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E adesso vogliamo pure una bimba!

«Panico per la gravidanza a 18 anni, la famiglia mi manda all’ospedale per farmi abortire. Ma nonna mi dice: “Torna a casa”. Mi sono ripresa la mia vita e a marzo è nato»

Gio 01 Ago 2013 | di Patrizia Lupo | Attualità
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Quella giornata di metà luglio, dopo un ritardo di due settimane, col mio ragazzo decidemmo di fare un test di gravidanza. Il risultato, scontato, mi gettò nel panico più totale: ero incinta! Malgrado lui, studente universitario, fosse preoccupato ma pronto ad affrontare una vita da padre di famiglia, io, a 18 anni, avrei dovuto rinunciare alla mia giovinezza, ad una professione. Avevo appena finito il quarto anno e vedevo il mio diploma a rischio ed i miei sogni in frantumi.
Il problema forse più grande per me era la reazione della mia famiglia. Alla notizia ci fu solo caos e rabbia, l’unica soluzione per loro era l'aborto. Iniziai le procedure e poi fu fissata la data per praticarlo. Quei giorni furono terribili: da una parte avevo i parenti che mi forzavano ad abortire, dall'altra il mio ragazzo che mi diceva di non farlo. Il dubbio c'era, perché in un mese avevo imparato ad amare la vita che mi cresceva dentro. Ma cosa avrei potuto fare? Non avevo nessuno che mi incoraggiava ad avere un figlio. E poi con quale mezzi?
Il giorno dell’aborto partii per l'ospedale. Mia nonna fu l'unica persona della famiglia a dirmi cosa pensava: mentre io ero vinta dal pianto, mi disse di ritornare a casa: fu una telefonata brevissima e profonda. Tanto mi bastò per andare via dall'ospedale e riprendermi la mia esistenza.
Degli amici ci indirizzarono al Segretariato Sociale per la Vita, un centro di aiuto alla vita e alla maternità difficile. L’incontro con questo centro ci diede forza e coraggio per affrontare tutto, insieme all’aiuto economico del Progetto Gemma. Da allora nella nostra vita sono tante le cose belle, anche se i problemi non sono mancati. Ricordo con commozione la prima ecografia: una formina lunga un dito che saltellava nella mia pancia.
Poi la seconda, quando ci dissero che aspettavo un maschietto. Una lunga gravidanza conclusasi a marzo. Col senno di poi, posso dire che la mia vita adesso non sarebbe possibile pensarla senza mio figlio: mi ha regalato un amore che non avevo mai conosciuto prima, più profondo di ogni altro tipo di affetto.
E i miei parenti? Mi chiamano costantemente per chiedere notizie del bambino e gli vogliono tanto bene quasi fosse loro figlio!
Per quanto riguarda la mia famiglia oggi siamo uniti da un legame sincero e profondo. Io mi sto diplomando e mio marito sarà laureato a breve.
Non so cosa sarebbe oggi della mia vita se  avessi ceduto alle pressioni di chi mi consigliava di abortire. Un tempo col mio fidanzato sognavo di portare avanti una gravidanza ed avere il nostro bambino: oggi invece sognamo una sorellina da donargli...


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