acquaesapone Soldi
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

I vampiri dell’Azzardo di Stato

In 20 anni è salita di 7 volte la spesa per le scommesse, ma si sono dimezzate le vincite vere

Mer 26 Giu 2013 | di Francesco Buda | Soldi
Foto di 4

Il codice penale vieta il cosiddetto “gioco” d'azzardo. Ma di deroga in deroga, leggina dopo leggina, politici e lobby hanno portato gli italiani a spendere in media 1.410 euro a testa tra videopoker, grattini, puntate on line e altre scommesse. Media che nel 2001 era di “appena” 336 euro.
E se finora Acqua & Sapone vi ha raccontato l'assurdità per cui all'aumentare delle giocate è crollato il guadagno per lo Stato, adesso ve ne raccontiamo un'altra: sono crollate anche i premi, quelli veri. Quello dell'azzardo è uno dei pochissimi consumi cresciuti in Italia, iperstimolato dall'illusoria sensazione di vincere, con gratificazioni civetta “a piccole dosi”, ovunque e in ogni situazione, a tutte le ore. Lo spaccio di azzardo nel Belpaese è così il più florido al mondo. Ma sempre più avaro. 

“GIOCATE” LIEVITATE E VINCITE (VERE) DIMEZZATE 
Praticamente in 20 anni sono sprofondate le vincite degne di questo nome e si è impennata la spesa per consumo di azzardo. «Le vincite vere sono quelle in cui prendi più di quanto hai speso e i premi apprezzabili sono convenzionalmente fissati dai 500 euro in su, tanto che la tassazione aggiuntiva del 6% scatta sui premi superiori a questo importo. Nel 2012 i premi significativi sono stati la metà di quelli vinti nel 1994, quando però “giocava” un settimo di quello che si scommette oggi». A fornire i dati è il sociologo Maurizio Fiasco, aggiornatissimo studioso del fenomeno e consulente della Consulta Nazionale Antiusura. «Il meccanismo ora si basa su una enorme e crescente partecipazione al consumo di azzardo: 88 miliardi e 571 milioni di euro (al netto del nero) giocati nel 2012 - nuovo record, quasi 8,7 miliardi in più rispetto al 2011 - e sulle microrestituzioni». Vale a dire che moltissimi puntano importi contenuti, ricevono magari qualche zuccherino e si sentono incentivati a rigiocare. «C'è un esercito di gente che perde piccole somme tutti i giorni – dice Fiasco – e di solito ci si ricorda di quando si vince, senza tenere una contabilità, come facevano quelli che puntavano alle corse dei cavalli, e non si ha la reale percezione delle perdite. Se mi tagli un braccio, me ne accorgo; ma se mi prendi un flacone di sangue al giorno, non mi accorgo che mi stai succhiando la vita».

INFETTATO IL PAESE: «FORTE INDUZIONE ALLA DIPENDENZA»
«Siamo passati da un sistema di “gioco” a frequenza di puntata contenuta, ma in cui si prospettavano grandi vincite, tipo la Lotteria Italia, il Totocalcio, il terno al Lotto, i Gratta e Vinci prima maniera e altre lotterie, ad una diffusione pervasiva delle occasioni di “gioco”, ma a bassa remuneratività e forte induzione alla dipendenza. Per cui il tempo dedicato all'azzardo si dilata all'inverosimile: si scommette molto di più, ma si vince sempre di meno». Anche se la lobby dell'azzardo dice il contrario, affermando che il pay out – cioè i soldi dati ai giocatori – è consistente. «Carte e dati alla mano, le vincite sopra i 500 euro nel 2012 sono state di appena 920 milioni di euro, esattamente la metà del 1994, quando però si vinceva il doppio, cioè l'equivalente attualizzato di 1 miliardo e 85 milioni di euro a fronte di circa 15 miliardi e 205 milioni di euro scommessi, sempre attualizzati coi coefficienti di rivalutazione Istat». 

