acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

PIF, IL GENIO IN TV

LA EX IENA che nel suo programma fai da te “il testimone” dissacra i vip e parla (anche) di mafia

Ven 02 Ago 2013 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 9

Con quell’aria un po’ così, quella voce che non passa inosservata, la sua telecamera e le sue domande disarmanti, da qualche anno Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, se ne va in giro per il mondo a raccontare la vita della gente, di chi vive una vita normale, dei ragazzi, degli italiani che hanno scelto di lasciare questo Paese che non dà possibilità, di chi vive la movida a Cortina, del popolo della notte, di Padre Pio, di artisti contemporanei, ma anche di Fabri Fibra, di Valeria Marini, di Fabrizio Corona. E di mafia, quel cancro che fa male alla sua terra d’origine, la Sicilia. Ma non per questo vuole essere considerato un videomaker “impegnato”.
«La vita è fatta di cazzate e cose serie. E ho sempre pensato che le cose serie in qualche modo acquistano più valore se sono affiancate da argomenti leggeri. Quando ci sono le Olimpiadi e i terroristi mettono una bomba, lo spirito è di andare avanti comunque. Lo stesso in questo campo. Se parlassimo solo di mafia, sarebbe come dire che hanno vinto loro. Poiché la vita già ce l’hanno rovinata, quindi non voglio che si parli solo di questo. Si deve parlare anche di mafia. Ed è qualcosa che non si sceglie, ma si fa. Punto».
L' incontro al "Trame Festival dei libri sulle mafie", iniziativa della Fondazione Trame, promossa da AIA - Associazione Antiracket Lamezia Onlus, con il sostegno del Comune di Lamezia Terme e dell'AIE, Associazione Italiana Editori. Un evento capace di porre per alcuni giorni quella città in provincia di Catanzaro al centro del mondo. E quest’anno, come nel 2012, c’era anche lui per presentare il suo primo film, “La mafia uccide solo d’estate” che uscirà nelle sale a fine novembre. Un titolo curioso.
«Il titolo è nato per caso, scambiando degli sms con alcuni amici. Ed è una frase che viene detta dal padre al figlio ad un certo punto del film. In realtà non è vero che la mafia uccide solo d’estate. Uccide sempre».

Di che tipo di film si tratta?
«È una commedia che affronta in modo leggero, ma anche serio, il tema. L’approccio è simile a quello de “Il Testimone” (la trasmissione condotta da Pif su Mtv - ndr). Io, oltre ad essere il regista, interpreto anche il protagonista da adulto. La storia racconta la vita di un bambino che nasce nel 1969 e cresce a Palermo, fino a quell’anno terribile che è stato il 1992, l’anno delle stragi». 

Un approccio coraggioso per parlare di un tema difficile...
«Penso che solo un ebreo può dire una barzelletta sull'olocausto. Ecco, la mafia è un olocausto con numeri più piccoli ed io, come palermitano, credo di poterne parlare in modo diverso, in un modo che non è stato mai adottato».

Quanto di te bambino c’è nel film?
«Un po’ sono io, ma non è un’autobiografia. Il mio ego non è così sviluppato. Ma ho raccontato quel mondo là con il mio sguardo. Sicuramente ci si ritroveranno le persone che sono nate e cresciute in quegli anni. Poi se va bene o male al botteghino, non importa».

Il tuo essere siciliano quanto ha influito nella tua attenzione alla legalità?
«Da piccolo amavo profondamente Zorro e Zorro è un po’ la risposta di tutto. Non so se questo amore per Zorro, idealmente, l’ho mantenuto. Forse se fossi nato a Varese non lo avrei avuto. Ma, in realtà, io sono stato uno di quei bambini che non avrebbe mai tagliato la coda alla lucertola. E credo che sarebbe stato così anche se fossi nato a Bolzano».

Con la tua trasmissione “Il Testimone” fai approfondimento e racconti la realtà in un modo raro, più giornalistico di molti giornalisti - motivo per il quale noi di “Acqua&Sapone” abbiamo deciso di intervistarti -. Come lavori quando prepari una intervista: pensi alla reazione degli interlocutori?
«Per prima cosa io non sono giornalista (mai come in questo caso la mancanza di un titolo non incide sulla qualità del risultato finale - ndr). E in realtà non è che quando faccio le cose penso alla reazione della gente o al metodo o se mi seguiranno in molti. Ho la fortuna che le cose le faccio e funzionano. Venendo da “Le Iene”, ho un linguaggio che prende di più rispetto al giornalismo classico e, a dire il vero, un po’ ero già io così. Comunque di solito registro 23 ore di filmati, per realizzare una puntata di circa mezz’ora!».

Lo stile Pif da dove nasce?
«Lo stile Pif (ride – ndr) credo sia nato verso la parte finale de “Le Iene”. All’inizio facevo le cose che mi dicevano di fare. Verso la fine del programma è emerso il mio modo di fare ed è stato riconosciuto ed accettato. Con “Il Testimone” ho avuto la consacrazione. Il programma è mio, quindi decido io, perché posso stare fuori dagli schemi, non devo rispettare delle regole, se non le mie!».

