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Leonardo Pieraccioni: Questa volta vita vera

Pieraccioni e i suoi nuovi punti di vista (nella vita e al cinema) grazie alla paternità

Mer 26 Giu 2013 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
Foto di 7

Leonardo Pieraccioni è sempre stato un uomo piuttosto fortunato. Sin da quando esordì con “I laureati”, sbancando al botteghino. Ora i suoi film arriveranno a 11 con “Un fantastico via vai”. Noi lo incontriamo il giorno prima che inizi il set di questa commedia romantica corale e forse un po’ diversa dal solito. Lui, complice anche la sua nuova famiglia, sembra cresciuto. A 48 anni. 

Parliamo dell’ultimo film.
«Questo è un film sulla nostalgia di un 45enne per la sua giovinezza e in particolare per i tempi dell'università: sposato da 16 anni, ha due gemelle, lavora in banca, è costretto in una divisa, insomma, che gli fa sembrare che i giochi siano già fatti. Poi arriva un “provvidenziale” fraintendimento con la moglie che lo butta fuori di casa e lui finisce in una casa di studenti, dove rinnova il suo spirito, mentre consegna loro un po’ della sua sgangherata esperienza». 

Un modo per tornare ai suoi vent’anni?
«Io son fortunato, con il lavoro che faccio, ce li ho sempre 20 anni. Certo a quell'età in più avevo l'illusione di poter diventare Moretti o Kubrick, ma comunque rimango sempre in bilico tra i 17 e i 22, su. Ma i miei amici, che invece son sposati da 20 anni, lavorano negli uffici, ce l’hanno questo tipo di struggente nostalgia per quelli che considerano i loro anni d’oro. Ma è un momento, una chimera, se si prova a tornare indietro, si vuol poi tornare a casa, magari un po’ rinnovati. A chi piacerebbe rivivere, a 50 anni, quei batticuori? Una cosa che non invidio alla mia figliola che ha 2 anni e mezzo son proprio questi batticuori, tanto totalizzanti quanto inutili e sciocchi che vivrà più in là. A 13 anni verrà lasciata e si sentirà morire, non sapendo che son cose piccole: e quest'uomo di mezza età, il protagonista del mio film, lo sa e, vedendo il coinquilino 22enne che si dispera per amore, lo guarderà con tenerezza. Ed è proprio di questa che si parlerà in questa storia». 

Questa volta lascia una splendida sudamericana fuori dalla porta. C'è lo zampino di sua moglie?
«Dici che stavolta la sceneggiatura l’ha scritta Laura (Torrisi - ndr), visto che la bellona la lascio fuori dal pianerottolo? (Ride - ndr). La verità è che la commedia sentimentale ha una scalettatura precisa che di solito prevede la ragazza da sogno che interviene e “risolve”. Il punto è che qui però io mi rivolgo di più alla vita vera che normalmente non ho mai frequentato: ho sempre interpretato ragazzi e uomini spensierati che incontrano l’amore. Qui, attenzione, la cosa bellina è che io non racconto neanche un rapporto in crisi: con la mi’ moglie, che qui è Serena Autieri, si sta bene, siamo solo un po’ seduti dopo tanti anni di matrimonio».

Questo film è il suo punto di svolta?
«Non so se è un punto di svolta, ma io ho sempre detto che amo dare la giusta dignità alla mia età, nonostante ci sia la convenzione che il comico, come nei film di Totò, si possa innamorare della giovane ballerina 20enne anche a 70 anni e passa. Ricambiato, ovvio! Ora, complice la nascita della mi’ figliola, vorrei non essere mai ridicolo, vorrei trovarmi a mio agio nel personaggio. Poi, certo, lo stratagemma di scrittura mi permette di rifugiarmi in un gruppo di ragazzi: ma è una cosa che mi rappresenta, io mi trovo meglio ad andar a parlare ai giovani nelle università che nelle riunioni di condominio con i miei simili». 

Alcuni la accusano di disimpegno intellettuale e politico. Cosa risponde?
«Io ho il dovere, dopo 11 film, di continuare a divertire il mio pubblico, di fargli passare un’ora e mezza bene, che gli rimanga il buonumore anche dopo del tempo. Dopo “Il Ciclone” mi chiamò il maestro assoluto Benigni e mi disse la cosa più bella: “Ti devo ringraziare perché la mi’ moglie, Nicoletta, m’è rimasta tre giorni col sorriso sulle labbra”. E quello si deve fare noi che veniamo dal cabaret e che si fa un tipo di cinema cosiddetto commerciale. Tocca agli autori importantissimi sottolineare la situazione attuale, perché loro hanno il talento per farlo. Certo, per come siam messi, non faranno un film comico, ma i capolavori assoluti: mi viene in mente “Una vita difficile” di Risi o “C’eravamo tanto amati” di Scola che son Gioconde, sceneggiature perfette da studiare nelle scuole, hanno questo e chi sa farle ha il compito di scriverle, compito che io non posso prendermi».

Però sulla politica attuale un parere lo può dare.
«Sembra che alla politica di oggi sia stato applicato il format del reality. Non siamo più in grado di proporre politici veri e allora ci son questi modelli qua, probabilmente fra quattro-cinque anni magari pure io mi candido come sindaco. Ma al massimo di Scandicci, non di più. Siccome chi ha fatto politica in questi anni non ha agito al meglio, molti “dilettanti” si propongono perché dicono “tanto peggio non si può andare”. Ovvio che mi riferisco al Movimento 5 stelle: pensano e vogliono agire con più profitto di chi l’ha preceduti? Imparino e agiscano, perché per ora non si vede granché da loro. Devono capire in breve tempo come fare meglio: gli altri non lo fanno, loro non lo sanno. E nel frattempo Renzi fa le battute, si veste da Fonzie, fa la Partita del Cuore e non gli passano la palla. Qui c'è pane per il cabaret, non per la politica! Il M5S poteva cambiare qualcosa, ma sappiamo bene che Grillo conosce benissimo le regole dello spettacolo, molto meno quelle della politica. Poi, detto questo, io Grillo e Renzi li prenderei al posto di Battista e Papaleo nel film!».

Come sono cambiati i ragazzi dal ‘95, anno del suo esordio, a oggi?
«Sono uguali ai ragazzi del mio primo film, non sono cambiati: la giovinezza è un parco giochi che ti darà le stesse emozioni anche fra 20 anni. Inutile andare contro i social network, che mi vedono molto presente e mi divertono come una bestia: sono le nuove Case del Popolo, le nuove compagnie che come in “Grease” si prendevano ognuno il loro angolo di piazzetta. Certo i giovani d’oggi son più scafati, ma le emozioni son quelle: su Facebook le mie cugine 16enni scrivono quello che pensavo e dicevo io alla loro età. Ora ho capito che la vita è ben altro dal problema “non mi chiama, mi deve chiamare lui”».

Diventando padre la sua vita è cambiata?
«La mia figliola Martina nasce da privilegiata, lei ha amplificato un certo mio atteggiamento verso il lavoro che è sempre più solo un fantastico divertimento. Mi importa molto meno dell’attore che non può fare il film, dei risultati al botteghino, della scena che viene male: ora le priorità sono altre, la frase più bella della mia vita attuale è quella del pediatra quando dice “va tutto bene”. Prima avevo il punto di vista a 1,73 (dove stan gli occhi, io sono 1,78!), ora ai suoi 72 cm. E tutte quelle tenerezze che prima ti stavan sulle palle perché tutti i genitori ti parlano dei loro pargoli, ora le comprendi. L'unica cosa è che ora ho una rivale in casa: non hai idea di che tempi comici ha la piccola».  


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