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“Dalle tenebre alla luce”

In migliaia alla festa delle comunità cenacolo per testimoniare che è possibile il recupero di tutti i giovani

Gio 29 Ago 2013 | di Lucia Cosmetico | Attualità
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Ci credi nella Resurrezione? O son solo frottole per pochi invasati? Bisognava partecipare lo scorso luglio alla 'Festa della vita' sulla collina di Saluzzo, provincia di Cuneo, per convincersi che sì, la resurrezione è ancora oggi una realtà viva, tangibile, reale. Non è solo un evento stupefacente di cui parlano i Vangeli, ma un'esperienza di passaggio dalla morte alla vita che migliaia di ragazzi, con le loro famiglie, stanno facendo nella Comunità Cenacolo: una comunità nata 30 anni fa dal cuore di madre Elvira, che non si è accontentata di fare la suora in una bella comunità di altre sorelle, ma ha voluto crearne una nuova, più rischiosa e coraggiosa, dedicata ai giovani abbandonati e persi per le strade del mondo. «Ho colto subito - scrive madre Elvira, che oggi comunica soltanto con i gesti, gli sguardi e gli abbracci - che il tossico non è un malato fisico, lo diventa poi nel tempo, ma è soprattuto un malato di 'cuore', un malato di speranza, di amore, di coerenza. I giovani che arrivavano non mi chiedevano soldi e neppure da mangiare, mi dicevano: 'Sono stanco, sto morendo, voglio vivere!'. Chiedevano la vita con gli occhi, con le lacrime, con il dolore, con la distruzione fisica e spirituale...». è iniziata così il 16 luglio del 1983, in una casa abbandonata e diroccata sulla collina di Saluzzo, una "scuola di vita" per ritrovare fiducia, speranza e senso della vita. Come? Nell'unico modo conosciuto da una donna che ha preso sul serio la Parola di Dio: la preghiera e l'affidamento continuo alla Provvidenza. «Quale terapia avevo io da proporre loro se non quella che avevo sperimentato sulla mia pelle tante volte nei momenti in cui anch'io avevo avuto il cuore ferito, gli occhi spenti, la delusione nel cuore? Mi sono ricordata che la preghiera aveva riacceso in me la speranza, mi aveva rialzato il capo innumerevoli volte, mi aveva fatto credere che domani ce l'avrei fatta». Prima pochi ragazzi, poi cinquanta, ed oggi non si contano più le fraternità sparse in giro per il mondo, dall'Italia alla Polonia, dalla Croazia al Perù, dall'Austria alla Florida.

E per ricordare quel momento in cui tutto ebbe inizio, fidandosi ogni giorno soltanto della Provvidenza, senza alcuna umana certezza, ogni anno a Saluzzo si rinnova una festa che raduna, sotto un grande tendone, migliaia di persone provenienti da ogni angolo della terra. Dietro ai tanti volti e alle magliette colorate che gridano "Dalle tenebre alla luce" ci sono storie di droga, di emarginazione, di affannose ricerche di senso finite negli abissi delle dipendenze. Storie di genitori e figli che non si parlavano più, gli uni accusatori degli altri. Storie di incapacità di dialogo, di mutismi ed incomprensioni tanto più dolorose quanto più immerse nella società che tanto si nutre di mezzi di comunicazione. Tema della festa di quest'anno, trentennale della Comunità, la beatitudine di quella ragazza che credette alle parole di un angelo piombato all'improvviso nella quiete della quotidianità di una normale giornata a Nazareth : «Beata colei che ha creduto!».

Una donna disse così più di 2000 anni fa. E il sì di un'altra donna, non il sì capriccioso del piacere di un istante, ma un sì profondo, scavato dentro, ha partorito una folla di sorrisi accecanti, di occhi che sembrano fari luminosi nella nebbia, di mani e braccia che ritrovano un senso nel lavoro quotidiano, nell'amicizia, nel rosario quotidiano sgranato tre volte al giorno, in una Parola capace di dare la vita. Inginocchiarsi ed avere il coraggio di buttare fuori tutto. Di piangere, di chiedere e poi di placarsi, come per miracolo, in una pace che non viene da noi. «Non sembra un miracolo, è davvero un miracolo», dice un padre di Singapore con il figlio in comunità in Irlanda. E il miracolo più incredibile è proprio questo: che dopo esserti inginocchiato a lungo in preghiera, lottando contro tutte le possibili tentazioni, arriva una strana pace. Che placa la rabbia, la ribellione, i perché impertinenti e ridona luce allo sguardo. è questa la Festa della vita: una incredibile esplosione di gioia per migliaia di figli persi e ritrovati ed altrettanti migliaia di padri e madri che dai loro figli si sono lasciati salvare. Grazie a Dio.                 





LA VITA È UN DONO

"La vita è un dono dato da Dio a ciascuno di noi, la vera ricchezza è la vita, non è avere tanti soldi. In tante famiglie si parla solo di denaro e i figli si ribellano e si drogano. I nostri giovani sono pieni di rabbia e di violenza proprio perché abbiamo messo al centro il denaro, invece prima c'è la vita, c'è la fede, c'è Dio."
(madre Elvira)





VIVI L'OGGI!

"Questo è lo stile di vita che intendiamo seguire e che propongo continuamente ai giovani, ai missionari, ai consacrati, alle famiglie, agli amici: vivere sempre più intensamente l'abbandono alla volontà del Padre. Vogliamo vincere la tentazione di programmare e di pensare al domani per non perdere la ricchezza dell'oggi, in cui è presente tutta la bellezza della Divina Provvidenza, alla quale ci siamo affidati fin dall'inizio della nostra piccola storia. C'è così tanto da vivere ogni giorno, che il domani vogliamo consegnarlo con fiducia nelle mani di Dio, sicuri della sua perenne fedeltà".
(madre Elvira)


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