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La rivoluzione elettrica è Made in Italy!

Grazie al sale, una tecnologia italiana permette finalmente di accumulare l’elettricità in grandi quantità. L’indipendenza energetica è sempre più vicina

Ven 02 Ago 2013 | di Roberto Lessio | Energia
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Dato che la produzione di energia da fonti pulite, una volta ammortizzati i costi d’investimento, non costa nulla, tanto vale accumularla per utilizzarla anche nelle ore serali e notturne. Questo accumulo, però, finora sembrava uno scoglio insormontabile. Non si sapeva come poter “fare provviste” di megawatt da fonti rinnovabili vere (non inceneritori, centrali nucleari o a petrolio, carbone o gas), mettendoli da parte.
Ed anche in questo fondamentale settore di sviluppo della tecnologia abbinata alle rinnovabili, guarda caso il genio italiano sta avendo la meglio a livello mondiale. Infatti l’azienda vicentina Fiamm, specializzata nella fabbricazione di batterie per autoveicoli, ha messo a punto un sistema di accumulo che, al posto del pesantissimo e ingombrante piombo, utilizza dei sali composti da sodio (tipo il sale da cucina) e da nickel (il metallo con cui si fabbricano le nostre monete). Materiali molto meno costosi e meno ingombranti. Sono in sostanza delle batterie portatili che si possono utilizzare sia in ambito domestico che in grandi impianti industriali, riciclabili al 100%, assicura la ditta. Una, grande come un container, l’hanno appena installata su un atollo delle Maldive in un villaggio turistico: il primo energeticamente autosufficiente. La sua capacità di stoccaggio è di 1,2 megawattora ed è sufficiente per il fabbisogno di circa 400 abitazioni. Praticamente tutto il mondo si sta interessando a questa tecnologia, viste le enormi potenzialità applicative.
In California, addirittura, hanno stabilito che ad ogni nuovo impianto di energia pulita dovrà essere abbinato un sistema di accumulo. Sempre negli Stati Uniti, in collaborazione con la società Xcel Energy, l’azienda vicentina ha avviato due progetti (che hanno già superato la fase sperimentale), per dotare con questa tecnologia interi quartieri delle città e singole abitazioni; in quest’ultimo caso le batterie al sale abbinate ad un impianto fotovoltaico rendono del tutto indipendenti da qualsiasi altra fornitura i rispettivi abitanti. Persino i francesi di EdF, quelli che volevano rifilarci le loro centrali nucleari per intenderci, attraverso una società specifica che si occupa di rinnovalili (Energie Nouvelle) sta realizzando investimenti in questi sistemi di stoccaggio. Volevano rifilarci il “bidone atomico” ed ora invece si comprano la nostra tecnologia pulita. Per far fronte alla richiesta del mercato la Fiamm ha riaperto uno stabilimento che aveva chiuso.
Ed una volta tanto anche in Italia ci si sta muovendo per tempo, anche se i lobbisti del settore, come era ovvio che fosse, non l’hanno presa bene. Da circa due anni Terna, la società che si occupa della distribuzione dell’energia elettrica prodotta in Italia, ha lanciato un bando europeo per dotarsi di questi sistemi di accumulo da 130 MWh complessivi, per collocarli in due punti strategici della sua rete (entrambi nel beneventano ai confini con il Molise e la Puglia).
A farne le spese sembrerebbero, secondo alcuni analisti, soprattutto le centrali a ciclo combinato (le cosiddette turbogas), rivelatesi un gigantesco flop finanziario, sorpassate dall'energia veramente rinnovabile, soprattutto solare). Non a caso immediatamente sono insorte le associaziazioni dei produttori e dei venditori di elettricità (i cosiddetti trader), le quali hanno sostenuto che lo stoccaggio di energia si configura come un vero proprio sistema di produzione e pertanto era ed è solo di loro competenza: con l’accumulo Terna in sostanza avrebbe fatto la parte di un concorrente improprio con costi di insatallazione elevati e a carico degli utenti. Ma grazie anche alle batterie al sale che trattengono l’energia prodotta dal sole, la società guidata da Flavio Cattaneo sta tirando dritto per la sua strada ed intende investire nel settore un miliardo di euro, sui 6 complessivi previsti, nei prossimi 5 anni.
Il sorpasso delle rinnovabili, quindi, rischia ormai di essere irreversibile.


