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Abbiamo tenuto il 4°... e 5° bimbo

«Amici e operatori sanitari mi dicevano che era solo un mucchietto di sangue. Ora aiuto altre mamme»

Mer 26 Giu 2013 | di a cura di Patrizia Lupo | Attualità
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Sono straniera, ho 39 anni e 5 figli, sono laureata e così pure mio marito. Siamo in Italia da tanti anni. Sono stata costretta a lasciare ai miei familiari il primo bimbo di un anno e sono partita in cerca di un lavoro, mentre mio marito era già in un’altra nazione a lavorare.  Poi, rimasto senza lavoro, si è convinto a raggiungermi e ha faticato ad adattarsi a lavori più umili. È stato un momento  difficile anche  come coppia e spesso litigavamo. La seconda figlia, nata in Italia, è cresciuta con il fratello più grande nel nostro Paese. Non è stato facile, ma dovevamo lavorare  per restituire il debito fatto per venire in Italia. Appena possibile, però, abbiamo ripreso i nostri figli e abbiamo cominciato a vivere come una vera famiglia. Quando è arrivata la terza figlia, ho perso il lavoro, perché la gravidanza si presentava difficile. Costretta a rimanere a casa, mi è venuta la depressione, sola e senza nessuno che mi aiutava. La gente mi prendeva in giro dicendomi che facevo troppi figli. Un giorno ho trovato un volantino del Segretariato Sociale per la Vita: l’ho preso pensando che forse mi sarebbe potuto servire.
Poco dopo la terza gravidanza, mi sono accorta di essere di nuovo incinta. Sono stata presa dalla paura. Mille pensieri mi sono passati per la testa, tutti in un momento… Come avrei fatto da sola, con un solo stipendio, una casa già tanto piccola per noi? Che avrebbe detto la gente? Confusa e spaventata, mi aprivo agli altri per chiedere un consiglio. Le risposte però erano tutte uguali: «Fai l’aborto: tanto ancora non è un bambino, ma un mucchietto di sangue… ».  Qualcosa però mi diceva che non era vero e mio marito, anche se tanto preoccupato, non mi diceva nulla. Ho allora chiamato il Segretariato, dove ho trovato subito tanta disponibilità, senza giudizi.
Finalmente mi sono sentita capita ed aiutata anche a risolvere i miei problemi pratici ed economici. Non posso scordare quando una volontaria del centro mi ha fatto vedere come era fatto il bambino che aspettavo. Dalle foto capivo che chi mi consigliava di abortire si sbagliava: il mio bambino non era un mucchietto di sangue, come dicevano, ma un esserino che piano piano si stava formando  dentro di me. Ho parlato a mio marito e abbiamo deciso di accogliere anche questo quarto figlio. Da allora il Segretariato è diventato per me un punto di riferimento, un sostegno più morale che materiale. L’arrivo del quinto figlio è stato uno shock. Avevo un lavoro molto buono e la vita stava riprendendo regolare e mai avrei pensato all’arrivo di un altro bambino. Non volevo abortire, non volevo andare contro le leggi di Dio, ma non nemmeno ripetere tante brutte esperienze, sempre più intimorita da quello che avrebbe detto la gente. Ho trovato ancora una volta aiuto materiale e sostegno dal Segretariato, ancora più  vicino.
Fuori di lì però solo gente che mi diceva di abortire: operatori sanitari e amici. Ho provato a farmi entrare in testa questa cosa, anche se sono una cristiana, ma non ci sono riuscita. Sono riuscita a trovare più forza e a superare questo momento, sostenuta dal Segretariato, e ho trovato aiuti inaspettati anche dai miei datori di lavoro. La Provvidenza non è mancata. Ho trascorso la gravidanza a casa con i miei bambini e ad aiutare mio marito nel suo lavoro. Poi ho pure ottenuto un  titolo di studi italiano. Ho pregato tanto Dio che questo bambino fosse maschio e Lui mi ha ascoltato. Adesso è ancora presto per tornare al lavoro e sto dedicando questo tempo alla mia famiglia e ai miei figli. Ma anche ad aiutare altre mamme che ne hanno bisogno: le porto al Segretariato Sociale per la Vita. Proprio grazie a questi bambini ho capito che Dio mi ama molto e non mi lascia sola nel crescere i miei figli.
Una mamma felice  


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