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Gabriella Pession: Se vali (in Usa) puoi far strada

Gabriella Pession approda su NBC. ma per lei casa è l’Italia

Mer 26 Giu 2013 | di Alma Pentesilea | Interviste Esclusive
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Un abito bianco, i capelli rossi raccolti, sorridente, pronta a ridimensionare il proprio talento e la portata del suo successo. Nonostante Gabriella Pession sia uno dei pochi esempi di attrice italiana “esportata” in America. «In realtà non è una vera e propria esportazione. Perché io sono nata negli Stati Uniti. Per me stare là è come tornare a casa». 

Quali sono le tue origini?
«I miei erano delle guide alpine e vivevano nel nord Italia. Poi, un giorno, la mamma di mia mamma, Gabriella, completamente pazza come me, decise di trasferirsi in America e non tornò più. Mia mamma, che si era sposata con un italiano, rimase in Italia, per poi raggiungere la mamma quando aspettava me, perché i miei si erano separati. Poi si rimisero insieme quando io avevo 5 anni. E allora siamo tornati tutti in Italia. Ma poi i miei si sono separati di nuovo quando ne avevo 14... Sono cresciuta a Milano, che per me rimane la mia casa, perché lì ci sono i miei gatti, anche se la mia terra natia è l'America e lì sono avvenuti gli eventi più importanti della mia vita». 

Cosa ti ha riportato in America?
«Il mio sogno è sempre stato quello di tornare lì e riuscire anche a lavorare. Dal 2004 ho cominciato a fare moltissimi provini. Finché ho ottenuto una piccola parte in una serie tv, “Wilfried”  (andata in onda su Dj Tv - ndr). È proprio grazie a questa interpretazione che sono stata notata da Edward Allen Bernero (executive producer della famosa serie “Criminal Minds” - ndr) che non ha esitato a chiamarmi per interpretare Eva, ‘cuore’ del team anticrimine di “Crossing Lines” (serie in onda su RaiDue - ndr), una coproduzione internazionale trasmessa in anteprima mondiale su RaiDue e comprata da Nbc, canale americano».

Quale è il tuo ruolo?
«Sono un soldato che entra nell'esercito dopo la morte di entrambi i genitori, uccisi in un attentato. Proprio a causa di questo evento, lei viene a sapere di essere figlia di una famiglia mafiosa e decide da che parte stare. Poiché io ho il terrore delle armi da fuoco, all'inizio ho chiesto che il mio personaggio non sparasse. Allora mi hanno trasformato in una specialista di arti marziali. Anche se alla fine mi hanno fatto sparare!». 

Hai lavorato per 15 anni in Italia: quali differenze con il set americano?
«In Italia, quando c'è un progetto, il regista accompagna gli attori dall'inizio alla fine. In America no. I registi cambiano da un episodio all'altro. Il punto di riferimento, nel nostro caso, non sono stati i registi, ma lo sceneggiatore, Bernero, al quale ci siamo sempre rivolti per dubbi sulle singole scene».

Da alcuni anni vivi in America: questo ti ha aiutata per essere scelta? 
«In realtà ciò che mi ha aiutata è l'essere italo-americana. Il fatto di conoscere e parlare non l'inglese scolastico, ma quello della strada».

Dove vivi in America?
«Io vivo a Los Angeles. Anche se non la amo, essendo cresciuta a New York e non sapendo guidare: per me è un incubo!».

Come veniamo visti dagli americani?
«Loro ci adorano. Ogni volta che incontro i miei amici cominciano a guardare come vesto! Sicuramente veniamo visti come iper emotivi e molto caldi. Ed è vero!». 

Nella serie il tuo personaggio appartiene ad una famiglia mafiosa: una associazione purtroppo naturale con l'Italia.
«Una delle prime cose che ho detto è stata: “Che cliché parlare di mafia!”. Ma credo che siamo responsabili noi. Quando andiamo all'estero, parliamo sempre di questo. Oppure di Berlusconi. Siamo noi ad aver portato questa immagine all’estero. Un conto se critichiamo tra noi la nostra Italia. Ma se la criticano all’estero divento pazza e difendo il mio Paese!».

E quando attaccano Berlusconi?
«No, lui non lo difendo! Quanto a carisma devo dire che non ce l’hanno neanche tanti attori! Comunque in generale non difendo la politica perché è indifendibile». 

Cosa ti fa arrabbiare dell'Italia?
«Vedere come siamo tenuti in considerazione all'estero, come potremmo davvero essere i primi e invece... Da noi non c’è il sostegno dei talenti e siamo un popolo di invidiosi! Ricordo le cattiverie che ho sentito su Muccino quando andò all’estero e ottenne il dovuto riconoscimento. Ma perché dovete massacrare un italiano che va all’estero? Dovreste essere contenti!».

C’è più meritocrazia in America?
«Assolutamente. Anche se io non mi posso lamentare, perché al primo provino fui scelta dalla Wertmuller come protagonista!
Sicuramente sono state tante le frustrazioni, ma sono l’esempio che la carriera per merito può esserci, anche in Italia. Certo, se hai altri supporti, diventa tutto più facile. In America no. Lì non gliene frega niente di chi sei parente: puoi venire anche da un paese disperso dell’Ohio, ma se sei bravo puoi vincere l’Oscar. Là può succedere che, se sei bravo, arrivi. Qua vedo tantissimi amici che, nonostante le lauree, non riescono a salire di grado! Qualcuno mi domanda: “Perché non rimani in Italia?”, “perché fuggi via?”. Perché la vita è una e voglio viverla bene!».

Cosa non ti piace degli Usa?
«Il fatto che, soprattutto a Los Angeles c’è un parterre trash… il sogno americano non lo capisco. Tutto ciò che è legato alla apologia dell’ego, dell’arrivare non mi piace: quella americana è una società che ti considera se sei una persona di successo. In Italia, invece, mi sento più protetta! Lì sembrano tutti un po’ uguali, programmati. Specializzati. Se chiedi di altro, non sanno dirti niente. Anche il loro sorriso non mi piace: sorridono molto, ma spesso dietro non c’è il vero sorriso. È tutto un po’ fake (finto - ndr)! Questo a Los Angeles. A New York c'è un altro tipo di America».

E da donna quali differenze?
«Non penso che l’America sia meglio dell’Italia. Vedo sulle copertine dei giornali americani dei personaggi che sono dei mutanti. Quest’epoca del trash credo sia globale e l'Italia, in questo, si è ispirata all'America. Sicuramente la donna a livello lavorativo ha raggiunto più autonomia. L’italia è ancora maschilista».


DA PIERACCIONI ALLA SERIE TV
Nata a Daytona Beach nel 1977, torna in Italia a 5 anni. Nel 1997 debutta nel cinema con il film “Fuochi d'artificio” di Pieraccioni, che la dirige anche ne “Il pesce innamorato” nel 1999, anno in cui è nelle sale cinematografiche anche con il film “Ferdinando e Carolina” della Wertmüller. Ha recitato nel film “La verità vi prego sull'amore” (2001) di Apolloni, “L'amore è eterno finché dura” (2004) di Verdone, “L'uomo perfetto” (2005), di Lucini e “Milano-Palermo: il ritorno” (2007), di Fragasso. Diventa popolare con le serie “Orgoglio”, “Capri”, “Il capitano”. Nel 2011 è protagonista della fiction “Rossella”; ottiene una parte nella serie statunitense “Wilfried” ed ora è protagonista di “Crossing Lines” in onda su RaiDue e sul canale americano Nbc. 


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