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Romina Mondello: Sono una persona libera

L’attrice che ha cominciato dalla tv sbarca in America

Ven 02 Ago 2013 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
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I capelli corvini, gli occhi profondi e vivaci, il sorriso sempre pronto a sbocciare, Romina Mondello ti dà l'aria di un'amica con cui sei cresciuto: l'hai vista in tv, hai pianto con lei al cinema, poi c'è stato il teatro (e c'è ancora) e ora, matura e determinata,  la trovi in “To the wonder”, l'ultimo film del regista vivente più importante e amato del mondo, l'uomo dei capolavori, Terrence Malick. Da “La rabbia giovane” a “La sottile linea rossa”, ha cambiato semplicemente la storia del cinema. E un po' anche quella di un'attrice brava e probabilmente sottovalutata. Con generosità e umiltà ci apre una finestra sul film ora in sala e, soprattutto, su un regista che non compare mai in pubblico, neanche per andare ai festival. Un mistero che lei ci svela, almeno in parte. Lei che del film poteva e forse doveva essere la protagonista, a quanto si dice. 

Sembra che negli ultimi anni dall'estero molti cerchino gli attori italiani.
«Dici? Non saprei, anche perché ciò che è accaduto a me è qualcosa di particolare, unico. Malick ha lanciato il suo amo in tutto il mondo per trovare gli interpreti migliori per il suo film e tra tutti ha trovato noi. Non credo, francamente, che cercasse un'attrice italiana, non gli interessava la nazionalità. Però hai ragione, sta succedendo, forse anche perché molti grandi autori americani ed europei sono venuti a girare qui».

Come è arrivato a te?
«Con la scelta della casting director inglese. Ma l'emozione vera è stata la parte successiva alla scelta iniziale: gli incontri con lui, il provino dopo i due incontri con chi gli scremava il cast e poi con il produttore. Lui cerca di capire, in quei frangenti, se c'è sintonia, se si può lavorare insieme e tuttora conservo il ricordo di quei momenti. Ho scoperto una persona meravigliosa, con cui ho trovato subito il modo di stare sulla stessa lunghezza d'onda». 

L’attesa deve essere stata dura da sopportare...
«Confesso, non ho l'ansia che mi divora. Non sono la classica attrice che aspetta al telefono il ruolo, ma in questo caso la chiamata che mi ha comunicato di doverlo incontrare la ricordo bene. Mi sono emozionata, poi ho subito preparato la mia ventiquattrore e sono volata verso il Texas. Mi bastava quello, non volevo pensare al resto. Ho visto tutti i suoi film, lo trovo un artista eccezionale: era già una vittoria, un privilegio poterlo incontrare. In quei momenti non pensavo ai mesi di attesa e incertezza che ci sarebbero stati o che erano già passati. Contava solo scoprire quest'uomo eccezionale, capire come lavora, come pensa, dove guarda e in che modo».

Su cosa hai fatto il provino?
«Su Medea, su una madre controversa, e poi mi sono trovata a fare una donna che è un inno alla libertà, tutto il contrario. Finché non ho visto il film, non ho capito dove eravamo andati con Terrence, mi sono fidata totalmente e basta. E fin da quei momenti ho sentito la meraviglia della costruzione, della passione e della volontà che respiravi a tutti i livelli. E la bellezza di lavorare insieme per un progetto in cui non contava tanto il risultato quanto quello di creare quello che voleva. E che tutti noi intuivamo, ma non conoscevamo: non dimentichiamo che lui qui, come in altri film, ha tagliato persino interi personaggi interpretati da premi Oscar. Lui è come un pittore, capisce solo alla fine cosa togliere e cosa mettere per arrivare dove desidera».

Eri emozionata durante la vostra prima chiacchierata?
«Eravamo entrambi tranquilli, io ho capito che dovevo mettere me stessa in gioco, mostrarmi nella massima sincerità. Ci siamo capiti subito ed è stato meraviglioso, è successo anche con sua moglie. Perché troppo spesso si abusa della frase “sul set siamo stati una grande famiglia”. Ma qui era vero, credo che lui si circondi di persone di cui si fida e che gli piacciono e con cui costruire un rapporto forte, anche per preservarsi da un mondo che non gli assomiglia. Mi sono sentita vicina a lui, definitivamente, quando mi ha chiesto a Venezia di essere con lui per presentare la pellicola». 

Ci racconti un uomo totalmente diverso da chi si nasconde da decenni e non parla quasi mai con giornalisti e pubblico.
«Faccio fatica a immaginare, ora che lo conosco, che lui abbia fama di misantropo. Io ho trovato in lui un uomo solare, aperto, empatico. Forse ha bisogno di qualcosa in più rispetto al rapporto normale tra interprete e regista e allora, quando cerca tutto ciò, si apre al mondo come non fa nella quotidianità. Certo, da te pretende sempre la massima serietà e concentrazione».

Posso farti una domanda provocatoria? Come mai Malick ti nota e il cinema italiano no?
«Questa cosa mi fa sorridere. Ho sperimentato questo mestiere in tanti modi, da “Non è la Rai” al presentare “Domenica In”, dal cinema alla fiction. Il punto è che questo mestiere è fatto di incontri, di persone a cui sapersi affidare al momento giusto. E poi io sono una persona profondamente libera e la libertà ha un prezzo. Che sono felice di pagare».

Pensi che ci sia anche dello snobismo (altrui) nel giudicarti?
«Certo che c'è dello snobismo per le mie esperienze passate: non a caso per Malick, che non mi conosceva, sono stata un foglio bianco. E io vorrei solo questo: incontrarmi e confrontarmi con gli autori, come è avvenuto con lui. Fare dei provini per far vedere cosa so fare e anche cosa non so fare, essere giudicata in base a questo, non chiedo altro».

La tua carriera è cambiata ora?
«Sì, qualcosa è cambiato, ma se fossi partita, il mutamento sarebbe stato ancora più forte. Francia, Stati Uniti hanno mostrato interesse e da poco mi è stata fatta una proposta internazionale molto importante, di cui ora non posso parlare. Il punto è che io sono testarda, non ho mai amato le cose semplici e convenzionali, voglio rimanere nel mio Paese e farcela qui. Non mollo». 


 

Da non è la rai
Piccola diva a “Non è la Rai”, Romina Mondello, classe 1974 è nata a Roma. Nel 1993 esordisce al cinema con “Estasi”. Nel 1995 prende parte alla miniserie tv “La Piovra 7”. Successivamente partecipa a vari film: “Palermo Milano solo andata” (1995), regia di Claudio Fragasso, “Il sindaco” (1996), regia di Ugo Fabrizio Giordani, “M.D.C. - Maschera di cera” (1997), “L'ospite segreto” (2003), “Milano-Palermo: il ritorno” (2007), diretto da Claudio Fragasso. Nel 1998 è stata una de “Le ragazze di piazza di Spagna”. Più recentemente l'abbiamo vista nella serie tv “R.I.S. - Delitti imperfetti”, dove dal 2005 al 2009 ha interpretato il ruolo di Giorgia Levi.


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