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Finte rinnovabili: centrali biogas super-sussidiate

L’elettricità in Italia sovrabbonda e i costi calano, ma continuano a spremerci con gli incentivi a centrali inutili... facendoci pagare più volte i rifiuti

Lun 27 Mag 2013 | di Francesco Buda e Roberto Lessio | Ambiente
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In Italia possiamo generare tantissima elettricità, più del doppio di quanta ce ne serve, sia di giorno che di notte ed a costi più bassi. Come da tempo spiega Acqua & Sapone, il prezzo all'ingrosso della corrente in Italia è sceso, grazie alle fonti rinnovabili vere, soprattutto il fotovoltaico. Per questo la nostra bolletta della luce dovrebbe diminuire progressivamente. Eppure è già in funzione un sistema per continuare a tenere alti i prezzi e che ci costringe a pagare più volte lo smaltimento di rifiuti e gli scarichi urbani depurati.
Si tratta del “biogas” da rifiuti urbani, l'ultima trovata per mungere le casse pubbliche con la scusa dell'ecologia. Nuovo nome, nuovi impianti, stessa solfa degli inceneritori e delle altre fonti cosiddette “assimilate” alle rinnovabili, come gli inceneritori o le mitiche centrali a metano “turbogas”. Impianti comunque inquinanti, anche se meno, e non veramente rinnovabili, ma considerati tali dalla normativa per fargli prendere incentivi pubblici da capogiro (circa 40 miliardi stimati finora), sottratti alle fonti realmente pulite. Una enorme capacità produttiva sempre più alle corde, che deve cedere il passo ai kilowatt generati con fonti pulite per davvero: l’elettricità “Verde”, infatti, per legge dev’essere immessa e venduta prima di quella prodotta con le centrali “sporche” (carbone, petrolio, gas), che si ritrovano costrette a rimanere ferme per molte ore al giorno. 

NUOVI IMPIANTI, VECCHI TRUCCHI  
Anche con il biogas, come con il furbesco trucchetto linguistico della “termovalorizzazione” e della “assimilazione alle rinnovabili”, si gioca con concetti e parole. A spese della collettività. Di per sé il sistema è intelligente e valido: si tratta di impianti che da materiale organico estraggono gas (tipo metano) che poi viene bruciato per generare a sua volta elettricità. E sono di due tipi: quelli “sani” usano letame e altre deiezioni animali (allevamenti), mais e altri vegetali prodotti con coltivazioni dedicate, magari su campi un tempo abbandonati riportati a vivere. Queste materie hanno una resa energetica molto alta. Puntano insomma a massimizzare il processo ed i costi di produzione in un ciclo di emissione chiuso o quasi chiuso, con colture che tra l'altro riassorbono l'anidride carbonica prodotta dalla combustione della centrale biogas cui sono dedicati. Al contrario, l'altro tipo di centrali biogas replica la logica degli inceneritori. Sono alimentate con la frazione organica dei rifiuti solidi urbani (scarti di cucina, potature), fanghi dei depuratori, carcasse di animali e altri scarti organici che hanno una bassa resa energetica (fanno poco gas), e perciò ci mettono anche carta, cartone, legname. Guarda caso, sono proprio queste le centrali che stanno spuntando come funghi un po' ovunque. Una cifra può chiarire: l'elettricità prodotta in questo modo rende 4 volte tanto rispetto ad una centrale a combustibile fossile. Per ogni megawattora prodotto, intascano la bellezza di 119,6 euro di sovrapprezzo, oltre i 77 euro a megawattora di prezzo ordinario fissato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Un surplus, pagato dai cittadini, di quasi il 156%! 

E COSì PAGHIAMO PIÙ VOLTE LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI
E così ci ritroviamo, come sempre, a pagare lo smaltimento dei rifiuti più volte: con la bolletta dell'immondizia, con la bolletta elettrica sulla quale pesano per il 7% gli incentivi al biogas, con il contributo Conai su tutti i prodotti che acquistiamo, con gli incentivi regionali per la raccolta differenziata, con la bolletta idrica con cui paghiamo già il trattamento dei liquami. E il costo sanitario a forza di respirare certi fumi. Non potendo più fare gli stessi affari coi nostri rifiuti attraverso gli inceneritori e superate le centrali “fossili”, ecco il nuovo modo per seguitare a spremerci continuando a trasformare in oro la nostra immondizia, spuntando prezzi migliori. Ma appare un controsenso continuare a proporre ed autorizzare centrali che usano i rifiuti urbani, quando questi invece andrebbero ridotti il più possibile - come impone l'Unione Europea - e quando la soluzione è nel riusare e riciclare quelli prodotti. Cose che rischiano di essere sabotate. Ad esempio, alle porte di Roma, vi sono progetti di centrali biogas a rifiuti che dovrebbero trattare quantità di organico ben superiori a quelle che i comuni dell'area producono. Dove prenderanno tutto quell’umido? E se faccio un impianto che guadagna coi rifiuti urbani, è chiaro che più immondizia si produce e meglio è. La logica opposta rispetto a quella della normativa nazionale ed europea e al buon senso. E per giunta dirottando immondizia su impianti che producono CO2. L'umido e gli altri scarti organici possono essere invece trasformati in buon terriccio (compost), e la carta può tornare a vivere come imballaggio, libri, giornali, ecc. 

E PRODUCONO PURE RIFIUTI SPECIALI
Con il nuovo “bioinganno” si aiutano a vicenda le fauci di due lobby: quella elettrica e quella dei rifiuti, che continua così a controllare questo settore strategico, imponendo regole, costi e tempi. Non a caso, risalendo nella catena azionaria delle società proponenti impianti biogas che utilizzano proprio rifiuti urbani, sempre guardando solo il caso, troviamo dappertutto personaggi e gruppi che comandano nella gestione dell'immondizia. Le loro centrali servono solo a limitare l’espansione di fonti rinnovabili vere, a mantenere altissimo il costo di una bolletta elettrica che dovrebbe progressivamente scendere e a mitigare, o addirittura sabotare, la raccolta differenziata porta a porta ed il riciclaggio sano dei materiali. Con l'ulteriore beffa che negli impianti biogas entrano rifiuti normali ottimi per essere riciclati senza inquinare e ne escono rifiuti speciali (scarti FOS, frazione organica stabilizzata) da smaltire in apposite discariche, con costi molto più alti per la comunità.          


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