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Cucciolo, carissimo cucciolo

Tendenze, eccessi e riflessioni sul boom degli animali domestici

Gio 29 Ago 2013 | di Maurizio Targa | Soldi
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In Italia sei famiglie su dieci hanno un animale, per un totale di 22 milioni di proprietari (guai a chiamarli padroni). All'anagrafe canina sono registrati 5,6 milioni di esemplari e la classifica regionale vede sul podio, nell'ordine, il Friuli-Venezia Giulia con 195 cani ogni mille abitanti, l'Emilia-Romagna e il Veneto. Quanto ai gatti, siamo nell'ordine dei 7,7 milioni, randagi esclusi. Un vero e proprio fenomeno sociale, in crescita vertiginosa. Tra gli elementi che lo favoriscono, un posto preminente lo occupa senz’altro l'invecchiamento della popolazione, ma non è l’unico: anche la frantumazione della famiglia tradizionale e l'aumento esponenziale dei single contribuiscono a far lievitare la tendenza.

Migliora la vita per Fido e Minou
Per questo esercito di "simpatiche canaglie" due buone notizie: l'aumento prepotente degli esercizi disposti ad accoglierli nelle proprie strutture (alberghi, ristoranti, spiagge, campeggi) e la recente modifica dei regolamenti condominiali, con la cancellazione del divieto di tenere in casa animali domestici. Oltre alla maggiore attenzione manifestata dalle istituzioni: su 87 capoluoghi presi in esame, recita il rapporto “Animali in città” presentato da Legambiente lo scorso maggio, il 75,8% conosce il numero dei cani iscritti all’anagrafe canina e il 68,9% consente ai quattrozampe di viaggiare sui mezzi pubblici con i proprietari. Un po’ a rilento le attività di microchippatura, promosse dal 48,2% dei Comuni e, tra quelli che si distinguono per le buone pratiche a tutela dei piccoli amici, emergono: per informazione e servizi offerti tramite sito istituzionale, Genova, Parma, Prato, Pordenone,  Padova, Forlì e Ferrara; Ravenna per la conoscenza della biodiversità animale in città; Udine, Cremona e Torino per la pluralità dei servizi e Pesaro per l’esperienza dei cani di quartiere. Compagni di vita domestica, certamente, antidoto alla solitudine, cui prestare maggiore attenzione a livello amministrativo, ma anche appetibile mercato: intorno ad essi gira un businnes in crescita esponenziale. In Italia, secondo la società londinese Euromonitor International, il 2012 ha fatto segnare in questo segmento un incremento del 3% nella spesa complessiva.

Uno stipendio l’anno
Mantenere un cane o un gatto, continua il rapporto di Legambiente, non è affare da poco: costa oltre mille euro l’anno, ammesso che loro siano sani e noi intraprendenti. In questa cifra rientrano la pappa, che da sola assorbe circa 600-800 euro l’anno – anche mille se è un cane di grossa taglia –; la visita annuale con vaccinazione dal veterinario, a seconda dei tariffari variabile fra i 50 e i 100 euro; le spese per il chip (15 euro all’Asl, circa 30 dal veterinario) e per cuccia, guinzaglio, collare e medaglietta, che sommano circa 100 euro. Ogni extra, ovviamente, è conteggiato a parte: ecco allora che, se prendiamo una cuccia da giardino, la pagheremo almeno 80-100 euro; se portiamo a lavare e toelettare il cucciolo, circa 30 ogni tre mesi; se ci iscriviamo ad un corso per addestrarlo, oltre 200 e, se lo lasciamo in una pensione mentre noi andiamo in vacanza, occorre preventivare 10-20 al giorno. Insomma, altri 5/600 euro. A cui aggiungere il costo una tantum della sterilizzazione, 100 o 200 euro variabili se gatto o cane. Basta? Più o meno, se il nostro amico è sano. Ma, senza arrivare agli eccessi di Paris Hilton, che al suo chihuahua ha comprato cellulare e trolley, c’è anche chi obiettivamente esagera. Nonostante la crisi, infatti, i produttori sfornano di continuo nuovi cibi, servizi e gadget hi-tech, che spesso rasentano il ridicolo.

Regali bestiali
Perché l’ultimo grido sono localizzatore Gps o un guinzaglio smart, cesta con moschettone antifrenata o un grattatoio in legno istoriato. E poi il cibo in scatola, che sciatteria: ora c'è il packaging in plastica riciclabile, perché l'onda green è arrivata anche per loro.
Ecocompatibile, ma caro. La cura di cani e gatti (ma includete anche furetti, tartarughe, uccellini, conigli domestici, rettili) si orienta sempre più verso prodotti ad alta tecnologia. Il minimo denominatore comune è amarli, coccolarli, vezzeggiarli sempre di più. Su internet spopolano i blogger che danno consigli, suggeriscono terapie, ascoltano e rincuorano. La parola chiave è "humanisation". Cani e gatti diventano parte integrante della famiglia, più di quanto sia mai accaduto in passato. E non lo fanno solo nei Paesi occidentalizzati, quello che potremmo definire il G8 dei quattrozampe: tra i mercati emergenti figurano, per dire, Indonesia e Arabia Saudita.

Riflessione
Direte: che c’entra? Forse vale la pena pensare che, mentre Bobby si divertirebbe ugualmente rincorrendo una vecchia palla da tennis, la povertà è la principale causa della morte di milioni di bambini ogni anno. Bene amare Fido, dunque, ma altrettanto (o molto più…) consigliabile indirizzare un gesto d’amore anche a chi non si sdraia sul nostro tappeto di casa, ma è condannato a soffrire lontano. Per esempio, con un’adozione a distanza attraverso associazioni che, come Italia Solidale, provvedono allo sviluppo economico della famiglia e del bambino: un modo semplice e naturale di donare e ricevere vita ed amore, che mette in contatto persone per le persone, nella diversità delle culture.                               




Risparmiare è possibile

Si può economizzare in qualche modo nel prendersi cura del “quattrozampe”? Certo. «Croccantini e scatolette sono più equilibrati – dichiarano dall’Anmvi, Associazione nazionale medici veterinari italiani, - ma un cane o un gatto possono benissimo nutrirsi con i cosiddetti avanzi, oppure con qualcosa che cuciniamo per loro». Per quanto riguarda il microchip, più conveniente farlo alla Asl, e “brusca-e-striglia”, con un po’ di tempo e buona volontà, si possono fare a casa. Cani e gatti, poi, anziché costosi gadget amano divertirsi con vecchie ciabatte e gomitoli di lana. Sulle spese veterinarie, infine: è prevista una detrazione di imposta in fase di dichiarazione annuale; il risparmio massimo è pari 49,06 euro, cioè il 19% dei costi sostenuti fino a 387,34 euro, sottratta la franchigia di 129,11.


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