Da non giornalista tu saresti verosimilmente accreditato ad un incontro con Beppe Grillo: in quel caso che domande gli faresti?
«Non ci avevo pensato... Comunque io credo nella buona fede iniziale e cercherei di colmare quel gap tra lui e la gente. Io penso che sto parlando con uno che vuole arrivare nello stesso mio punto, che la pensa come me, ma che fa dei percorsi diversi. Credo nella buona fede di Grillo e dei rappresentanti del Movimento Cinque Stelle e vorrei fare delle domande per capire ciò che non capisco da cittadino».

Nel tuo approccio c’è ironia e gli interlocutori sembrano non accorgersene. Penso ai servizi realizzati a Cortina d’Ampezzo. 
«Io non parto con l’idea di prendere in giro le persone. In realtà la difficoltà maggiore è proprio farli parlare nella maniera più naturale possibile. E in merito a Cortina, sai che tutti mi chiamano ringraziandomi e dicendo che è stata una bellissima puntata? Anzi, tutti mi chiamano e mi dicono: “Hai visto come sono uscita meglio io in video dell’altra?”. Cosa che dovrebbe far riflettere...».


 

IL PIF PENSIERO
«Io sono nato e cresciuto a Palermo e a Palermo c'è la mafia e se la mafia non si è completamente impossessata della città, se comunque abbiamo avuto un barlume di civiltà e di speranza, è grazie ad un gruppo di persone che si è opposto. Lo sapete perché queste persone mi mettono in crisi? Perché non erano dei santi, erano fatti di carne e ossa, esattamente come me. Avevano dei pregi e sicuramente dei difetti, esattamente come me. Io spesso incontro gente che è sotto scorta perchè nel mirino della mafia e può capitare che queste persone siano egocentriche, paranoiche, noiose, vanitose, fissate col sesso, testarde, ritardatari, egoisti, presuntuosi, ingrati, stronzi; insomma può capitare che abbiano tutti, o qualcuno, dei difetti che posso avere io. Ed è questo quello che mi mette in crisi, che sono esattamente come me. Che quello che hanno fatto loro, potrei farlo anche io. Quanto farebbe bene alla mia coscienza se fossero dei santi del Paradiso. Ma, nonostante siano come me, loro sono quelli che fanno il lavoro sporco, al posto mio. Pensare che una persona in prima fila nel combattere la mafia debba necessariamente avere anche il carattere di San Francesco, forse è da ingenui. Se un giornalista scrive di mafia, io non mi chiedo perché scriva di mafia, non mi chiedo se così abbia avuto più successo con le ragazze; non mi chiedo se così si sia arricchito. Io mi chiedo se quello che scrive sia vero, mi chiedo se quello che scrive dia fastidio alla mafia, mi chiedo se, leggendolo, la mia conoscenza e la mia coscienza siano migliorate. Io mi sono rotto i coglioni di aspettare che una persona venga ammazzata per rivalutarla. Sarò ingenuo, ma ho visto troppa gente a casa mia disprezzata in vita e apprezzata in morte e così, ingenuamente, sosterrò tutti coloro che credono che la mafia, la camorra, la 'ndrangheta, la sacra corona unita e la stidda debbano essere non tollerate, ma sconfitte e per fare questo mettono in gioco la loro vita. E li ascolterò anche se, eventualmente, saranno egocentriche, paranoiche, noiose, vanitose, fissate col sesso, testarde, ritardatari, egoisti, presuntuosi, ingrati, stronzi. Lo vedete questo? È un cono gelato: cioccolato, crema e panna. Il popolo italiano protegge Roberto Saviano con una scorta, affinché possa scrivere quello che vuole e andarsi a prendere un gelato, quando vuole e come vuole e ogniqualvolta che Roberto rinuncerà a mangiarsi un cono come questo, sarà una sconfitta per noi e una vittoria per la camorra».


 

DALLE IENE A MTV E AL CINEMA
Nato a Palermo il 4 giugno 1972, Pierfrancesco Diliberto è figlio del regista Maurizio. Dopo il Liceo scientifico, si trasferisce a Londra partecipando ad alcuni corsi di Media Practice. Appassionato da sempre di cinema, insieme a Franco Zeffirelli partecipa alla produzione di “Un tè con Mussolini” (1998) e due anni dopo assiste Marco Tullio Giordana ne “I cento passi” (2000). Nel 1998 a Milano partecipa ad un concorso di Mediaset, diventando autore televisivo. Nel 2001 è autore di “Candid and Video Show” su Italia 1. Comincia a collaborare con “Le Iene”, dove, oltre a fare l’autore, è spesso in video. Nel 2007 diventa vj per MTV. Nello stesso anno dà vita al suo primo programma individuale, “Il testimone”, sempre su MTV. A fine 2013 sarà nelle sale cinematografiche con il film “La mafia uccide solo d'estate”, di cui è anche regista. 


Condividi su:
Galleria Immagini