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Fame d'amore

L'esperienza di chi ne ha sofferto

Mer 26 Giu 2013 | di Angela Iantosca | Salute
Foto di 6

«La moda non c’entra e neanche le immagini che si vedono in tv o sui giornali. Nessuno mi ha mai chiesto di dimagrire, neanche quando facevo la fotomodella. C’entrano i silenzi, la paura di essere invisibile, di non essere all’altezza, di deludere. Di non essere l’orgoglio dei miei. Di essere sempre seconda, nell’ombra. E allora non mangiavo. Per sparire del tutto. O, forse, per farmi vedere per la prima volta davvero, in tutta la mia fragilità, debolezza, impotenza, trasparenza. Per far arrivare il mio grido soffocato. E poi ho cominciato a mangiare di tutto, per colmare quel vuoto che rigettavo fuori insieme a quella quantità enorme di cibo, talmente grande da farmi svenire. Ero grassa - o meglio, pensavo di esserlo - e forse ne sono convinta ancora oggi, nonostante sia “guarita”. Anche se dall’anoressia e dalla bulimia non si guarisce mai del tutto. Ma sono cresciuta. Sono cambiata. Ho imparato ad accettare me stessa e ciò che mamma e papà non mi daranno mai. Ho imparato e ora sto camminando nella vita».
È serena C., consapevole delle proprie debolezze, del suo vissuto e di come quella sofferenza l’abbia cambiata, sia interiormente che fisicamente.
Perché nessuno te lo dice che non mangiare per anni, nella speranza di raggiungere quel peso ideale che non si può tradurre in un numero ma in una immagine di se stessi, lascia tracce, provoca danni fisici, dolori fortissimi. Problemi intestinali, amenorrea, stipsi, astenia. E non solo. La pelle si secca e si disidrata, le unghie si indeboliscono, i capelli cadono, il corpo si ricopre di peluria e il colore delle estremità diventa giallastro; il ritmo cardiaco rallenta, diminuisce la pressione arteriosa e la temperatura corporea. Si è stanchi e si ha sempre freddo; si hanno problemi digestivi, si altera la funzionalità renale, si hanno alterazioni ematologiche (anemia, diminuzione delle piastrine e dei globuli bianchi) e ormonali, le ossa si demineralizzano. E se si comincia a mangiare male prima delle mestruazioni, si può verificare addirittura un rallentamento o un arresto della crescita ossea, per cui la statura può essere sensibilmente più bassa rispetto alla media. Nel 5-10% dei casi l’anoressia porta anche alla morte.

MIA E ANA
«Ho cominciato pensando di dover perdere qualche chilo. Poi superare quel limite è diventata quasi una sfida con me stessa. E senza accorgermene sono diventata anoressica e ho perso più di 15 kg in pochissimi mesi. Dopo essere finita in ospedale ed essere stata (finalmente) scoperta dai miei, un giorno, leggendo un articolo su un giornale sono venuta a conoscenza dei siti pro-Ana. Ero incuriosita. E ho cominciato a navigare in rete, dove ho scoperto un mondo fatto di ragazze, come me, desiderose di perdere peso, che si scambiavano consigli su come ingannare i genitori, su come non farsi accorgere, su come arrivare a consumare ogni giorno più calorie di quelle ingerite…». Ma chi sono Ana e Mia? Ana è la dea dell’anoressia, Mia della bulimia. Sono i numi tutelari, le guide, le ispiratrici di molte seguaci. In nome dell’amore per loro, le ragazze sacrificano la propria esistenza, arrivando a non mangiare niente o a mangiare troppo per poi vomitare quanto ingerito. «Sui siti trovi i vademecum su come comportarti, le regole da seguire, come fare in modo di associare il cibo al fastidio», spiega G. Ana è il controllo, è colei che non ti suggerisce di provarci, ma di riuscirci. «Quando ne sono uscita, dopo anni, mi sono resa conto delle assurdità che si scrivono su quei siti e delle assurdità nelle quali si arriva a credere. Ho provato a far qualcosa, a far capire l’errore alle ragazze. Ma sono stata accusata di essere una traditrice». Oggi G. ha 23 anni, sta bene. è innamorata e ha un lavoro che le permette di coltivare i suoi sogni.    


LA VERITà SULLA DANZA

Marygarret, la ballerina licenziata dalla Scala di Milano per aver parlato dei disturbi del comportamento alimentare di cui soffrono in molte

Sono magre, è innegabile. E lo abbiamo sempre pensato tutti, domandandoci dove possano trovare la forza per affrontare ore di esercizi, lo stress delle performance, le prese… ed essere perfette, nonostante quella fragilità fisica. Tre anni fa, una di loro, Mariafrancesca Garritano, nota come Marygarret, ballerina solista del Teatro la Scala di Milano, ha deciso di denunciare qualcosa che aveva sempre visto e di cui lei stessa era stata vittima, senza rendersene conto. Ma in seguito alla sua denuncia, alla stesura del libro “La verità, vi prego, sulla danza” e ad una intervista rilasciata all’Observer, è stata licenziata. 

