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Carta d’identità elettronica: il solito pasticcio italiano

Sessanta milioni di euro per sperimentare la nuova carta d’identità. Ma per averla ci vogliono mesi e, soprattutto, non serve a nulla

Gio 01 Ago 2013 | di Armando Marino | Soldi
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Devo partire per le ferie, mi serve la carta d'identità nuova e mi viene in mente che potrei fare quella elettronica che, se non altro, starebbe meglio nel mio portafogli. Mi informo con l'anagrafe della mia città di residenza e una persona gentile mi spiega che non c'è problema! Basta prendere un appuntamento. A quando? La prima data disponibile è marzo 2014. Obietto che sono un sacco di mesi e mi viene cortesemente spiegato che ci vuole tempo, ma che, se è un problema, posso continuare a fare la carta d'identità normale. Allora provo a suggerire: magari faccio quella normale, che viene rilasciata immediatamente e poi a marzo faccio quella elettronica. Ma noooo, ma cosa dico, mi ribatte il gentile impiegato, questo non è possibile, se si fa la carta d'identità normale poi bisogna aspettare la scadenza per farne una nuova. L'unica soluzione, paradossalmente, è fingere di averla smarrita, dichiarando il falso alle Forze dell'ordine (il che è un reato) uno o due giorni prima dell'appuntamento fissato per fare la carta d'identità elettronica. Per sperimentarla abbiamo speso 60 milioni di euro, al netto di una serie di vertenze legali, perché la pubblica amministrazione ha pasticciato con gli appalti. A cosa serve? A nulla. Oltretutto sarebbe un doppione rispetto al proliferare di altre tessere più o meno elettroniche che ci hanno imposto in questi anni. La patente ad esempio, che è solo una tessera più piccola, ma che non contiene alcun dato. Anzi, essendo plastificata, quando arrivano i bollini per un cambio di residenza (a proposito io l'ho fatto due anni fa e non mi è arrivato nulla) o perché è stata rinnovata, bisogna incollarli sopra la plastica. Sulla mia, conservata sempre nel portafogli, dopo tre anni i bollini sono diventati illegibili. E poi ci sono le tessere sanitarie, nazionali e regionali, per spese complessive che arrivano al miliardo di euro. Un miliardo! E pensare che sarebbe bastato fare una sola tessera che contenga tutti i dati e che sia possibile leggere con i tanti tipi di lettori possibili: codice a barre, bluetooth, Rfid. Un altro disastro della nostra pubblica amministrazione che ha attraversato governi di ogni colore, senza che nessuno fosse capace di arrivare a una soluzione decente. Una storia da tenere a mente, casomai vi chiedeste come sia possibile che in Italia le cose vadano così male.  


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