramenti.
Ovviamente è scattato il panico: le cartelle in questione riguardavano una serie di banalissimi divieti di sosta, ma con dieci anni di mora, interessi e spese di recupero crediti erano lievitate alla rispettabile somma di circa 700 euro. Per tranquillizzarla le ho spiegato che il termine di cinque giorni era una minaccia assolutamente arbitraria e francamente incredibile, visto che comunque proviene da un'azienda che opera per conto di un ente pubblico. In realtà qualunque ingiunzione deve lasciare al destinatario un termine congruo per potersi opporre. Oltretutto si parlava di multe risalenti a dieci anni fa! Non solo è impossibile ricordare se le avesse davvero ricevute o meno, ma è altrettanto complicato documentare se fossero già state pagate, visto che documenti del genere vanno conservati al massimo per cinque anni. Ma com'è possibile che le multe non fossero prescritte dopo tanto tempo? La Corit sosteneva di averle notificate entro i 5 anni previsti, ma al vecchio indirizzo della mia amica. Lei non ci abitava più e la società l'aveva trattata come una desaparecida, si era limitata ad affiggere nel condominio la bolletta in bella mostra, applicando la legge sulle “notifiche a persone irreperibili”. La seconda notifica, quella avvenuta dopo dieci anni, l'aveva raggiunta al nuovo indirizzo, ma lei non aveva mai ricevuto la prima e, giustamente, riteneva incredibile che bastasse traslocare per essere considerati irreperibili. Oltretutto, è da notare che la Corit aveva effettuato entrambe le notifiche poco prima della scadenza della prescrizione, quindi lasciando accumulare il massimo di interessi. Alla fine ho convinto la mia amica a ricorrere al giudice di pace. Solo che per la prima cartella non ha incaricato un legale di seguire l'udienza, e il giudice le ha dato torto, accogliendo un cavillo della Corit. Seconda multa, seconda udienza, presente l'avvocato, lo stesso giudice ha bocciato il cavillo e dato ragione alla mia amica. Morale: le società di riscossione perseguitano la gente forzando le regole. La legge si applica e difende i perseguitati, ma solo se sono disposti a pagare un avvocato. è equo un sistema giudiziario che funziona così? L'altra conclusione: non bisogna prendersela con le società di riscossione, vedi Equitalia, ma con chi, come il Comune di Rimini, si affida a società che usano mezzi piuttosto spicci ed evidentemente censurabili da un giudice. 


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