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Con l'anima alle stelle

L’immensità della Creazione che continua ogni momento. parla lo scienziato che ha fotografato i primi attimi dopo il big bang e la luce primordiale

Gio 01 Ago 2013 | di Francesco Buda | Attualità
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«Il fascino per il cielo che percepivo a 14 anni, ancora oggi è la sorgente principale di energia e di gusto del mio lavoro. Una meraviglia oggi ancora più grande, più consapevole. È questa attrattiva che mette in moto la ragione, porta a formulare domande e sostiene la ricerca». È la scienza e  commozione di uno dei più importanti astrofisici europei, Marco Bersanelli. Da una vita studia il cielo «per cogliere il meraviglioso ordine nascosto che regge l'universo». Fino a scorgere e “fotografare” la prima luce cosmica. È tra i padri di Planck, l'osservatorio spaziale realizzato con il contributo decisivo dell'Italia e di eccellenti ricercatori italiani, anche giovani, che ha stabilito l'età dell'Universo – 13,82 miliardi di anni - e tracciato l’immagine del fondo cosmico con precisione impensabile solo pochi anni fa e mai raggiunta finora.
Nessuno prima si era avvicinato così tanto al Big Bang. E tra stelle, microonde, anni luce, particelle, galassie e modelli matematici, la Creazione continua a parlare. «Grazie alle misure del satellite Planck – racconta ad Acqua & Sapone il Prof Bersanelli – abbiamo prodotto la mappa più accurata mai realizzata dell'universo primordiale. Una vera e propria ricostruzione del passato cosmico, quando l'universo era nella sua prima infanzia. E da essa abbiamo potuto precisare gli ingredienti di materia e di energia che lo compongono: abbiamo trovato che il 4,9% di ciò che esiste è nella forma di atomi, ovvero della materia ordinaria di cui sono fatte le stelle, i pianeti, noi stessi e tutto ciò che vediamo. Il restante 95% è di una stoffa misteriosa, ancora da riconoscere e interpretare. I dati di Planck ci dicono anche che le proprietà dell’universo primordiale possono essere descritte in modo accuratissimo da soli sei parametri. È  come dire che l’universo appena nato era di una semplicità disarmante. È impressionante pensare che da quel cosmo quasi indistinto e infuocato dei primi momenti, nel tempo e nella progressiva evoluzione abbia trovato ospitalità la complessità e la vita». 

Lei afferma che “l'uomo è l'autocoscienza del cosmo”: ci spieghi meglio.
«Vede, più studiamo la natura e più ci accorgiamo che la nostra esistenza dipende in modo delicatissimo dalle caratteristiche globali dell’universo: la nostra vita non dipende soltanto dal sole e dalla pioggia, dall’aria e dalle stagioni – come ben sapevano i nostri avi –, ma dipende anche dalle leggi della fisica nucleare,  che hanno prodotto il carbonio e l’ossigeno nel nucleo di antiche stelle; dipende dalla materia oscura, che ha permesso la formazione delle galassie; dipende dal livello delle fluttuazioni di densità nell’universo primordiale…  Insomma, tutto il cosmo sembra partecipare al nostro esserci qui e ora. Ma se da una parte noi dipendiamo in tutto e per tutto da ciò che ci precede e da ciò che ci circonda, proprio come un feto dipende totalmente dal grembo della madre, dall’altra l’io di ciascuno di noi non può essere ridotto a nulla di materiale ed a nessuna delle condizioni che gli permettono di esistere. Che cos’è il cuore dell’io, la sostanza dell’io che la tradizione chiama “anima”? Se facessimo una scansione analitica di ciò che noi siamo fisicamente, sezionando e sbriciolando il nostro corpo, e mettessimo in fila tutti i pezzettini di cui siamo fatti, non troveremmo il nostro io: non troveremmo altro che cellule, e poi, scomponendo quelle cellule, troveremmo che sono composte di molecole, le quali sono fatte da atomi (che fanno parte di quel 4,9% di cui dicevamo prima). Gli atomi a loro volta sono fatti di protoni e neutroni, a loro volta fatti di quark... Questi sono gli stessi identici mattoni elementari di cui sono fatte le piante, le stelle, i sassi. Ma allora perché ci accorgiamo di esistere? Perché abbiamo a cuore noi stessi e il mondo? Perché desideriamo comprendere? Perché ogni giorno attendiamo un bene più grande? Perché speriamo ancora la felicità?».

Nell'estate 2012 hanno annunciato la scoperta della “particella di Dio”, a marzo scorso l'hanno confermata. Cosa c'entra il Padreterno?
«L’aver dato al bosone di Higgs il nome di “particella di Dio” è stata una trovata giornalistica e mediatica ben riuscita. Certo il bosone di Higgs, essendo la particella che conferisce la proprietà di massa a tutte le altre particelle, è qualcosa di veramente fondamentale nella fisica. Ma io direi che davanti al Padreterno questa è una particella come tutte le altre: tutte le particelle sono di Dio, almeno per un Dio che sia degno di questo nome!».

