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La terra basta per tutti

La causa della povertā non č la carenza di risorse materiali

Mer 26 Giu 2013 | di Roberto Lessio | Ambiente
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Siamo troppi, quelli fanno troppi figli, il pianeta non è più in grado di nutrire tutti; servono gli Ogm... Non è vero. Soprattutto non è vero che si muore di fame e malattie perché mancano risorse materiali. E a dirla tutta, non si risolve con certi “aiuti”. Lo certificano i dati ufficiali della massima agenzia mondiale sul tema, la FAO, l'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, che ha sede a Roma. 

CAMPI IN ABBONDANZA
La superficie agricola arabile già a disposizione sul nostro pianeta (4,1 miliardi di ettari), cioè terreni sufficientemente fertili e dotati di buone precipitazioni di pioggia, potrebbe permettere ad ogni essere umano di mangiare cibo per almeno 5.000 calorie al giorno: circa 8 piatti di pasta e fagioli per intenderci. Un piatto essenziale e senza pretese, ma ricco dei nutrienti essenziali per la nostra dieta: carboidrati e proteine. Di terra coltivata ce n’è già talmente tanta che basta per dare anche la possibilità ad ogni persona di vestirsi con circa 3,5 kg di fibre tessili all’anno e di alloggiare in case igienicamente sicure fatte di legno da costruzioni. Anzi, a fare bene i calcoli, si potrebbe addirittura rimboschirne una grossa parte, sempre a livello mondiale, pari ad oltre 30 volte la superficie dell’intera Italia. Sono cifre apparentemente incredibili che in realtà si ottengono facilmente incrociando i dati ufficiali della FAO. E Acqua & Sapone lo ha fatto. Questi dati smentiscono clamorosamente (e forse è proprio per questo che non vengono mai tirati fuori) tutti i luoghi comuni che girano intorno alla più grande, vergognosa e scandalosa questione che interessa l’umanità: la povertà. 

C'È IL DOPPIO DEL CIBO NECESSARIO PER TUTTI 
La stessa FAO, ancora una volta, nel suo annuale rapporto per il 2013, ha confermato che circa 868 milioni di persone al mondo soffrono direttamente la fame e la denutrizione, mentre sono 2 miliardi quelle che hanno problemi di carenze alimentari; a livello mondiale il 26% dei bambini sono malnutriti e a malapena sopravvivono senza indumenti e in alloggi igienicamente non sicuri. Dall’altra parte ci sono 1,4 milioni di persone in sovrappeso e circa 500 milioni sono obesi. 
Questi due estremi sono inscindibilmente collegati tra di loro perché è sempre la FAO a dichiarare in altri documenti (nessuno tradotto in italiano), che solo per i cereali la produzione attesa quest’anno è di 2,46 miliardi di tonnellate; cioè quanto basta per alimentare il doppio della popolazione mondiale attuale, con circa mezzo chilo giornaliero di farina, riso o avena. In questo nostro calcolo è inclusa anche la perdita di resa nel passaggio dalle granaglie al prodotto finito. E se a questa cifra si aggiungono le produzioni di zucchero, latte, uova, frutta, verdura e olii vegetali, cioè per avere una dieta ben diversificata, si arriva alla conclusione che ogni bambino, anziano, extra-comunitario o rifugiato politico che sia, potenzialmente oggi avrebbe a disposizione più del doppio del cibo di cui avrebbe bisogno per nutrirsi bene quotidianamente. 

IMPOVERITI DA FALSITÀ “CULTURALI”
Alla luce di questi dati dunque tutti i tormentoni che siamo abituati ad ascoltare da economisti e super-esperti vari sono palesemente falsi: è falso l’argomento che gli Ogm (Organismi geneticamente modificati) servirebbero ad incrementare la produzione e risolvere il problema della fame; è falso il problema dell’esplosione demografica sul nostro pianeta dal punto di vista alimentare; è parimenti falso il problema che, destinando una parte delle attuali superfici coltivate a produzioni agricole non alimentari (olii carburanti e lubrificanti, biomasse, plastiche biodegradabili, ecc.) sottrarrebbe terreno all’alimentazione umana; è infine falso il problema che l’ulteriore deforestazione in corso a livello globale, una delle principali cause dei cambiamenti climatici attuali, serve ad ottenere altri terreni agricoli. La scusa della carenza di cibo non regge più.

