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In fuga dall'Italia

La crisi fa volare gli espatri: un giovane su due è pronto a lasciare il nostro paese

Gio 01 Ago 2013 | di Maurizio Targa | Attualità
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Nel Bel Paese la maggioranza dei giovani (51%) sotto i quarant’anni è pronta ad espatriare per poter lavorare. Il motivo? Semplice: non riesce a vedere, nel futuro breve, adeguate prospettive occupazionali. È quanto emerge da un’analisi Coldiretti/Swg, la quale evidenzia l’accresciuta disponibilità a lasciare l’Italia sia da parte degli studenti (59%) che disoccupati (53%), ma anche da parte di coloro che un lavoro già ce l’hanno (47%)
Impietose le motivazioni adottate dalle nuove leve del lavoro tricolore: in ben 73 casi su cento ritengono che l’Italia non possa offrire loro un futuro dignitoso, contro il solo 20% che continua ad avere una visione rosea del futuro, ritenendo che il nostro Paese abbia competenze e creatività per uscire dalla crisi.

Oltre un milione di licenziamenti
Ottimisti ad ogni costo questi ultimi, perché come sentenziano i drammatici dati del Sistema delle comunicazioni obbligatorie, che dà conto ufficialmente e regolarmente dell’andamento dei rapporti di lavoro, nel nostro paese nel corso del 2012 i licenziamenti sono stati oltre un milione: per la precisione, 1.027.462, con un preoccupante aumento del 13,9% rispetto ai 901.796 del 2011.
Ulteriormente allarmante appare il dato degli ultimi tre mesi del 2012, quando i licenziamenti hanno raggiunto il livello massimo di 329.259, in aumento del 15,1% sullo stesso periodo del 2011. 
In questo computo sono registrati i soli licenziamenti, ovvero le interruzioni dei rapporti di lavoro, non il numero esatto delle persone licenziate, quindi niente esclude che nell’arco dell’anno un soggetto abbia attivato e concluso più di un rapporto di lavoro, come nulla vieta di pensare che alcune interruzioni siano volontarie o dovute alla scelta di mettersi in proprio. Certo è che la tendenza è chiarissima: la crisi va avanti da diversi anni e nel corso di questi il numero delle persone che hanno perduto o lasciato l’impiego è andato progressivamente aumentando, fino al periodo più nero, proprio l’ultimo trimestre dello scorso anno, quando sono stati espulsi dal mercato oltre 300mila lavoratori. Se a questi numeri si affiancano quelli degli 1,8 milioni che hanno vissuto l’esperienza della cassa integrazione, il milione e mezzo che ha avuto un assegno di disoccupazione e i 2,7 milioni di disoccupati certificati dall’Istat, il dramma del mondo del lavoro appare in tutta la sua evidenza.

Più poveri di papà 
Paradossalmente in Italia il problema vero tuttavia non è quello dei licenziamenti, semmai quello delle assunzioni. Che non ci sono. La visione negativa del futuro è confermata dal fatto che il 61% dei giovani italiani pensa che in futuro la propria situazione economica sarà peggiore di quella dei propri genitori, il 17% uguale e solo il 14% migliore, mentre il 9% non risponde. Per la prima volta dal dopoguerra la nuova generazione s’immagina quindi più povera di quella che l’ha preceduta, malgrado la voglia di far meglio sia stato il motore che ha fatto crescere il Paese di generazione in generazione. In questo quadro tenebroso si fa così largo la tendenza a varcare le frontiere, con un exploit di espatriati come non si vedeva da decenni.

Boom di emigranti
La crisi ha quindi fatto esplodere nel 2012 l'emigrazione italiana, lievitata del 30% rispetto all’anno precedente. Nei dodici mesi passati il numero di chi lascia la Penisola è passato infatti dai 60.635 cittadini del 2011 ai 78.941 del 2012. Gli uomini sono stati il 56% contro il 44% di donne e si conferma la preponderanza di giovani: gli emigrati della fascia di età 20-40 anni sono aumentati in un anno del 28,3%, alimentando quella che viene definita la fuga dei talenti che nel 2012 ha costituito il 44,8% del flusso totale di espatrio.
È la Germania il Paese preferito come punto d'arrivo, come rivelano i dati più recenti dell'Anagrafe della popolazione italiana residente all'estero (AIRE), resi noti dalla trasmissione Giovani Talenti di Radio 24. Gli italiani complessivamente residenti all'estero al 31 dicembre 2012 ammontavano a 4.341.156, in crescita di 132.179 unità rispetto all'anno precedente.

Dall’agricoltura una speranza
Dato allarmante? Senza dubbio, sostiene Vittorio Sangiorgio, delegato nazionale dei giovani della Coldiretti: «Un Paese come l’Italia che deve affrontare la crisi non può correre il rischio di perdere energie e risorse fondamentali per la crescita a causa dell’emigrazione e della disoccupazione, come confermano i dati elaborati da Unioncamere sull’impatto positivo sull’economia nazionale da parte dei 3,8 milioni di occupati che producono il 17,2 % del Pil».
Qualche soluzione? In attesa della luce in fondo al tunnel, il lumicino manco a dirlo, lo porge la campagna: i risultati si invertono infatti tra i giovani agricoltori che - rileva la Coldiretti - per la maggioranza relativa (45%), pensa invece che l’Italia possa offrire un futuro. «In un Paese vecchio come il nostro, dove la classe dirigente ha un’età media di 58 anni, la prospettiva di abbandono del Paese evocata dalla maggioranza dei giovani italiani è una vera priorità alla quale le istituzioni devono dare una risposta», ha concluso Sangiorgio nel sottolineare che «l’analisi relativa ai giovani imprenditori agricoli dimostra che, se inseriti in un contesto che offre spazio alla realizzazione personale, i giovani dimostrano di credere di più all’Italia.»    


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