 

SCEGLIERE DA CASA QUALE ENERGIA COMPRARE
Anche l’ENEL, l’ex monopolista di Stato nelle produzione di energia elettrica, sta sviluppando un progetto di accumulo di energia da fonti rinnovabili. La tecnologia utilizzata però è diversa: le batterie sono fatte con ioni di litio, tipo quelle che utilizziamo per i nostri telefoni cellulari. Il progetto è in fase di sviluppo ad Isernia, nel Molise, e rispecchia il principio delle Smart Grids (letteralmente piccole griglie, intese come reti). È prevista l’installazione di circa 8 mila dispositivi che trasmettono ad altrettanti clienti i cambiamenti di prezzo nelle varie fascie orarie. In questo modo i clienti stessi possono orientarsi nei loro consumi: scegliere quale corrente comprare (da fossili o pulita) e quindi a quale prezzo. E siccome quella pulita costa meno, ciò incentiverà il consumo di rinnovabili. La struttura di accumulo, collegata all’adiacente impianto fotovoltaico, inoltre permetterà di alimentare una flotta di 5 veicoli elettrici e sarà anche impiegata per il controllo della media tensione di linea e per il cosiddetto peak shaving (assorbimento di picchi di consumo). Proprio questo assorbimento dei picchi di consumo grazie alle fonti rinnovabili potrebbe determinare un risparmio di quasi un miliardo di euro a livello nazionale nel solo 2013.


 

Energia 100% pulita in Italia
E' una notizia che non abbiamo sentito dai telegiornali, né visto sulle prime pagine dei giornali, ma la vigilia di questa estate è già storia. Il 16 giugno 2013 per la prima volta nel nostro Paese il 100% dell’energia elettrica consumata proveniva da fonti rinnovabili e la sua produzione non ci è costata neanche un centesimo. Anche se solo per un’ora e anche se era domenica (quando la domanda è più bassa) tra le 14 e le 15, è un fatto epocale. In quella fascia oraria il Prezzo Unico Nazionale (PUN) che si forma 24 ore su 24, ora dopo ora, nelle aste tra chi offre e chi acquista energia elettrica (il cosiddetto dispacciamento) è stato pari a zero. In queste contrattazioni all’ingrosso si comprano e si vendono prima le offerte meno costose e poi quelle che costano sempre di più. Ed è qui che si è determinata la differenza del costo di produzione delle energie pulite (zero) rispetto alle fonti fossili. Le fonti rinnovabili, soprattutto fotovoltaico ed eolico, per il fatto che non sono programmabili, ma hanno priorità di immissione in rete, cioè devono essere acquistate prima di quelle “sporche”, spiazzano letteralmente tutte le altre fonti che consumano combustibili; quel giorno a quell’ora sul mercato c’erano solo loro. Vuol dire che in tutto il territorio nazionale per produrre quella corrente che stavamo utilizzando in quella determinata fascia oraria non è stato consumato un solo metro cubo di gas, né un kg di carbone o un barile di petrolio. Chi ha tenuto gli impianti accesi (le centrali termoelettiche) lo ha fatto sapendo di rimetterci, probabilmente puntando a speculare sul prezzo che si sarebbe realizzato nelle ore notturne, quando soprrattutto l’energia fotovoltaica non può essere generata: infatti il picco massimo del prezzo per quel giorno si è avuto alle ore 22 ed è stato fissato a quasi 122 euro per megawatttora, mentre il prezzo medio durante tutta la giornata è stato circa 43 €/Mwh. 
Le energie rinnovabili infatti hanno determinato lo sconvolgimento di quella che dovrebbe essere la principale legge del mercato: i prezzi più alti si fanno quando è maggiore la richiesta. Invece con l’energia prodotta dal sole, dal vento e dai bacini idroelettrici succede il contrario, fino a ridurla ad un costo nullo proprio nelle ore in cui si consuma di più. 
Dunque si è avverata la previsione che dalle pagine di Acqua & Sapone avevamo prospettato appena un anno fa: l’imminente sorpasso delle rinnovabili rispetto alle altre fonti che consumano fonti fossili, inquinanti e sempre più costose, in quanto destinate ad esaurirsi. Ricordiamo che il nostro paese ogni anno spende circa 35 miliardi di euro nell’acquistare  combustibili fossili all’estero, soprattutto gas, per produrre energia elettrica. Vale a dire il tesoro raccolto con circa 7 - 8 IMU. 
Ma presto le cose le cose andranno ancora meglio per le nostre tasche e i nostri polmoni, mentre i gestori dei questi grandi impianti termoelettrici stanno già programmandone lo spegnimento definitivo di molti, vista la loro ormai conclamata antieconomicità.   


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