FISSAZIONE CARNIVORA
Il problema non sta nella quantità, ma nell’accesso a quel cibo e soprattutto in chi lo controlla. Non a caso e intenzionalmente abbiamo lasciato a parte i calcoli sulle produzioni di carne (in parte anche di pesce) e quelli relativi agli enormi sprechi legati ai processi di commercializzazione e ai nostri stili di vita: sono l’altra faccia della stessa medaglia. La principale causa della diseguaglianza all’accesso al cibo e della povertà sta nel fatto che buona parte dei cereali,  prodotti a livello mondiale, viene impiegata per produrre carne (da poco tempo e in piccola parte anche pesce in ambienti marini confinati). Grosso modo, cioè senza specificarne quali, occorrono 7 proteine vegetali per produrne una animale. A livello mondiale, nel 2013 è attesa una produzione di 308 miliardi di kg di carne. Ma un’alimentazione sana ed equilibrata può anche fare a meno di tutte queste proteine animali.

SPRECONI E SCROCCONI SUGLI AIUTI
Poi dobbiamo sapere che più di un terzo delle produzioni agricole mondiali viene buttato via in due ben distinte fasi: la prima è quella della preparazione e del confezionamento (la famosa patata con troppe gobbe o non perfettamente liscia, pere e pesche ammaccate, il riso stoccato male, ecc.). La seconda è quella su cui ognuno di noi deve mettersi la mano sulla coscienza: si tratta del cibo che quasi quotidianamente buttiamo nella spazzatura. Ma l’altra grande questione, altrettanto grave, è quella legata ai cosiddetti aiuti umanitari. Sempre la FAO, nel rapporto 2013, ci informa che circa un terzo di tali aiuti viene speso dai Paesi donatori all’interno dei propri confini. Vale a dire che con la fame altrui molti ci mangiano: non è un caso se per sostenere la povertà al livello globale, i cosiddetti aiuti – spiega l'agenzia alimentare dell'Onu - costano circa 800 dollari ad ogni abitante del pianeta. Anche per tali motivi è meglio che di queste cifre non si parli troppo in giro.


Morire di fame, mai più!
Se lo leggi ti scivola via, ma se come me li hai visti, allora non puoi più dimenticarli: anche oggi migliaia di bambini moriranno di fame e non perché manca il cibo. E non solo per colpa di speculatori, politici corrotti, multinazionali. Ma anche a causa di decenni di aiuti umanitari che hanno aiutato molto chi li distribuiva e poco chi li riceveva. Quegli aiuti poi, che sono arrivati ma consistenti in soldi o cose materiali, hanno trasformato spesso gli agricoltori locali in mendicanti. Per uscire dalla fame occorre partire dalla persona, non dai soldi. Questi sono necessari, ma solo come prestiti e dopo un’attenta selezione e preparazione delle persone che li ricevono. Altrimenti i soldi saranno spesi in alcolici, aggravando i problemi delle famiglie. In questo mese di luglio sono nuovamente in Uganda per visitare i progetti di sviluppo di vita di Italia Solidale. Qui la terra è ricca e i frutti spontanei, eppure migliaia di bimbi muoiono per povertà e denutrizione. Perché troppi padri di famiglia trasformano in birra il miglio, le patate e perfino le banane, bevono tutto il giorno e poi rincasano violenti contro mogli e figli a cui manca tutto. Ma soprattutto un vero padre. Che spesso poi scompare. Italia Solidale propone un nuovo modo di fare adozione a distanza che permette al bambino adottato di essere aiutato, con la sua famiglia, in piccole comunità che si impegnano a lavorare, ricevendo piccoli prestiti direttamente senza intermediari. Queste comunità diventano autosussistenti e promotrici di sviluppo, portando la loro esperienza di soluzione ad altre famiglie povere. Italia Solidale salva un bambino e intere comunità con soli 25 euro al mese, meno di un caffè al giorno, di cui invia il 90% ai beneficiari. Salva un bambino l’amore ti salverà, parola di chi lo ha sperimentato. Chiama lo 06.68.77.999 subito senza soffocare la tua anima che vuole amare.      

Alberico Cecchini  
(direttore di Acqua & Sapone) 


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