C’è voluto coraggio a raccontare la verità?
«Sto riscontrando ora, visto tutto quello che è successo, che ci è voluto coraggio a farlo. Perché in realtà, io non ho fatto altro che raccontare la mia esperienza: non pensavo di dire qualcosa di sconvolgente. Non avrei mai immaginato che si potesse arrivare alla negazione del problema: è proprio in questo atteggiamento che si annidano le cause della persistenza del problema stesso».

C’è una dieta che eri obbligata a seguire?
«Non c’è una dieta che viene imposta. Nelle mie denunce non ho mai detto questo. Nessuno mi ha mai detto cosa mangiare e cosa no. In realtà il cominciare a mangiare sempre meno nasce da una situazione comune, dal vedere le compagne che si comportano così e la magrezza sembra sinonimo di bravura. Nessuno ti impone di seguire un regime alimentare, ma quando senti tutti i giorni proprio in quegli anni delicati della crescita che a scuola gli insegnanti ti dicono “siete vacche grasse, sei come un raviolo cinese, devi togliere tre dita…”, a te arriva il messaggio che hai un problema con la forma fisica. Quando vedi che intorno a te c’è gente che non mangia e che si confronta dicendo “io sono riuscita a mangiare una mela e uno yogurt in una intera giornata…”, è normale che tu arriverai a fare altrettanto se non peggio. è così che si innescano dei meccanismi dei quali chi è dentro non si rende conto!».

Cosa ha provocato in te il dimagrimento?
«Io ho vissuto questa fase a 16-17 anni. Per 1 anno e 8 mesi non ho avuto il ciclo, ero dimagrita in maniera impressionante, eppure non sapevo di vivere un disturbo alimentare. Pesavo 43 chilogrammi…».

Sono tutte così?
«No, molte ballerine sono magre per costituzione e non hanno bisogno di sottoporsi a diete ferree. Ci sono alcune ragazze che hanno sempre seguito una alimentazione sana e non hanno mai avuto problemi. La magrezza non corrisponde necessariamente allo star male».

Come si affronta la fatica fisica senza nutrimento?
«In realtà non sarebbe possibile affrontare sforzi fisici. Ma la caratteristica delle anoressiche è questa: il dimagrimento genera uno stato di onnipotenza che dà forza. Il non mangiare dà questa sensazione di adrenalina. Perché nel dimagrimento riscontri che hai dei benefici che derivano dall’autostima, dai complimenti che ricevi».

Quando questo “gioco” perverso si interrompe?
«Ad un certo punto il corpo ti abbandona. C’è chi è fortunato e se ne accorge in tempo e c’è chi se ne accorge troppo tardi. Un indizio sono le patologie che accompagnano i danzatori per tutta la vita, come la sofferenze ai tendini e i frequenti infortuni. Io ho avuto questo periodo durante il quale mangiavo pochissimo nel momento della scuola. E, avendo fatto soffrire il fisico proprio negli anni della crescita, da grande ho avuto diverse patologie, come le caviglie deboli. Proprio quando mi sono accorta che il mio fisico mi limitava, che mi facevo male di frequente, ho fatto dei controlli e ho preso coscienza di essere stata anche io anoressica». Intanto Mariafrancesca, dopo il licenziamento, ha cominciato la causa contro la Scala: il primo round l'ha vista sconfitta. Ma lei non si dà per vinta.


 

DISTURBI ALIMENTARI PER 10 RAGAZZE SU 100
Per ogni 100 ragazze in età adolescenziale, in Italia, si stima che 10 soffrano di qualche disturbo collegato all’alimentazione, 1-2 delle forme più gravi come l’anoressia e la bulimia, le altre in manifestazioni cliniche transitorie e incomplete. La difficoltà di conoscere esattamente la diffusione dei disturbi del comportamento alimentare rispetto ad altre malattie, oltre che nella complessità di uniformare gli studi, risiede, come primo punto, nella particolarità di un disturbo la cui prevalenza nella popolazione generale è molto bassa, ma che può raggiungere tassi molto alti in sottopopolazioni specifiche. Come secondo punto, nella tendenza delle persone affette ad occultare il proprio disturbo e disagio e ad evitare, almeno per un lungo periodo iniziale, l’aiuto di professionisti che nella possibilità di un progetto di cura tempestivo. Se i dati epidemiologici comuni a tutte le ricerche internazionali, riguardanti la prevalenza per l’età e il sesso della popolazione colpita dal disturbo, ci indicano un rapporto femmine - maschi di 9 a 1 e un aumento dell’incidenza della patologia bulimica rispetto a quella anoressica, nel contesto italiano i dati disponibili su incidenza e prevalenza dei Dcs (disturbi del comportamento alimentare) appaiono significativamente discordanti. 


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