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Ad Harvard ci vado online

Spopolano i MOOC, corsi universitari d’élite di formazione a distanza. Ma aperti a tutti

Mer 26 Giu 2013 | di Claudio Cantelmo | Attualità
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Entro il 2016, profetizzava due anni orsono Bill Gates, internet renderà l'istruzione offerta dai college universitari molto meno rilevante. Un azzardo, pensarono in molti, benché l’autorevole voce dell’ex presidente Microsoft conferisse molto credito alla previsione: le Università tradizionali, in Italia come oltreoceano, per il momento resistono, anche se fra tagli ai fondi e magagne varie non si può certo dire che prosperino. Ma il magnate americano, che oggi attraverso la sua fondazione finanzia vari progetti educativi, aveva un buon motivo per ostentare tanta sicumera. Anzi, più motivi, racchiusi sotto un solo acronimo: Mooc, vale a dire Massive open online courses.
Di cosa si tratta? Sono corsi on line di massa aperti a tutti, sui più svariati argomenti: dall'intelligenza artificiale alla Divina Commedia, passando per l’orticoltura in serra, trasmessi via internet da alcuni fra i più prestigiosi atenei del mondo, gratuiti e accessibili a chiunque sia dotato di una connessione a internet, senza barriere di reddito, di lingua (fondamentale ovviamente comprendere l’inglese) e di distanza geografica dall’ateneo.
Il concetto di insegnamento a distanza ha ben poco di rivoluzionario – chi non ricorda la mitica scuola Radio Elettra del secolo scorso, che formava per corrispondenza migliaia di radiotecnici italiani e stranieri – e non è la prima volta che viene sperimentato on line.
Ma siamo di fronte a un fenomeno emergente che non ha nulla a che vedere con le lauree online italiane.
Per autorevoli opinionisti come l'editorialista del "New York Times", Thomas Friedman, l’impatto dei Mooc sull'istruzione sarà pari a quello che il formato mp3 ebbe per l’industria discografica: la fine di un consolidato modello di business, di un accesso all’insegnamento di élite, ostacolato da molteplici barriere e l'inizio di un'avventurosa navigazione alla ricerca di nuove fonti di reddito e nuovi protocolli comunicativi. I corsi universitari proposti da Harvard e Massachusetts Institute of Technology sono composti da interazioni online, video-lezioni, quiz e altri strumenti avanzati. «Già all'inizio degli anni 2000 – ricorda Juan Carlos De Martin, docente del Politecnico di Torino e fellow del Berkman Center for Internet & Society di Harvard – si parlò moltissimo di Università via internet. Ma i tempi non erano maturi. Solo il 6% degli americani era dotato di connessione a banda larga e anche i pc erano meno potenti». Oggi il momento, complice anche la fortissima riduzione di fondi a favore degli atenei pubblici per i tradizionali corsi in presenza, appare decisamente più propizio.
Nell'ultimo anno e mezzo negli Usa hanno fatto capolino tantissime proposte di Mooc di alto livello. «Uno dei motivi per cui i Mooc hanno ricevuto così tanta attenzione – riprende De Martin –, è che sono proposti per lo più da istituzioni di élite. È una cosa nuova e importante. Inoltre i Mooc alzano la barra della competizione nel settore dell'istruzione, rendendo pubbliche, quindi valutabili da chiunque, le attività istituzionali delle Università: stanno già comparendo dei siti che danno agli studenti l'opportunità di valutare le loro esperienze; una specie di TripAdvisor per l'istruzione superiore».
Ma come funzionano i Mooc? In generale, ci si registra attraverso una semplice procedura on line e si ha accesso immediato a una serie di video, testi ed esercitazioni da sviluppare con i propri ritmi, senza scadenze fisse, in alcuni casi, o secondo un calendario preciso, in altri. Quasi sempre c'è il test finale, che dà diritto all'attestato in caso di superamento. Certo, non mancano i problemi. Uno è quello dell'altissimo tasso di abbandono: solo uno su dieci, all'incirca, ce la fa. Un altro è quello del copia-incolla. Per questo all'inizio bisogna firmare un "patto d'onore" in cui ci si impegna a comportarsi in maniera corretta. I fornitori di corsi stanno poi perfezionando sempre più i sistemi di controllo dell'originalità degli elaborati e dell'identità di chi scrive: dal riconoscimento plagi ai sistemi di identificazione dei "pattern" di battitura sulla tastiera, una sorta di impronta digitale, variabile da persona a persona. Avere risultati attendibili è importante non solo sotto l'aspetto morale: per ora la maggior parte dei corsi si limita a rilasciare un attestato di frequenza – che può avere un suo valore anche sul mercato del lavoro, se reca il timbro di Stanford o di Harvard –; ma uno degli obiettivi è quello del rilascio di certificati e crediti equiparabili a quelli emessi attraverso i sistemi tradizionali. Quello che dobbiamo aspettarci, nel giro di un decennio, è la possibilità di laurearsi online, selezionando una serie di corsi delle più prestigiose università mondiali direttamente dal proprio laptop.
«Ad ogni modo - commenta Friedman - il fenomeno avrà i suoi effetti a lungo termine. Non ci sarà una sostituzione delle classi tradizionali coi Mooc nei prossimi dieci anni. Nei prossimi 50, chissà».                   


MOOC anche in Europa: partono quaranta corsi
Università a stelle e strisce pronte a sfornare patentati MOOC 2.0: i corsi gratuiti online registrano il pienone, uno su tutti quello "Circuits and Electronics" che ha registrato nel marzo scorso più di 120mila studenti. E l’Europa? È del 24 aprile scorso la notizia dello sdoganamento dei MOOC nel vecchio continente, grazie alla prima iniziativa paneuropea a livello universitario Con la collaborazione di undici partner, l’iniziativa è partita dai Paesi Bassi, che si son fatti capofila attraverso l’Università di Rotterdam, coinvolgendo Francia, Italia, Lituania, Portogallo, Slovacchia, Spagna, Regno Unito, Russia, Turchia e Israele, e grazie al sostegno della Commissione Europea per l’Istruzione, partono quaranta corsi comprendenti un'ampia gamma di materie, disponibili gratuitamente in 12 lingue. Per saperne di più www.openuped.eu. Il partner di riferimento per l’Italia è l'Università Telematica Internazionale Uninettuno.


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