acquaesapone Zona Stabile
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Moni Ovadia: La vita va vissuta, non consumata

La ricerca e le battaglie di un artista fuori dagli schemi

Mer 26 Giu 2013 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile

Assistere ai suoi spettacoli, leggere i suoi libri o partecipare alle sue battaglie civili sono esperienze davvero arricchenti. Ma solo nella luce del suo sguardo si riesce ad intercettare la forza e la tenacia che Moni Ovadia da sempre mette nella ricerca della profondità oltre l’apparenza.

La sua attività artistica si è divisa soprattutto tra musica e teatro.
«Ho sempre avuto la passione per la musica, in particolare quella popolare, dove c’è una forte fusione con il teatro e il personaggio; però sono contento di avere dedicato la mia esistenza anche al teatro, perché mi lascia libero.
L’acustica è un linguaggio universale che supera ogni confine e precede la presenza dell’uomo nel cosmo: l’Universo ha sempre cantato e probabilmente il Big Bang fu una sinfonia. Infatti, nella tradizione ebraica la Rivelazione è un fenomeno acustico e non visivo. La musica promuove la fusione tra culture diverse ed è molto importante, perché ci aiuta a tirar fuori la nostra parte migliore, mettendo in crisi gli stereotipi. Purtroppo, spesso le sovrastrutture di potere e denaro riprendono presto il sopravvento, ma abbiamo bisogno di ritrovare il vero senso della Vita e la musica può aiutarci». 

Lei ha approfondito molto le tematiche sociali ed antropologiche. C’è un elemento che più di altri scatena i conflitti personali e comunitari? 
«Per l’intera umanità il problema principale è sempre stato quello della relazione con l’altro. La Bibbia, un libro fondamentale che pochissimi leggono, ci insegna molto attraverso i racconti delle due relazioni principali: quella tra maschio e femmina e quella con colui che si considera illegittimo, altro da sé. Tra Caino e Abele, il primo pensa che come primogenito tutto sia destinato a lui: Dio, genitori e beni. Poi però arriva l’altro, che non si presenta mai come piacerebbe a noi, ma per come è, chiedendo il suo spazio. Questo è l’inizio della storia del difficile rapporto tra l’io e il tu, che drammaticamente sfociò nella violenza omicida. Ognuno di noi discende da quel corto circuito della relazione e ogni generazione è chiamata a ripararlo gradualmente. Inoltre, il rapporto tra i due sessi, in modo perverso, è diventato il più grande problema dell’alterità della storia. La Bibbia in nessun modo giustifica il ruolo subalterno spesso subìto dalla donna: nella Genesi si legge che l’Eterno “maschi e femmine li creò”. L’essere umano fu creato in due aspetti di pari dignità, con la donna che è più vicina al Divino in quanto genitrice; nel testo originale ebraico della Creazione si evidenzia sempre una relazione energica, dialettica e paritaria tra i due sessi. Purtroppo nel corso dei secoli gli errori di traduzione della Bibbia hanno provocato tragedie, stermini e razzismi». 

Cosa la spinge ad impegnarsi in tante battaglie civili e politiche? 
«Come ebreo, consapevole delle sofferenze subite dai miei antenati, considero ebrei tutti i perseguitati e lotto sempre per tutte quelle situazioni politiche e sociali dove c’è discriminazione: ad esempio, ultimamente mi sono impegnato molto per la vittoriosa battaglia per l’acqua pubblica, sostengo varie associazioni, tra le quali Emergency, e affianco il popolo Rom nel rivendicare i propri diritti. Pochi sono consapevoli delle persecuzioni che hanno subito i Rom nel corso dei secoli e nei lager nazisti. Uno dei comandamenti ebraici è: non dimenticare, soprattutto i danni prodotti dall’odio».

È da poco scomparso Don Andrea Gallo, suo compagno di tante lotte. Che ricordo conserva di lui?
«Il più grande privilegio della mia vita è stato incontrarlo, collaborare e lottare con lui. Don Gallo era una figura molto ricca, un vero essere umano; era il paradigma dell’accoglienza dell’altro, che viveva in modo completo, donandosi senza ideologie agli ultimi. Don Andrea è stato radicalmente cristiano, sapendo che il messaggio di Gesù è rivoluzionario ed è per questo che l'hanno messo in croce. Don Gallo resta per me un fratello, una guida certa e il simbolo della speranza: io sono agnostico, ma credo che Don Andrea risorgerà».

Che fine ha fatto l’anima nella nostra società occidentale?
«Gli esseri umani sono dotati di molte capacità e sensibilità, ma la deriva consumistica del nostro mondo occidentale ha danneggiato soprattutto l’anima, che io preferisco chiamare interiorità, cioè la nostra capacità di rapportarci alla vita e agli altri attraverso la ricchezza interiore di cui siamo dotati. Anche sul piano didattico, dobbiamo riappropriarci della possibilità di amare e di relazionarci con compassione e commozione. Questo non c’entra con le religioni che io rispetto tutte, come celebrazione e santificazione espresse con le varie modalità culturali. La spiritualità è lo strumento che ci permette di coltivare e comunicare la nostra interiorità, una ricchezza straordinaria che non possiamo comprare al supermercato né trovarla con i tablet, che, se ben usati, possono essere utilissimi. Ho scoperto che abbiamo molte cose da imparare dal popolo Rom, a cominciare da quella che ci fa più paura e che scatena il razzismo nei loro confronti: la vita è una cosa integra, non può essere a camere stagne. Loro mettono in scacco la cosa più devastante che la nostra civiltà, tra tante cose positive, ha creato: noi consumiamo la Vita invece di viverla».