PERDITE ENORMI PER LO STATO
E anche sul fronte del “guadagno” per lo Stato biscazziere l’impoverimento galoppa: «è una partita senza trasparenza, ma secondo i miei calcoli - annuncia Fiasco, snocciolando i dati più aggiornati in circolazione - nell’intero 2012 le entrate da tasse sull’azzardo si sono ulteriormente ridotte: il Fisco ha incassato un misero 9,1%, 612 milioni di euro in meno rispetto al 2011, anno in cui però si erano giocati 8 miliardi e 674 milioni in meno». Soli 10 anni fa, lo Stato ci prendeva intorno al 30% sui circa 25 miliardi di scommesse e “giochi” vari. Hanno legalizzato tutto questo azzardo perché - dicevano - produrrà introiti fiscali allo Stato. Una bufala. La stessa che più di qualcuno vorrebbe attuare legalizzando droghe e prostituzione. C’è da scometterci... è il caso di dirlo!

STILLICIDIO SOCIO-ECONOMICO
I crescenti contentini ai “giocatori” servono solo per incentivare all’azzardo. «La stragrande maggioranza - precisa l’esperto - rimette i soldi ripresi coi cosiddetti premi nel “gioco” e i soldi non escono dal meccanismo». Enormi flussi di denaro così anziché finire al supermercato per fare la spesa, nei negozi e nel circuito dell'economia, riprendono la strada della macchinetta mangiasoldi e delle scommesse. Un vampiresco business, che produce «immiserimento di massa delle famiglie, depressione dei consumi di beni e servizi, con danni rilevantissimi ai settori direttamente produttivi, e incremento della crisi fiscale dello Stato». Insomma, un enorme danno economico, finanziario e sociale. Invece che sostenere lo sviluppo di persone, famiglie e imprese sane, la casta ne ha favorito il degrado, l'alienazione, l'impoverimento. Parlamentari, premier, ministri, politici, manager pubblici hanno reso lo Stato un avvoltoio. Hanno trasformato la nostra penisola in una gigantesca piattaforma delle scommesse, un enorme casinò sul Mediterrraneo. Risultato? «Il reddito disponibile delle famiglie italiane – afferma Fiasco – risulta aver subìto un “taglio secco” di almeno 17 miliardi di euro alla fine del 2012». Cioè oltre 4 volte le entrate annuali dall'Imu. L'emorragia potrebbe essere anche più grave. Però non si può sapere: l'Amministrazione dei Monopoli di Stato ha messo il bavaglio alla dea bendata. Dallo scorso ottobre non pubblica più i numeri sulla spesa nell'azzardo. Cosa c'è da nascondere?


AZZARDO, POLITICI E TV 
«C’è chi potrebbe trovare curioso il fatto che la SISAL nel biennio 2009-2010, quando premier del governo era Silvio Berlusconi, aumentò le sue spese in pubblicità sulle reti Mediaset, portandole a 17,7 milioni di euro contro il solo 1,2 milione di euro per pubblicità sulla Rai; così come fece la Lottomatica con 13,1 milioni di euro per la Mediaset contro i 5,2 milioni per la Rai. Non mancarono neppure le pubblicità sulla rivista della Fondazione Italianieuropei, riconducibile a D’Alema, ma per più modesti 30.000 euro». Lo scrive Matteo Iori, Presidente del Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d'Azzardo nel dossier “Politica e gioco d’azzardo: poche luci e molte ombre”, in cui fa nomi e cognomi dei politici collegati al business dell'azzardo, a sua volta non di rado collegato alle mafie. Da gennaio anche in Italia la dipendenza dall'azzardo (impropriamente detta “ludopatia”) è inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza, come malattia da curare a carico dello Stato. Lo stesso Stato che però sulle reti radio-televisive pubbliche, pagate dai cittadini, fa pubblicità alle scommesse. 


 

Grattini e scommesse vietate ai minori, ma ci ‘giocano’ lo stesso
L’80% dei bambini e ragazzi dai 10 ai 16 anni dichiara di aver scommesso almeno una volta nella vita. Il dato emerge da uno studio della Regione Lazio con l'associazione Codici. “Giocano” soprattutto al Fantacalcio (in cui in palio ci sono soldi); le scommesse sportive (legali ma vietate ai minorenni) e i Gratta e Vinci. Le ragazze preferiscono invece il Gratta e Vinci (32%). Il 40% dei ragazzi coinvolti nell'indagine scommette con una certa regolarità e affermano di non sapere che grattini e scommesse sono vietati ai minori dei 18 anni, visto che possono accedervi in maniera indisturbata. 

 


Condividi su:
Galleria Immagini