Più che su calcoli e mente, lei insiste sulla  meraviglia e la sorpresa di fronte al cosmo e alle scoperte scientifiche... 
«La scienza, come ogni seria conoscenza umana, incomincia da un istante di contemplazione, di passività intelligente di fronte al dato, da quel contraccolpo che l’animo umano avverte nei confronti della realtà per cui ci sentiamo colpiti e incuriositi da ciò che ci circonda. È l’origine di quella curiosità tipica del bambino e che ritroviamo nell’adulto scienziato, come nell’adulto artista. Ma diciamo che la ritroviamo in ogni uomo che abbia conservato un tratto di quella ingenuità originale che non gli fa mai venir meno un’ultima simpatia per le cose, anche nelle condizioni più avverse. Vi è qualcosa di inspiegabile nella capacità della nostra ragione di cogliere il meraviglioso ordine nascosto che regge l'universo. La ragione tende a spiegare tutto ciò che entra nel suo orizzonte, ma più uno procede in questo cammino e più si accorge che c’è un “oltre” che incombe sempre, che sovrasta tutto. La scienza non ha i mezzi per “dimostrare” Dio, come la fede non è il metodo adatto per rispondere a domande come “qual è la massa del neutrino”. Però la scienza ci dà anche qualcosa di utile per la conoscenza del mistero, non risponde a domande sull'esistenza di Dio, ma accumula segni; la ricerca ci permette di cogliere bellezze e profondità altrimenti inaccessibli e quindi ci dà elementi per una gratitudine e per una contemplazione tutta moderna».

Scienziati come lei testimoniano che anima e ragione non sono in contrasto, o no?
«Le persone più affascinanti che ho conosciuto nella mia vita, scienziati ma non soltanto, sono quelle che maturando e invecchiando hanno approfondito il tratto originale della loro semplicità, la capacità di commuoversi davanti alla verità, di lasciarsi ferire dalla bellezza. Allora l’anima delle persone viene a galla, si vede negli occhi. Ecco, l’ambizione principale nella mia vita è di seguire questa strada, assomigliare a quelle persone, e questo vale di più di tutte le scoperte e ricerche che uno può fare in vita sua. Quella semplicità infatti realizza l’umanità di più del successo e quindi porta maggiore soddisfazione. Uno che fa il cameriere o il casellante dell’autostrada può vivere la sua umanità più intensamente di un ricercatore o di un teologo».

La scienza ha ancora dogmi?
«C’è ancora una certa arroganza tra gli scienziati, ma più spesso tra quelli che parlano della scienza senza conoscerla dal di dentro, secondo i quali la scienza sarebbe l’unico metodo di conoscenza autorevole, come se al di fuori di essa la nostra ragione fosse relegata al campo dell’opinione e del sentimento. Ma questo a me pare sia un modo ristretto di vedere le cose, che non considera seriamente l’esperienza, ma nasce del preconcetto secondo cui che ciò che non può essere misurato non esiste o non è in fondo conoscibile».        

Cosa pensa di oroscopi e astrologia?                                  
«È una cosa di basso livello, assolutamente. Certo, c'è una tradizione atavica nella intuzione del rapporto tra la vita umana e il cosmo, ma non ha nulla a che fare con il corso delle stelle e chi oggi usa questo linguaggio lo fa approfittandosi della ignoranza della gente, che è una debolezza inconscia. Quando uno non crede più in niente di grande e vero, si sente insicuro, è debole, diventa un credulone e fa appello a certe baggianate. D'altra parte, oggi che siamo cresciuti come consapevolezza di come è fatto il mondo, ci rendiamo conto che questo rapporto riguarda un cammimo cosmico che ci accomuna alla storia dell'universo, ma la pretesa che dal movimento delle stelle si possa conoscere il destino delle singole persone è pura superstizione, è diventato oggi una trappola, con un fiorente business, per gli ingenui che si fanno fregare di queste banali invenzioni. Che tutti stiano in guardia da questo».  

 


CHI È MARCO BERSANELLI

Insegna Astronomia e Astrofisica all’Università degli Studi di Milano, dove dirige la Scuola di Dottorato in Fisica, Astrofisica e Fisica Applicata. Scienziato di rango mondiale, ha lavorato anche con George Smoot (premio Nobel per la Fisica nel 2006) e ha partecipato a due spedizioni scientifiche alla base antartica Amundsen-Scott al Polo Sud. È fra gli iniziatori (1992) e principali responsabili scientifici della missione spaziale Planck dell’Agenzia spaziale europea ESA, la quale ha ottenuto risultati con precisione senza precedenti per la cosmologia e l’astrofisica millimetrica. Autore di circa 300 pubblicazioni scientifiche, ha scritto anche libri divulgativi come “Solo lo stupore conosce”, “Infinity and the nostalgia of the stars”, “Light in the beginning”). Già membro del Consiglio Scientifico dell’Istituto nazionale di astrofisica e del Search Committee per l’ANVUR, è vice-presidente del Consorzio Inter-Universitario di Fisica Spaziale e fa parte della delegazione italiana nello Science Program Committee (SPC) dell’ESA. È presidente della Fondazione Sacro Cuore per l’Educazione dei Giovani.

 


Stelle cadenti: i luoghi e i momenti migliori

Spettacolare come sempre anche quest'anno arriverà lo sciame di meteore Perseidi,  che conta fino a 90 stelle cadenti per ora, le famose “Lacrime di San Lorenzo”. Per vederle al meglio in Italia bisogna attendere le notti tra 10 e 13 agosto 2013. I posti migliori sono in Valle D'Aosta, Piemonte, Liguria, Toscana e Sicilia. Ovunque vi troviate, è meglio allontanarsi dalle aree metropolitane e dai bagliori dell'illuminazione urbana. Sulle Alpi Marittime del Piemonte in provincia di Cuneo, vi sono alcuni tra i cieli più puliti d'Italia. Anche nei dintorni di Sanremo e Imperia, così come nella vicina Alta Provenza in Francia, le Alpi Marittime offrono lo scenario ideale per notti di osservazione: in particolare la Via Lattea si ammira di frequente da queste parti, ovviamente se non vi sono nubi. Se siete al mare, ottimi punti di osservazione sul Tirreno sono le Isole toscane. 

 


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