Chi sono i veri ricchi della Terra? 
«I bambini sono molto ricchi interiormente e, da adulti, soprattutto gli artisti riescono a tenere viva la propria infanzia: infatti, l’Arte dovrebbe essere la capacità di rinnovare il proprio stupore verso il mondo, che spesso si perde con la crescita. Purtroppo i genitori possono corrompere i figli molto presto se non sono in grado di rispettare la loro interiorità: una famiglia può essere disastrosa se al suo interno non ci sono relazioni di qualità. Ho imparato sulla mia pelle le brutalità degli adulti, che non sono solo le depravazioni di cui parlano i giornali: ho sofferto molto per le sottovalutazioni, la disciplina e gli ordini eccessivi, per la mancanza di ascolto. Per questo cerco di non far soffrire le stesse cose ad altri: anche se purtroppo non ho avuto la possibilità di avere figli con la mia amatissima moglie, ho tanti amici giovani e giovanissimi che mi dànno molta gioia. L’infanzia è il nostro bene più prezioso che dobbiamo custodire con la massima delicatezza, ricordando soprattutto che i bambini non si comprano, ma si amano».

Come affrontare le ferite interiori della nostra infanzia e i condizionamenti inconsci che ne derivano? 
«Ognuno ha la sua strada per liberarsi e compito dei formatori è insegnare alle persone ad ascoltarsi e a mettersi costantemente in discussione. La ragione non basta, anche se è necessaria per difendersi dall’oscurantismo e dal potere: siamo esseri fragili e dentro di noi agiscono molte forze intrapsichiche che hanno bisogno di strumenti adeguati. Personalmente, ho fatto una lunga e straordinaria esperienza di psicoanalisi, che è stato il mio miglior investimento, necessario per conoscere me stesso, accettarmi e riuscire ad esprimere il mio sentire interiore».

Cosa stiamo lasciando alle generazioni future?
«Siamo travolti da una crisi provocata da banchieri, speculatori, finanzieri e i loro principali complici, i politici della destra mondiale, in Italia rappresentati da Silvio Berlusconi e il suo bestiario liberistico-populista. La cosa peggiore è che stiamo distruggendo la naturale alleanza tra le generazioni. Oggi molti vogliono rimanere giovani, non sanno fare passi indietro e non hanno attenzione per gli adulti di domani. Invece, dobbiamo tutti tornare ad accettare il tempo, impegnandoci per invecchiare bene e per tutelare le scarse risorse a disposizione, in uno scambio fertile e rispettoso tra vecchie e nuove generazioni. Comunque, non dobbiamo avere paura: abbiamo millenni di storia umana alle spalle che non potranno essere distrutti dagli ultimi decenni di consumismo e di aggressione allo statuto antropologico dell’essere umano. A patto però di lottare con fermezza per preservare la nostra interiorità, anche grazie all’analisi del nostro inconscio».

Cosa pensa di Papa Francesco?
«Da osservatore esterno, sembra una figura di Pontefice inusuale che potrebbe dare una grande svolta alla Chiesa Cattolica, da ammirare per la scelta di aver affidato il proprio futuro a un uomo alieno dalla curialità, portatore di parole precise e pregnanti, familiare a chi lo ascolta al di là della religione. Papa Francesco, con quel nome così significativo, ha avuto espressioni coraggiose, come ad esempio quando ha messo in contraddizione le banche con la povera gente. La Chiesa deve essere dei poveri, ma questo non significa fare l’elemosina, quanto riconoscere che il cammino di liberazione tocca a tutti, partendo dal basso. Redimere i poveri significa combattere concretamente la povertà, non dire belle parole lasciando soffrire i bisognosi: questa è la peggior perversione del messaggio di Cristo». 


 

SPIRITO MULTIETNICO
Moni Ovadia nasce a Plovdiv (Bulgaria) nel 1946 da una famiglia ebraico-sefardita che si trasferì poco dopo a Milano. Nel 1972, dopo la laurea in Scienze Politiche, inizia la sua carriera di ricercatore, cantante e interprete di musica etnica e popolare di vari Paesi, per poi avvicinarsi alla recitazione teatrale, ispirata alla cultura yiddish, che lo porterà a formulare un’originale formula di “teatro musicale”, nella quale è tuttora impegnato. Nel 1990 fonda la Theater Orchestra e tre anni più tardi arriva la notorietà con il famoso spettacolo “Oylem Goylem”; ha pubblicato molti dischi e scritto vari libri, tra i quali ricordiamo l’ultimo, “Madre Dignità” (Einaudi, 2012). Tra i tanti premi ricevuti, citiamo quello alla Carriera avuto lo scorso anno dal Presidente della Repubblica, e il Premio Musatti del 2010 per il suo contribuito alla diffusione della psicanalisi. Impegnato in molte battaglie civili e di solidarietà, è sposato da 18 anni con Elisa ed è vegetariano. 


Condividi su: