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In barca a vela alle Egadi

Una settimana in barca a vela alla scoperta dell'arcipelago occidentale della Sicilia: da Marsala a Favignana, da Levanzo a Marettimo, fino a Trapani e San Vito Lo Capo

Gio 29 Ago 2013 | di Angela Iantosca | Bella Italia
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Chiudo gli occhi e lo sento ancora il suono del vento, il mare che regolare accompagna la barca e la fa dondolare dolcemente. Intorno silenzio e quella distesa blu che all’orizzonte abbraccia il cielo. I gabbiani volano alti e di tanto in tanto si tuffano rapidamente per cogliere di sorpresa i pesci che nuotano in superficie. Le vele si gonfiano, le cime sono tese, il verricello brilla sotto i raggi del sole. La barca procede sulle onde senza spezzare i suoni della natura e corre su quel liquido difficile da dominare. Rimbalza ogni tanto sulle onde, si inclina seguendo la direzione del vento, scorre e si integra con la natura. Il motore è spento. Si sente il rumore regolare delle cime che battono contro l’albero; il vento soffia forte e porta via i pensieri e la routine. Non c’è tempo per pensare ad altro se non a quel mondo nel quale ci stiamo muovendo. Il mare non dà tempo. È il mare che detta il ritmo. Ed è quel ritmo che ti rimane dentro, anche quando torni sulla terra.

IL BATTESIMO DELLA BARCA A VELA
Quest’anno, per la prima volta, ho deciso di trascorrere le vacanze in barca a vela, lontano da locali, discoteche, villaggi, lontano da orari stabiliti, camere d’albergo, computer, internet e, soprattutto, dalla mia macchina! Meta le isole Egadi: l’arcipelago occidentale della Sicilia, in provincia di Trapani. 

VACANZA CONVENIENTE
Se qualcuno di voi sta pensando che la vacanza in barca sia un sogno irrealizzabile, vi tranquillizzo: scegliendo una “casa galleggiante” di 13 metri, abbiamo speso circa 400 euro a testa (eravamo in 7), cifra alla quale abbiamo aggiunto i soldi per il nostro sostentamento, il gasolio (per quei pochi momenti che abbiamo usato il motore, utile in caso di bonaccia), i soldi per la pulizia finale della barca. Insomma, una vacanza più economica di tanti villaggi organizzati o alberghi o Spa di lusso, soprattutto se si veleggia invece di procedere con il motore che è anche rumoroso e inquinante.

A BORDO SENZA SCARPE
A Marsala ci consegnano la barca, sulla quale saliamo rigorosamente scalzi. La nostra casa per una settimana ha una cucina grande, 3 bagni, 4 cabine. Prima di partire, dobbiamo fare il rifornimento di energia elettrica, di gasolio e il pieno di acqua, da usare con parsimonia: se la finiamo troppo in fretta, siamo costretti a tornare in porto. Quindi al bando gli sprechi! Un consiglio: se dovete stare una settimana a bordo, portate due costumi e un paio di cambi. Vivendo la barca fino in fondo, vi dimenticherete dello specchio, del trucco, dei tacchi e, soprattutto, del cellulare!

MARSALA: IL PORTO DI ALLAH
La prima sera, dopo esserci organizzati, decidiamo di rimanere attraccati in porto a Marsala - che significa ‘porto di Allah’ - e di salpare l’indomani mattina. Andiamo in esplorazione della città che ci stupisce per la sua bellezza. Animata da giovani, da giocolieri e attrattive, si presenta formata da un centro storico racchiuso nel perimetro della città medioevale, dove si trovano quasi tutte le strutture monumentali, culturali e amministrative, un centro urbano, cresciuto attorno all'antico centro storico, e, infine le contrade che sono circa 100. Ci rifocilliamo con una cena a base di pesce, una granita al limone e poi tutti a riposare: dopo poche ore ci aspetta il mare!

BUON VENTO
Prima tappa Favignana, a poco più di 9 miglia da Marsala. Sciogliamo le cime di ormeggio, issiamo le vele, la randa e il fiocco, ritiriamo i parabordi e dolcemente usciamo dal porto. Al timone il nostro comandante Giuseppe con i suoi 25 anni di esperienza. Di fronte a noi la distesa del mare. Durante la navigazione impariamo a fare i nodi, a comprendere il linguaggio marino, a cazzare la randa, mollare il fiocco, ad ascoltare il vento e il mare, a orzare e poggiare, a riconoscere le parti della vela. Ci fermiamo al largo per qualche bagno in quel mare blu e pulito al quale non siamo abituati. Un ragazzo dell’equipaggio ha la passione per la pesca e prepara l’attrezzatura, sperando di poter imbandire una cena a base di pesce freschissimo (riuscendoci, per nostra fortuna!). Procediamo ad una velocità di tre nodi. Il mare è calmo. Mangiamo al largo durante la navigazione: panini, prosciutto e formaggio. Ancora dobbiamo familiarizzare con la barca e i suoi movimenti. Ma prima della sera siamo tutti perfettamente in sintonia con il mare (riusciamo anche a ballare!). Sono le 5 quando arriviamo in porto a Favignana, dove abbiamo prenotato un posto per trascorrere la notte. Scendiamo sulla terra ferma e ci dirigiamo verso la spiaggia, dove trascorriamo un’ora in attesa del tramonto. Sulla spiaggia abbandonate centinaia di ancore, un ricordo trascurato e arrugginito della tonnara e di quelle mattanze a cui si è posto fine pochi anni fa.

A FORMA DI FARFALLA
Favignana, maggiore delle Isole Egadi, 54 ettari di riserva marina, ha la forma di una farfalla. Lunga 9 km e larga 4, è per il mare che viene soprattutto apprezzata. Tra le sue spiagge più belle: Cala Rossa, Cala Azzurra, Lido Burrone, Stornello, Cala Rotonda e Cala Grande. Sulla costa nord orientale da visitare le grotte.

E LUCEAN LE STELLE
La mattina successiva, dopo una colazione a base di granita alle mandorle e brioche, gustata nella piazzetta del paese, dopo l'acquisto del famoso e costoso tonno di Favignana (20 euro a scatoletta!) e di qualche vasetto di bottarga, perfetta per condire la pasta durante la traversata, decidiamo di salpare e andare in perlustrazione. Il mare è ancora sereno. Ci allontaniamo velocemente e ci dirigiamo verso uno dei campi boa dove è possibile ormeggiare, senza usare l’ancora, anche per non rovinare i fondali. Per “conquistare” una boa o si prenota on line o si paga brevi manu a chi è preposto al rispetto delle regole dell’area protetta. Per una barca come la nostra di 13 metri il costo per una notte è di 25 euro. Tanto, ma se si pensa che si dormirà al chiarore delle stelle, protetti dalla montagna, senza luci artificiali e senza rumori... Dopo la cena ci stendiamo a poppa, avvolti nei teli da mare: l'aria è fresca e umida. I nostri occhi puntati in alto non riescono ad abbracciare in un solo sguardo la miriade di puntini che illuminano il cielo. 

UN TUFFO APPENA SVEGLI
La mattina ci svegliamo e ci tuffiamo in acqua. Poi un caffè caldo, una colazione corroborante prima di tornare a navigare. Ci spostiamo lungo la costa, bassa, rocciosa, con quei tagli netti verticali che ricordano come veniva estratto il tufo. Di tanto in tanto scivoli in muratura che servivano per calare i blocchi sulle barche. In qualche insenatura pochissimi eletti che fanno il bagno. Proseguiamo fino a Cala Azzurra e, qui, decido che è tempo di fare snorkeling.

