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L’occhiale che ti cambia la vita

Gli smart glass ci daranno informazioni su tutto ciò che vediamo. Ci aspetta un futuro da cyborg?

Gio 29 Ago 2013 | di Claudio Cantelmo | Attualità
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I telefonini hanno cambiato la vostra esistenza? Il meglio deve ancora arrivare: uno strumento sta per scatenare nel nostro quotidiano una rivoluzione ancora maggiore. Sono gli smart glass, occhiali intelligenti - verosimilmente sul mercato nel 2015 - ma i cui antesignani, i Google glass prodotti proprio dall’azienda di Mountain View, sono previsti nei negozi specializzati già dall’anno venturo. Prezzo? Circa 1.500 dollari per chi vorrà essere il primo a comprarli, ma su questa tecnologia ci lavorano in tanti, anche un'azienda italiana come GlassUp e, pagato l’iniziale scotto all’innovazione tecnologica, diventeranno economicamente accessibili a tutti, proprio come i telefonini. Ma che roba sono? Reggetevi forte che ve lo spieghiamo: cammineremo tra i negozi e davanti alla nostra retina, sulla lente di questi occhiali, per magia, compariranno i prezzi migliori on line dei vestiti che stiamo osservando. Se giriamo la testa, ecco un ristorante: davanti ai nostri occhi il voto medio che gli hanno assegnato gli utenti, sullo stile di Trip Advisor; sarà più semplice decidere se entrare o no. Ma anche un messaggio: il tuo treno è in ritardo, hai tempo per un pranzo.
È il futuro che ci attende, padroni di non crederci. E se i primi occhiali intelligenti arriveranno a fine anno, inizialmente limitati nelle funzioni, ben presto potremo farci tutto quello che ora è possibile su internet con uno smartphone, senza bisogno di usare le mani. Domanda inquietante: ci aspetta un futuro da cyborg? Lo scopriremo solo vivendo. Per il momento soffermiamoci ad esplorare le potenzialità più curiose di questo oggetto rivoluzionario. Ci sembrerà di possedere poteri extrasensoriali, ricordate l'androide di Blade Runner: «Ho visto cose che voi umani...». Androidi generosi, però: basta accarezzarsi con la punta delle dita sopra la tempia e l’esperienza sensoriale diventa un video da condividere con gli amici via e-mail o telefonino, e riceverne le risposte istantaneamente: in un angolo in alto a destra, infatti, scorreranno le e-mail e gli sms in arrivo. 

La fine di Babele
Gli occhiali parlano: potremmo chiedere loro di tradurre in una lingua straniera le nostre parole («chiedi in cinese quanto costano queste arance»). Hanno anche un sistema audio che trasmette il sonoro attraverso le ossa craniche. L'effetto è ottimo, a patto di trovarsi in un luogo poco rumoroso. A voce potremo fare anche altro: per esempio chiedere un'informazione rapida («quando è stato costruito il Colosseo?», non appena ci troveremo di fronte all’anfiteatro romano).
Anche le videoconferenze via internet saranno risolte, benché gli interlocutori (sino a quando non verrà ovviato l’iniziale problema) non vedranno il nostro volto, bensì quello che stiamo guardando.
Per non rischiare di perdere qualche evento importante della giornata, sarà possibile avviare il servizio breaking news (lanci di notizie dell'ultima ora), col quotidiano o agenzia cui siamo abbonati, ed anche queste appariranno in un angolo in alto a destra del visore. Uno degli usi più ovvi, e uno dei loro punti di forza, sarà come sostituto di ogni videocamera, compresa quella dello smartphone. L'attività del filmare apparirà quasi un prolungamento naturale della visione.

Sogno o incubo?
Ma ‘sti occhiali ci renderanno tutti più liberi o maggiormente “cyberschiavi”? Gli strateghi californiani hanno pronta la risposta: sono l'esatto contrario di una tecnologia intrusiva, dicono. Oggi, per consultare le nostre email o sms ci estraniamo continuamente, derubiamo della nostra attenzione gli amici e i familiari, incolliamo lo sguardo al display del telefonino. Diventiamo maleducati, distratti, egocentrici, chiusi.
I “glass” rappresentano l'esatto contrario, proseguono i loro creatori: torni ad essere il padrone della tua attenzione.
Tra la quasi totalità di pareri entusiasti dei fortunati che hanno già avuto l’occasione di testarli, non mancano però i detrattori: dopo un po’ pare di essere a un esame dall'oculista – protestano taluni –, la luce abbagliante del sole estivo ogni tanto "acceca" lo schermo, come accade peraltro al display di ogni cellulare. Il dialogo con Google è un po' rigido in termini di accenti nelle traduzioni, gli occhiali hanno bisogno di uno smartphone come "centralina" nelle vicinanze, non avendo potenza sufficiente da solo. Tutti problemi però probabilmente risolvibili, col tempo e con la creatività degli inventori di app.

E la salute?
Ma altre obiezioni sono certamente più strutturate. Molti temono un ulteriore attacco alla privacy di ciascuno di noi. Soprattutto i Vip, ovviamente: difficile immaginare cantanti, calciatori o politici la sera al ristorante mentre tutti li filmano e postano video istantanei. Ancora, problemi per la pirateria: arduo sequestrarti un micro-sensore così discreto all'ingresso del cinema, di un concerto, di una partita: per un biglietto comprato, cento tuoi amici vedrebbero in diretta lo stesso spettacolo. Inoltre l’interrogativo più grosso viene dal campo medico,  scarseggiano pareri definitivi in merito agli effetti del bombardamento elettromagnetico che si prevede aumentato in modo esponenziale: tenere un sensore ubicato in semipermanenza sulla fronte, vicino al cervello, magari un giorno sarà considerato una pazzia. Allo stesso modo in cui, guardando un film degli anni Cinquanta, coi medici che sbuffavano sigarette in faccia ai pazienti, ci chiediamo se allora fossero tutti un po’ rimbambiti.  

 


 

Google sollecita idee

Le prestazioni degli occhiali del futuro sono potenzialmente infinite. Alcune sono in collaudo presso utenti con esigenze particolari. Una neo-mamma, che può esplorare tutti i modi con cui gli occhiali le consentono di essere al 100% attenta al suo neonato senza perdere l'occasione di immortalarne le gesta su video e mandarle ai nonni. Una disabile che ha perso l'uso delle mani. Un artista. Uno sportivo. L’azienda di Mountain view sollecita critiche, suggerimenti, idee, da ogni bisogno umano, da ogni settore di attività. 


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