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Non abortendo, ho imparato il coraggio

«Lui mi diceva di non disturbarlo e di sbarazzarmi della bimba. Che oggi ha 9 anni, è forte, solare e mi ama»

Gio 29 Ago 2013 | di Patrizia Lupo | Bambini

Ho una bimba di 9 anni, è bellissima, forte e solare e mi vuole tanto bene. A volte penso: e se avessi abortito? Il giorno che ho saputo di essere incinta è stato come un fulmine a ciel sereno! In quel periodo stavo studiando all’estero e tutta la mia vita era la musica: volevo diventare una musicista affermata, per me non esisteva nulla di più importante. Il primo pensiero è stato: no, non è il momento, non ho spazio, il rapporto col mio compagno poi non è ancora stabile. Non è possibile! Lo chiamo e mi dice: «Non ho soldi per mantenere un figlio (non è vero), i miei non saranno d'accordo e poi non ci crederanno che è mio...». Mi è bastato poco per capire chi avevo davanti. Continua dicendomi di abortire e in poche parole di farla finita, perché gli stavo creando troppi problemi. Prendo la mia decisione, ma dopo aver fissato la data per l’aborto non ho più dormito tranquilla. Ero molto combattuta anche all’idea di continuare la gravidanza da sola (non potevo contare  sulla mia famiglia) e  per di più non avevo un guadagno fisso. Intanto cominciavo ad avere le nausee e mi sentivo debole. Però già dal primo giorno che ho saputo che ero incinta mi comportavo come se avessi una cosa molto preziosa e delicata dentro di me e quindi camminavo con attenzione, prendevo le vitamine... Ma come fare? La mia situazione non mi consentiva di avere un figlio. Avrei dovuto sacrificare tutto e non volevo. Cosa avrebbe detto poi la gente? Tenevo tutto  dentro di me perché non ne parlavo con nessuno. A due giorni dall’aborto non ce l’ho fatta più e mi sono aperta con un’amica. Lei ha cercato di convincermi a non abortire, io le rispondevo che per lei era facile parlare... Lei però con tanto amore ha detto che avrebbe cercato di aiutarmi e nel giro di mezz’ora ha trovato il numero del Segretariato Sociale per la Vita, pregandomi di chiamare. Telefono e vengo ricevuta il giorno stesso. Era inverno e il freddo mi era entrato nel cuore. Al centro parlo con un’operatrice della mia situazione. Tutto cambia quando mi rendo conto che quello che aspetto è un essere umano, un bambino piccino piccino… che se voglio potrò essere aiutata da loro in diversi modi, anche economicamente. Nessuno mi giudica e mi sento accolta, capita, incoraggiata. Non è stato tutto facile, perché ho dovuto affrontare mille difficoltà. Ma credo che noi tutti siamo qui per imparare ad amare e ho accettato di imparare. Ho capito tante cose e sono cresciuta pure io, insieme a mia figlia. La cosa più importante che ho imparato è il coraggio: il coraggio di vivere la mia vita, come sento di volerla vivere io senza essere condizionata dagli altri.
Una mamma viva      


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