CON MASCHERA E BOCCAGLIO
Con maschera e boccaglio mi tuffo nella cala. Il silenzio del mare. Le voci lontane. La luce che si fa sottile e l’acqua che si raffredda. Vicino alla costa banchi di pesce nuotano intorno a me. L’acqua varia dal blu cobalto al verde trasparente. La temperatura è di 28 gradi. Intorno a noi altre barche a vela e qualche imbarcazione carica di turisti che hanno scelto le gite organizzate giornaliere. Torniamo tutti sulla barca. Le previsioni annunciano vento forte da nord. Per questo dobbiamo ripararci sulla costa meridionale. Torniamo in porto per la notte, ma la mattina dopo veniamo svegliati dal mare mosso e dalle voci del comandante e del suo aiutante Giovanni (per l’occasione provvisto di un giubbottino di salvataggio della taglia del figlio, ma sempre utile in certe circostanze!). Siamo pronti ad allontanarci dal porto. È l’alba. Ma è il mare che comanda. E noi ubbidiamo. Procediamo di bolina mure a dritta per un paio di ore. Il mare è agitato. Le onde arrivano a 1,50 metri. La barca si inclina. Dopo un’ora di navigazione ritroviamo il silenzio. Abbiamo raggiunto la costa sud. Il vento è cessato. Di fronte a noi una caletta con pochissime barche e un piccolo punto civilizzato con qualche casa. Siamo solo ad un paio di km dal porto in cui eravamo attraccati, ma dall’altra parte dell’isola.

LA GROTTA PIù BELLA D’EUROPA
Dopo poco più di due miglia di navigazione, arriviamo a Levanzo, la più piccola delle Egadi. Un piccolo porto, il cimitero che si affaccia sul mare e quei fondali ricchi di reperti archeologici romani e punici. Ed è in questo piccolo scoglio in mezzo al mare che si trova una delle grotte più belle d’Europa: la Grotta del Genovese, le cui pareti sono decorate da graffiti di 15.000 anni fa. 

VERSO LA SICILIA
Lasciamo le Egadi e ci avviamo verso Trapani, nota come la città del sale e della vela. Grazie all’America’s Cup del 2005 (al di là delle inchieste che hanno portato alla luce le infiltrazioni mafiose negli appalti per il rifacimento del porto), il volto della città è migliorato. Il centro si è animato di locali. Il nostro obiettivo per la serata è mangiare il celeberrimo cous cous! 

COUS COUS E CASSATELLE
Ci fermiamo in piazza del Purgatorio alla “Caupona – Taverna di Sicilia”, consigliata da molte guide gastronomiche. Ordiniamo cous cous di pesce, spaghetti con minnole (un pesce ermafrodito apprezzato solo per le uova della femmina), frittura di calamari, cozze e vongole. E per finire un cannolo di proporzioni giganti e una cassatella, una sorta di piccolo calzone fritto ripieno di ricotta. Dopo una passeggiata per Trapani vecchia, rientriamo in porto dove ci aspetta una notte serena. 

TAPPA OBBLIGATA: LA GRANITA 
La mattina non possiamo partire senza aver provato una delle granite più buone della Sicilia, quella della Pasticceria Colicchia, in via delle Arti, dove proviamo una specialità: la granita al gelsomino, realizzata con fiori raccolti solo al tramonto. Dopo aver fatto rifornimento di cibo per il pranzo (pizza trapanese - la rianata - condita con pomodoro fresco a pezzi, pecorino, acciughe, aglio, origano; pasta con carne, piselli e fritta in una pastella e sfinciuni), si parte. Prossima tappa San Vito Lo Capo.

SAN VITO LO CAPO
Eletta la migliore spiaggia italiana e l’ottava europea nel 2011, San Vito sempre più sta diventando meta di turisti, grazie alle sue spiagge, alle calette, al silenzio, alla natura selvaggia della costa che domina il mare. Veleggiamo lungo la terraferma e troviamo insenature, spiagge fatte di ciottoli bianchi, un mare cristallino e trasparente. Procediamo fino ad arrivare alla Riserva Naturale dello Zingaro, una delle più famose in Italia. Simbolo della Riserva – la prima nata in Sicilia – è la palma nana. Sono 7 i km di costa e quasi 1.700 gli ettari di natura incontaminata che la costituiscono. Unico imperativo categorico: non inquinare. Per questo non ci si può avvicinare con barche a motore oltre i 300 metri dalla costa. 

ULTIMO BAGNO
Ultimo bagno prima dell’ultima doccia fatta sul pontile e prima dell’ultima sera in cui asciugheremo i capelli al sole che sta tramontando. Come questa vacanza. La mattina dopo, finite le formalità, facciamo ritorno alle nostre abitazioni. Lasciamo la barca, la nostra casa da qualche giorno, ma con noi portiamo questo nuovo tempo interiore che è stato scandito dal sole, dal mare e dal vento. 


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